Non è una novità. Anche quest’anno il Natale non è stato accolto da chi doveva accoglierlo. È mancato il coraggio richiesto da Papa Leone?
Il messaggio di pace universale per tutti gli uomini di buona volontà è rimasto abbastanza inascoltato. In Ucraina, in gran parte rimasta al freddo e al buio. A Gaza e in Cisgiordania, ma anche nel Libano dove i bombardamenti si succedono tutti i giorni nell’indifferenza generale. E non solo in queste terre cui guardiamo in modo esclusivo perché sono quelle dove si combatte più vicino a noi. Ben altri conflitti hanno continuato a lasciare la loro scia di morte e di dolore pure nel giorno del Natale.
Ancora una volta, si è dimenticata la grande lezione di umanità che venne il Natale del 1914 nelle Fiandre, vicino Ypres – destinata ad entrare nella storia per il primo uso dei gas asfissianti – quando i militari francesi britannici e tedeschi scavalcarono le proprie trincee per festeggiare tutti assieme la notte della Pace e dell’annuncio agli uomini di buona volontà.
Il Natale è rimasto in ascoltato anche dove continua a non esserci Giustizia. Soprattutto, quella propria dell’equità sociale e del rispetto della dignità e parità di valore di ogni essere umano.
Ma la Natività è soprattutto speranza e, dunque, c’impone di non rinunciare alla voce della ragione ed alla forza dell’impegno civile e politico. Anche se è importante abbandonarsi a questo sentimento, non basta sentirsi più buoni nel giorno di Natale. Resta infatti necessario credere che le cose si possano cambiare nel segno dell’Attesa e della volontà di costruire un mondo diverso. Speranza e una cristiana ostinazione, dunque.
Politica Insieme