Come avevamo previsto, è bastato che i Socialdemocratici tedeschi balzassero al primo posto, ma superando di poco il 25%, che il Pd nostrano corresse ad intestarsi la vittoria ( CLICCA QUI ). Poi, bisognerà vedere che corso prenderà il percorso per la formazione del nuovo Governo di Berlino e quanto di sinistra potrà essere il programma concordato, inevitabilmente, con altri.

Enrico Letta è subito intervenuto sostenendo che dalla Germania viene la conferma che dalla crisi si esce da sinistra. Una dichiarazione come un’altra, vista le genericità della stessa che dà per scontate tante cose che scontate, invece, non sono. Intanto, per la diversità di questioni che riguardano la politica interna tedesca e, in qualche modo, persino il diverso modo con cui i tedeschi si pongono nei confronti dell’Europa la quale, semplicisticamente esprimendosi, si può dire che la vivono come se fosse soprattutto “cosa loro”. O, almeno finora, questa è stata l’impressione circolata e che loro stessi hanno lasciato circolare fino a quando la diffusione della Covid -19 non ha portato ad un ripensamento un po’ generale. Ripensamento a proposito del quale non è da escludere ci si possa ritrovare poi dinanzi ad un “contro ripensamento”, non appena la fase più critica della stagione pandemica si presenterà meno virulenta. E questo potrebbe valere anche se fosse confermata un’uscita tedesca dalla crisi da sinistra.

Ripensando a Enrico Letta, manca comunque la domanda più importante: cosa vuol dire uscire dalla crisi da sinistra? Questo significa andare al cuore del suo problema delle prospettive del centrosinistra italiano e, dunque, in primo luogo del Pd.

Ovviamente, non si tratta di tornare alla famosa richiesta rivolta da Nanni Moretti a Massimo D’Alema di sentirgli dirgli “qualcosa di sinistra” . Questo, infatti, è comprensibile all’interno delle dinamiche della sinistra. Ma qui ci troviamo di fronte a problemi che riguardano il Paese nel suo complesso, la sua economia, il lavoro, il Mezzogiorno, i giovani, i pensionati, le famiglie e la Scuola, su come si vorrà procedere sulla strada della cosiddetta transizione ambientale.

Per restare solo al riferimento alla vicenda tedesca, c’è da riconoscere che comunque vadano le cose, ci si trova dinanzi ad una democrazia parlamentare solida, fatta anche da una legge elettorale in grado di garantire un’autentica partecipazione e un’emersione da parte di tutte le forze vive e vere che compongono la società germanica. Ecco, Enrico Letta ha una proposta per rispondere alla crisi istituzionale in cui siamo da un pezzo e che, tra l’altro, lo porta a sostenere un Governo in cui senza una logica, e soprattutto una verifica onesta e leale, il suo Pd convive con la Lega? Lo stesso fatto che egli a Siena sia finito a presentarsi nudo e crudo per quello che egli è, ed è stato costretto a non sbandierare il simbolo del Pd, non costituisce un aspetto di quella condizione assai critica in cui si dibattono tutti i partiti italiani. E con loro le istituzioni, le relazioni economiche e sociali?

Si dirà che si tratti di una foglia di fico nella città del Palio dove tutto il sistema del centrosinistra non gode più buona fama per le condizioni in cui si ritrova il Monte de Paschi. Ma questo è ancora di più desolante, visto che una forza aspirante a costituire il perno motore della politica italiana non è in grado di dare adeguate spiegazioni, esprimere il frutto di una riflessione, esplicitare un impegno per il futuro. E ciò vale a maggior ragione  anche nella dimensione nazionale.

Lunedì della prossima settimana, potrebbe darsi che i risultati elettorali nelle grandi città metropolitane non suonino così a morto come invece fanno i sondaggi che quotidianamente ci dicono dello stato di salute dei partiti. Ammesso che sia così, e che dunque i candidati Pd diventino subito sindaci o finiscano al ballottaggio, c’è il grosso rischio di sentire Enrico Letta parlare dell’uscita delle crisi delle città, alcune sono moribonde, avvenuta … a sinistra e su questa base continuare così come se gli appuntamenti che contano non dovessero mai arrivare e come se l’astensionismo, probabilmente destinato a ripresentarsi prepotentemente sulla scena, non costituisse una grossa pietra d’inciampo anche per la sinistra.

Giancarlo Infante