L’articolo della Cuzzocrea sulla Stampa del 30 novembre, ci presenta una rosa di nomi sui quali i partiti politici
in Parlamento potrebbe ragionare una volta che non si trovi la quadra sul nome maschile.

E sì, perché anche la Cruzzocrea ha ben chiaro che si tratta di una “riserva -se le cose si dovessero mettere male” e non vi è alcuna maturazione culturale nel Paese che possa contemplare come normale la candidatura di una donna
al Quirinale. Ed è qui in questo vuoto culturale che l’articolo di Cuzzocrea non muove le coscienze come le
premesse lasciavano intendere. Allora viene spontaneo ribellarsi a quello che appare essere solo ed
unicamente un divertissement per leader politici e partiti, dove la qualità di essere donna non assurge a
niente che non sia un mero contorno. La famosa rosa in mezzo ad un mazzo di carciofi: bella, ma ci mangiamo
i carciofi.

Questa è l’occasione, tra le molte che sono presentate da quando ci siamo tutti lasciati sfuggire la possibilità
di eleggere personalità femminili con uno spessore culturale rilevante nel Paese, come Tina Anselmi, Nilde
Iotti e Tullia Zevi, pensando che più in là avremmo avuto un’altra occasione per eleggere una donna la
Quirinale ed invece questa occasione non è mai più arrivata. Adesso lasciarsela sfuggire vuol dire dimostrare
concretamente alle nostre giovani donne che per loro una possibile rappresentanza femminile nel Paese non
esiste.

Noi, le “boomer” degli anni ’60, ce ne siamo fatte una ragione. Amaramente devo dire per cocente illusione, ma per loro che sono il nostro futuro come madre non voglio che sia il mio stesso. Se pensiamo al futuro delle generazioni a venire allora è alle nostre giovani donne che dobbiamo guardare con il coraggio della sfida, l’incoscienza della speranza ma la fermezza della disillusione e chiedere che il Paese si intesti , attraverso il Parlamento, la questione della candidatura di una donna al Quirinale come l’unica e forte attenzione per un simbolo della rappresentanza femminile, che superi la riserva del “listino rosa” e vinca l’oltraggio di essere un “divertissement” nel dibattito politico del Paese.

Elisabetta Caponi Campus