Un passo dopo l’altro, nell’inerzia del Parlamento, ma con la compiaciuta e sottintesa complicità di più forze politiche, la Magistratura ci sta servendo l’eutanasia surrogando – o irridendo – i poteri delle Camere. Di fatto, come ha sostenuto anche Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia ed ex componente la Corte Costituzionale, la politica lascia alla magistratura un compito di supplenza “anche sui principi” ( CLICCA QUI ).
Il riferimento è alla sentenza della Corte d’Assise di Massa che ha assolto Marco Cappato e Mina Welby dall’accusa di istigazione al suicidio a seguito della morte di Davide Trentini perché il fatto non sussiste, e dall’accusa di aiuto al suicidio perché non costituisce reato.
La tecnica è la solita: si sfrutta l’onda emotiva di un caso particolare, sul confine libertà ed autodeterminazione e si scodella la sentenza che viene accolta dai mass-media come un progresso civile di portata storica.
Va portata alla luce, invece, l’ipocrisia che regge questo intero impianto che sostanzialmente impone al popolo “sovrano”’una concezione della vita artefatta, lontana dal suo sentire comune e rispondente ad una cadenza ideologia di morte.
E’ tempo che, a cominciare dai parlamentari che sentono un profondo rispetto per la vita, si reagisca a questa strategia inaccettabile ed ognuno riprenda su un tema talmente delicata, la propria responsabilità.
dg