L’imminente apertura del nuovo ponte di Genova e l’atteso decreto del Governo sulla semplificazione delle procedure amministrative segneranno due eventi significativi nella non esaltante stagione della politica italiana.

L’inaugurazione e l’apertura del nuovo ponte potrebbe rappresentare a pieno titolo un esempio delle nostre capacità anche davanti ai sempre scettici nostri partners europei che ci chiedono di fare le riforme, e alcune di queste sono finalizzate anche al realizzo delle infrastrutture.

Anche il decreto semplificazione è da leggere nel contesto delle riforme attese, se non altro per dare finalmente impulso agli investimenti pubblici e privati. Il “modello Genova” infatti non è ripetibile in quanto è stato reso possibile da una normativa speciale che consentiva una deroga generalizzata alle defatiganti regole di aggiudicazione ed esecuzione dei contratti pubblici ad eccezione delle norme penali.

E’ lecito chiedersi davanti a questi due fatti se devono verificarsi situazioni eccezionali per dare efficaci risposte ai problemi del Paese: per Genova il crollo del ponte Morandi che aveva spaccato in due la città e compromesso anche il grande traffico internazionale; per il decreto semplificazione il superamento di un complesso di norme che bloccano duecento miliardi di opere già assistite da copertura finanziaria compresi lavori già aggiudicati da tempo ma non avviati.

C’è voluta l’emergenza economica, a seguito dell’arresto delle attività produttive per il lock down, per costringere il Governo ad intervenire.  Se il solito confronto tra i partiti non provocherà tempi lunghi per la conversione in legge del decreto, e se non dovremo ancora assistere all’assalto alla diligenza con le consuete migliaia di emendamenti, si potrà così avviare un piano di investimenti in grado di avere effetti moltiplicatori sul sistema economico:  dall’impiego di capitale umano, all’utilizzo dei fondi europei che ci verranno messi a disposizione, alla ripresa dell’indotto per le piccole e medie imprese, ai consumi, ai trasporti.

E le altre riforme? Quella della pubblica amministrazione, della scuola, della giustizia civile, del fisco, della sanità alla luce di quanto è avvenuto per la pandemia? Quali situazioni eccezionali richiedono per essere affrontate con la stessa rapidità e determinazione? Sarà il tempo ad incalzare.

Sappiamo già che per la pubblica amministrazione l’avvento delle tecnologie digitali sarà fondamentale e aumenteranno i modelli on- line first così come le comunicazioni e i contatti da remoto. Le imprese si stanno già muovendo prima dei governi e stanno già cambiando i loro modelli.

Anche la scuola è in emergenza ed è disarmante apprendere che dopo il pianto greco della ministra competente gli è stato concesso un miliardo di euro in più per affrontare l’emergenza, quando nessun Governo ha mai avuto a disposizione così tanti fondi per interventi seri, efficaci e soprattutto rapidi.

C’è anche una emergenza che nulla ha a che fare con la crisi sanitaria, ed è quella che è venuta allo scoperto con la sconvolgente crisi del CSM. Non potrebbe essere questa l’occasione per una riforma seguendo le linee suggerite dal Capo dello Stato, a cominciare dalla revisione dei meccanismi di valutazione dei magistrati (come peraltro dei dirigenti pubblici) in base ai risultati ottenuti e non alla semplice anzianità?

Sono solo tracce queste accennate perché i contenuti sono sempre ampi e complessi, ma l’occasione è ora e l’azione di Governo si misurerà ben oltre le convenienze elettorali.

Guido Puccio