C’è una grande porzione di elettorato che ad oggi non si sente rappresentata. E difficilmente, viste le prime schermaglie della campagna di agosto, trova dei validi motivi per cambiare idea. In vista del voto del 25 settembre permangono, purtroppo, le accuse reciproche atte a demonizzare l’avversario di turno. Per non parlare delle divisioni interne acuite dalla compilazione delle candidature. Lentamente emergono anche i programmi spesso irrealizzabili (almeno nel tempo di una legislatura) e “venduti” a prezzo di saldo. In questo contesto potrebbero brillare i moderati se solo avessero idea di cosa significa la moderazione in politica. Il centro non è un luogo di transizione alla bisogna, ma uno spazio da abitare in maniera convinta. Nella storia elettorale, dalla fine per intendersi della Democrazia Cristiana, il centro è stato molto ricercato ma con scarsi risultati. Sono falliti tanti tentativi. Il centro è esprimere, per il bene comune (che non è la somma dei beni individuali), una sintesi tra parti apparentemente lontane; è la capacità di inseguire il dialogo non lo scontro; è la capacità di costruire non di rottamare.

Oggi il centrosinistra ha poco di centro e il centrodestra ha quasi nulla di quel centro. E il terzo polo? Per ora con il suo leader (non sempre un esempio di moderazione) si concentra sull’economia (agenda Draghi), ma del restante pensiero sappiamo veramente poco.

E i cattolici hanno ancora qualcosa da dire? Spesso si nascondono dietro le grandi intuizioni di Papa Francesco, ma poi non hanno la forza di uscire allo scoperto. Anche se, lo sappiamo e l’abbiamo visto durante la pandemia, le comunità cristiane hanno testimoniato una grande capacità di mettersi in gioco. Senza citare la straordinaria opera sociale portata avanti ogni giorno dalle Caritas parrocchiali che copre le mancanze dello Stato.

Ecco alcuni temi sui quali i cattolici hanno radici ben solide per scrivere e confrontarsi con i candidati: l’attenzione agli ultimi che passa anche da un rafforzamento della rete socio-assistenziale; la salute che esige una sanità accessibile a tutti e in tempi ragionevoli; la scuola con la riforma dell’obbligo scolastico e la revisione dei programmi (penso alla storia del Novecento); la guerra e il tema del disarmo (dal nucleare alle armi che alimentano i conflitti o che girano indisturbate nelle nostre case) con l’educazione alla pace; l’accoglienza e l’inserimento di chi scappa da un altro Paese per cercare un futuro diverso; la valorizzazione del volontariato; l’agio e il disagio giovanile che sfocia nella violenza o nel rinchiudersi in se stessi; il tema delle dipendenze (alcol, droga e gioco d’azzardo); le carceri e il sistema delle pene alternative, imboccando la strada della giustizia riparativa; la cura dell’ambiente; il lavoro sicuro e solidale; il rispetto della vita in tutte le sue forme (dall’utero in affitto che sfrutta il corpo femminile e approfitta delle condizioni di povertà ai tentativi eutanasici…); l’economia circolare.

Il quadro politico è chiaro. Non si può tornare indietro, ma non è mai troppo tardi per riportare al centro le questioni reali.

Luciano Zanardini

Pubblicato su La Voce del popolo (CLICCA QUI)