Continuo il discorso stimolato dall’omelia di Francesco a Santa Marta del 14 maggio sulle “altre pandemie che fanno morire la gente e delle quali non ci accorgiamo”. Ne ho fatto una sommaria enumerazione venerdì scorso ( CLICCA QUI ). Tra queste le guerre.  Il tema porta ad affrontare un’analisi sulle spese per armamenti e sull’arricchimento dei mercanti di morte: stati ,imprese, traffico illegale, criminalità organizzata. Qui di fatto si analizzano solo gli stati per cui si hanno cifre relativamente certe.

Il SIPRI (Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma) è un istituto internazionale indipendente creato nel 1996 impegnato in ricerche su conflitti, armi, controllo delle armi e disarmo.  Fornisce dati, analisi e raccomandazioni basati su fonti aperte a politici, ricercatori, media e pubblico interessato.

Il 27 aprile scorso ha pubblicato ( CLICCA QUI )  una anticipazione dei risultati di ricerca relativi al 2019, in attesa di completare l’annuale rapporto globale: Il SIPRI Yearbook 2020. Vi saranno una serie di dati originali relativi a spesa militare mondiale, produzione e trasferimenti internazionali di armi, forze nucleari, conflitti armati e operazioni multilaterali di pace, nonché analisi aggiornate su aspetti importanti del controllo degli armamenti, della pace e della sicurezza internazionale. Chi fosse interessato ad una sintesi in italiano del Yearbook 2019 lo trova qui ( CLICCA QUI ).

Ebbene, nel 2019 le spese militari globali totali sono salite a $ 1917 miliardi. Questo totale per il 2019 rappresenta un aumento del 3,6 per cento rispetto al 2018 e la più grande crescita annuale delle spese dal 2010. Le cinque maggiori nazioni che hanno speso di più nel 2019, per un totale del 62 per cento delle spese globali, sono Stati Uniti, Cina, India, Russia e Arabia Saudita. Questa è la prima volta che due stati asiatici sono tra i primi tre militari. Per l’aggiornamento annuale completo del database delle spese militari SIPRI (CLICCA QUI )

La spesa militare globale nel 2019 ha rappresentato il 2,2 per cento del prodotto interno lordo globale (PIL), che equivale a circa $ 249 a persona. “Nel 2019 la spesa militare globale è stata superiore del 7,2 per cento rispetto al 2010, mostrando una tendenza che ha accelerato la crescita della spesa militare negli ultimi anni”, afferma il dott. Nan Tian, ​​ricercatore SIPRI. “Questo è il livello più elevato di spesa dalla crisi finanziaria globale del 2008 e probabilmente rappresenta un picco di spesa.”

Gli Stati Uniti guidano la crescita globale della spesa militare. La spesa militare degli Stati Uniti è cresciuta del 5,3 per cento per un totale di $ 732 miliardi nel 2019 e rappresenta il 38 per cento della spesa militare globale. L’aumento della spesa degli Stati Uniti nel solo 2019 è equivalente alla spesa militare totale della Germania per l’anno. “La recente crescita delle spese militari statunitensi si basa in gran parte su un percepito ritorno alla concorrenza tra le grandi potenze”, afferma Pieter D. Wezeman, ricercatore senior presso SIPRI.

La Cina e l’India fanno  le maggiori spese militari in Asia. Nel 2019 la Cina e l’India sono, rispettivamente, il secondo e il terzo più grande stato militare al mondo quanto a spese effettuate. Le spese militari della Cina hanno raggiunto $ 261 miliardi nel 2019, un aumento del 5,1% rispetto al 2018, mentre l’India è cresciuta del 6,8% a $ 71,1 miliardi. “Le tensioni e la rivalità dell’India con il Pakistan e la Cina sono tra i principali motori dell’aumento delle spese militari”, afferma Siemon T. Wezeman, ricercatore senior della SIPRI. Oltre alla Cina e all’India, il Giappone ($ 47,6 miliardi) e la Corea del Sud ($ 43,9 miliardi) hanno le maggiori spesi militari in Asia e Oceania. Le spese militari nella regione sono aumentate ogni anno almeno dal 1989.

La Germania guida gli aumenti delle spese militari in Europa. Le spese militari della Germania sono aumentate del 10% nel 2019, raggiungendo $ 49,3 miliardi. Questo è stato il maggiore aumento della spesa militare tra i primi 15 paesi al mondo  nel 2019. “La crescita della spesa militare tedesca può in parte essere spiegata dalla percezione di una crescente minaccia dalla Russia, condivisa da molti Stati membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), “afferma Diego Lopes da Silva, ricercatore del SIPRI. “Allo stesso tempo, tuttavia, le spese militari di Francia e Regno Unito sono rimaste relativamente stabili.”

Ci sono stati poi forti aumenti delle spese militari tra gli stati membri della NATO in Europa centrale: ad esempio, la spesa della Bulgaria è aumentata del 127%, principalmente a causa dei pagamenti per i nuovi aerei da combattimento, e quella della Romania è aumentata del 17%. La spesa militare totale di tutti i 29 stati membri della NATO è stata di $ 1035 miliardi nel 2019.

Nel 2019 la Russia è stata il quarto più grande spender nel mondo e ha aumentato le sue spese militari del 4,5% a $ 65,1 miliardi. “Al 3,9 per cento del suo PIL, l’onere della spesa militare della Russia è stato tra i più alti in Europa nel 2019”, afferma Alexandra Kuimova, ricercatrice del SIPRI.

Veniamo alla spesa militare discontinua negli stati africani in conflitto. Il conflitto armato è uno dei principali motori della natura instabile della spesa militare nell’Africa subsahariana. Ad esempio, nella regione del Sahel e del Lago Ciad, dove sono in corso numerosi conflitti armati, le spese militari nel 2019 sono aumentate in Burkina Faso (22%), Camerun (1,4%) e Mali (3,6%), ma sono scese in Ciad (–5,1 per cento), Niger (–20 per cento) e Nigeria (–8,2 per cento). Tra i paesi dell’Africa centrale coinvolti in conflitti armati, le spese militari nel 2019 sono aumentate complessivamente. La Repubblica centrafricana (8,7 per cento), la Repubblica democratica del Congo (16 per cento) e l’Uganda (52 per cento) hanno aumentato le spese militari nel 2019. In totale  la spesa militare combinata degli stati in Africa è cresciuta dell’1,5 per cento a circa 41,2 miliardi di dollari nel 2019, il primo aumento della spesa della regione da cinque anni.

Vi sono poi altri importanti sviluppi regionali.

Sud America: le spese militari in Sud America sono rimaste relativamente invariate nel 2019, a $ 52,8 miliardi. Il Brasile rappresentava il 51% delle spese militari totali nella sottoregione.

Sud-est asiatico: le spese militari nel sud-est asiatico sono aumentate del 4,2 per cento nel 2019 per raggiungere $ 40,5 miliardi.

Inoltre, l’onere della spesa militare media era dell’1,4 per cento del PIL per i paesi delle Americhe, dell’1,6 per cento per l’Africa, dell’1,7 per cento per l’Asia e l’Oceania.

Riassumendo, la spesa militare globale nel 2019 , che ha visto  il più grande aumento annuale in un decennio – raggiunge i  $ 1917 miliardi  (in Euro 1771,46 miliardi)

Aggiungo infine da altra fonte (Ican-International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) quanto è destinato alle armi nucleari. Questa nel 2019 è la spesa complessiva in armi nucleari dei 9 Paesi che le hanno in arsenale: 73 miliardi di dollari; +7 miliardi sul 2018. È il nuovo record, segnala questo ente che nel 2017 ha vinto il Nobel per la Pace. La spesa aggiuntiva degli Stati Uniti l’anno scorso ha toccato i 6 miliardi di dollari, che secondo i calcoli ai giorni del coronavirus, nuovo parametro dell’economia globale, permetterebbero di pagare 300.000 posti in terapia intensiva; 150.000 infermieri; 75.000 medici e 35 mila ventilatori. Osservo solo che  mentre scrivo sono 36,5 milioni gli americani senza lavoro. E 27 milioni non hanno più copertura sanitaria. Il Pentagono giustifica la spesa con la necessità di far fronte alla crescente minaccia di Russia e Cina. Le spese americane sono trasparenti, quelle russe e cinesi piuttosto opache.

Non c’è molto da commentare sull’enormità della cifra, ma non posso concludere senza citare i nostri Santi Maestri.

Così San Paolo VI si espresse il 25 dicembre 1964 – ben due volte: alla fine della terza messa e nell’appello natalizio- mentre Giorgio La Pira, che aveva come guida profetica Isaia e spesso citava lo stesso passo,  si trovava in Vietnam e raggiungeva un accordo di pace (poi sabotato dagli USA) con Ho Chi Minh (in Giorgio La Pira, Abbattere muri, costruire ponti, Lettere a Paolo VI, a cura di Andrea Riccardi e Augusto D’Angelo, Milano, San Paolo, 2015, pp. 305 e ss.) : facciamo proprio il vaticinio di Isaia, saliamo al monte del Signore che ci indicherà le sue vie e giudicherà le nazioni e farà da arbitro tra le moltitudini delle genti: “e allora trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci, e non brandirà più spada nazione contro nazione e non si eserciteranno più oltre a fare la guerra”.

E questo il sogno del Venerabile Giorgio La Pira (Discorso alla «Conferenza Internazionale della gioventù per la pace e il disarmo» del 26 febbraio 1964).

Come è bello! Quale luce profetica! È stato scritto tremila anni or sono e proietta vivissima luce sul destino storico presente e futuro del mondo. Strada di Isaia: cioè non solo strada del disarmo (e, perciò, della cessazione delle guerre e della genesi della pace universale) ma altresì strada della fioritura della civiltà: della conversione delle spese per gli armamenti che distruggono, in spese per aratri che seminano e per falci che mietono! Astronavi invece di missili. Cioè spese per la fioritura della terra e della civiltà! Piani mondiali (biblici anche essi), perciò, per sradicare ovunque la fame, la disoccupazione e la miseria (ancora due miliardi di denutriti); per sradicare ovunque l’ignoranza (un uomo su due non sa ancora leggere); per combattere ovunque la malattia e prolungare la vita; per sradicare ovunque la schiavitù e la tirannia (il colonialismo; il fascismo ed il nazismo; il razzismo; l’antisemitismo; il nazionalismo; lo statalismo, il dogmatismo, l’ateismo di Stato, lo stalinismo)! Ecco la strada biblica ed il piano biblico di Isaia: la strada che fa attraversare le nuove frontiere del mondo e che introduce nella terra della pace e della fioritura spirituale e civile dei popoli di tutto il pianeta!

Carlo Parenti