Nell’omelia della messa a Santa Marta del 14 maggio, Papa Francesco ha ricordato che oltre al dramma del Covid19 “ci sono tante altre pandemie che fanno morire la gente e noi non ce ne accorgiamo, guardiamo da un’altra parte. Siamo un po’ incoscienti davanti alle tragedie che in questo momento accadono nel mondo. Soltanto vorrei dirvi una statistica ufficiale dei primi quattro mesi di quest’anno, che non parla della pandemia del coronavirus, parla di un’altra. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono morte 3 milioni e 700 mila persone di fame. C’è la pandemia della fame[…]quella della guerra, quella dei bambini senza educazione” e tante altre.

Provo a enumerare anche alcune di  queste altre che in alcuni casi sono tecnicamente epidemie  perché non riguardano l’intero pianeta. Do anche dati statistici su fame, guerre, istruzione carente.

Guerre. I conflitti nel mondo sono in piena espansione e i dati disponibili aggiornati a questa settimana ( CLICCA QUI ) sono difficilmente riassumibili tante sono le nazioni coinvolte. Provo una sintesi  rinviando alla fonte che dà un quadro analitico sconvolgente. Non si considerano peraltro le situazioni legate alla criminalità organizzata (si pensi al Messico)che pure devastano il mondo. E poi ci sono situazioni legate all’uso privato di armi (in USA circa 30.000 morti annui). Da aggiungersi gli omicidi. Per UNODC, nel 2017 sono stati 464mila. Circa il numero dei morti, la contabilità è difficile, ma si stima in 2/300.000 secondo gli anni. Nella sola Siria in ormai 10 anni si  contano, secondo le fonti, tra 384-560 mila morti e 11 milioni di profughi.

AFRICA: 30 Stati e 274 tra milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti. Punti Caldi: Burkina Faso (scontri tra etnici), Egitto (guerra contro militanti islamici, ramo Stato Islamico), Libia (guerra civile in corso), Mali (scontri tra esercito e gruppi ribelli), Mozambico (scontri con ribelli RENAMO), Nigeria (guerra contro i militanti islamici), Repubblica Centrafricana (spesso avvengono scontri armati tra musulmani e cristiani), Repubblica Democratica del Congo (guerra contro i gruppi ribelli), Somalia (guerra contro i militanti islamici di al-Shabaab), Sudan (guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur), Sud Sudan (scontri con gruppi ribelli).

ASIA: 16 Stati e 182 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti. Punti Caldi: Afghanistan (guerra contro i militanti islamici), Birmania-Myanmar (guerra contro i gruppi ribelli), Filippine (guerra contro i militanti islamici), Pakistan (guerra contro i militanti islamici), Thailandia (colpo di Stato dell’esercito Maggio 2014).

EUROPA: 9 Stati e 82 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti. Punti Caldi: Cecenia (guerra contro i militanti islamici), Daghestan (guerra contro i militanti islamici), Ucraina (Secessione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk), Artsakh ex Nagorno-Karabakh (scontri tra esercito Azerbaijan contro esercito Armenia e esercito del Artsakh (ex Nagorno-Karabakh).

MEDIO ORIENTE: 7 Stati e 261 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti. Punti Caldi: Iraq (guerra contro i militanti islamici dello Stato Islamico), Israele (guerra contro i militanti islamici nella Striscia di Gaza), Siria (guerra civile), Yemen (guerra contro e tra i militanti islamici).

AMERICHE: 7 Stati e 32 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti. Punti Caldi: Colombia (guerra contro i gruppi ribelli), Messico (guerra contro i gruppi del narcotraffico).

TOTALE: Totale degli Stati coinvolti nelle guerre 69; Totale Milizie-guerriglieri e gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti 837.

A tutto si devono aggiungere le  Regioni e province autonome che lottano per l’Indipendenza: Africa 9; Asia 20; Europa 12; Medio Oriente 2; Oceania 2.

Cosa significhi in spesa per armamenti è intuibile ed inoltre sono cifre che non figurano in quelle militari delle nazioni di cui parlerò nel prossimo articolo.

Aids Si tratta di una guerra che nel mondo ha fatto 35 milioni di morti da quando nel 1984 questa infezione è comparsa.  I dati dell’UNAIDS sull’epidemia di HIV e AIDS  stimano che, a fronte di 37,9 milioni di persone che vivono con il virus, nel 2018 ci siano state 1,7 milioni di nuove diagnosi. Dei positivi alla malattia 1,7 milioni sono bambini con meno di 15 anni. Il numero di decessi per anno continua a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate, passando da 1,7 milioni nel 2004 a 770.000 nel 2018 con una riduzione superiore al 56%. Cifre comunque enormi.

Malaria. Nel World Malaria Report 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta i dati relativi alla malaria nel mondo nel 2018. In sintesi  sono 228 milioni i casi stimati globalmente e 405.000 è numero stimato di decessi. I bambini di età inferiore a 5 anni hanno rappresentato il 67% (272.000) dei decessi totali per malaria in tutto il mondo. Il 93% dei casi (213 milioni) e il 94% dei decessi si è verificato nella Regione africana dell’OMS.

Morbillo: Secondo gli ultimi dati UNICEF  delle 140.000 persone morte per il morbillo nel 2018, i bambini sotto i 5 anni rappresentano la parte più ampia. Peraltro nei primi tre mesi del 2019 i casi di morbillo in tutto il mondo sono aumentati del 300 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo i dati provvisori raccolti dall’OMS. Attualmente in Africa e specie in Congo siamo in piena fase di espansione.

A queste epidemie si devono aggiungere le epidemie in corso di: Lassa, Ebola, Dengue, Febbre Gialla, influenze stagionale (per OMS da 290.000 a 650.000 mila persone muoiono nei singoli anni), febbre tifoide, epatiti, febbre da virus Zika, la borreliosi (o malattia di Lyme) e la meningoencefalite da zecca, e l’elenco potrebbe continuare.

Inquinamento: Nuove stime della mortalità mondiale parlano di 8,8 milioni di decessi in più all’anno dovuti all’inquinamento atmosferico. In Europa, la stima è di 790.000 morti all’anno, circa il doppio di quanto calcolato in precedenti studi. Ad aumentare è soprattutto il rischio di malattie cardiovascolari e polmonari, e il principale responsabile è il particolato fine. La fonte è la rivista “European Heart Journal” che riporta lo studio di  un gruppo internazionale di ricerca.

Quanto al riferimento di Francesco ai bambini senza educazione secondo un rapporto  dell’UNICEF, più di 175 milioni di bambini nel 2019  – circa la metà della popolazione infantile in età prescolare a livello globale – non sono iscritti alla scuola dell’infanzia, perdendo così un’occasione fondamentale di investimento per il proprio futuro e pagando sin dall’inizio della loro vita una grave diseguaglianza. Nei Paesi a basso reddito, la fotografia è ancora più grave: solo 1 bambino su 5 è iscritto alla scuola dell’infanzia, rispetto a quanto avviene nei paesi ricchi, dove l’80% dei bambini la frequenta regolarmente. Circa 82 milioni di bambini in età prescolare (1 su 4 a livello globale) vivono in 33 Stati colpiti da conflitti armati o disastri naturali.

Da aggiungere, sempre secondo l’ UNICEF, che nel mondo circa 150 milioni di bambini in età scolare sono fuori dalla scuola cd elementare: in 10 anni quasi nessun progresso.

Tutto quanto sopra  visto –mi sia permesso- porta a concludere che davvero Francesco è l’unico leader mondiale che si preoccupa di questa povera umanità derelitta. Le sue considerazioni di oggi 14 maggio nascono in una occasione significativa. Queste le sue parole:

E oggi tutti noi, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa, preghiamo: giornata di preghiera e di digiuno, di penitenza, indetta dall’Alto Comitato per la Fratellanza Umana. Ognuno di noi prega, le comunità pregano, le confessioni religiose pregano, pregano Dio: tutti fratelli, uniti nella fratellanza che ci accomuna in questo momento di dolore e di tragedia […]E per questo oggi, tutti, fratelli e sorelle, di qualsiasi confessione religiosa, preghiamo Dio. Forse ci sarà qualcuno che dirà: “Questo è relativismo religioso e non si può fare”. Ma come non si può fare, pregare il Padre di tutti? Ognuno prega come sa, come può, come ha ricevuto dalla propria cultura. Noi non stiamo pregando l’uno contro l’altro, questa tradizione religiosa contro questa, no! Siamo uniti tutti come esseri umani, come fratelli, pregando Dio, secondo la propria cultura, secondo la propria tradizione, secondo le proprie credenze, ma fratelli e pregando Dio, questo è l’importante! Fratelli, facendo digiuno, chiedendo perdono a Dio per i nostri peccati, perché il Signore abbia misericordia di noi, perché il Signore ci perdoni, perché il Signore fermi questa pandemia. Oggi è un giorno di fratellanza, guardando l’unico Padre: fratelli e paternità. Giorno di preghiera.

Carlo Parenti