Per quanto la scelta di Vannacci di abbandonare la Lega, accampando gli argomenti di un’ultra-destra esasperata e reazionaria, sia una questione di ordine prettamente politico, a destra ed a sinistra, ha suscitato prese di posizione e commenti sostanzialmente solo di carattere aritmetico-elettorale.

Senza alcuna considerazione in ordine a quei capisaldi della nostra convivenza civile che dovrebbero rappresentarne il baricentro e, dunque, andrebbero salvaguardati in ogni caso, dall’una e dall’altra parte, messi invece da Vannacci in discussione. Va detto, peraltro, che, in fondo, il Generale fa un’operazione di verità. Si offre come punto di aggregazione e di coagulo di quegli spiriti reazionari che, se ci sono, è bene siano portati alla luce del sole, drenando questi veleni dalle pieghe e dalle ombre che evidentemente le hanno fin qui ospitate nel grembo delle altre forze della destra.

Intanto, almeno alcuni rilievi, in attesa degli sviluppi, vanno fatti. In primo luogo, l’incapacità del sistema maggioritario-bipolare – oggi succede a destra, ma domani potrebbe accadere a sinistra – di isolare posizioni che sono estreme, a tal punto da spingere verso una lacerazione profonda e fuori controllo che, dal perimetro del sistema politico, potrebbe dilatarsi fino a coinvolgere l’intero tessuto sociale, culturale e civile del Paese. Ciascuno dei due poli è costretto a tenere assieme tutto quello che, a prescindere da ogni altra valutazione, serve sul piano meramente quantitativo del consenso.

In secondo luogo, il sistema politico, complessivamente inteso, è costantemente in balia delle estreme che letteralmente lo tengono in ostaggio. La storia insegna che gli estremismi si autoalimentano e crescono a cascata su sé, perfino oltre il controllo di chi li promuova. Ne consegue che la competizione avviene aggravando la polarizzazione piuttosto che concorrendo ad occupare lo spazio centrale del sistema. Spazio, quest’ultimo, la cui forza di gravitazione è talmente impari a quella esercitata dalle estreme da essere, a sua volta, strappato in due e vanificato.

La vicenda di quell’embrione di “centro” che Italia Viva ed Azione cercarono di proporre alle politiche del ‘22 ed oggl vede divisi Renzi e Calenda, ne è solo un esempio, ma quanto mai emblematico. Un sistema politico addirittura ostativo alla partecipazione elettorale dei cittadini, per riconoscere la sua inettitudine ha bisogno di essere messo di fronte ad una strategia di tutt’altro segno. Sol che vi fossero forze – ma non sono in vista – che volessero generosamente rischiare il proprio ruolo per rendere un servizio al Paese, offrendogli una nuova opzione politica che lo liberi dal giogo obbligato della polarizzazione. Ed è un compito cui dovrebbero attendere coloro che amano davvero l’Italia.

Un’altra considerazione concerne la componente cattolica della destra. La discesa in campo di Vannacci dovrebbe interrogare ed allarmare i cattolici che militano nell’attuale maggioranza di destra o la votano. Vannacci non è il crociato che difende la civiltà cristiana. E’ vero esattamente il contrario anche se contrasta l’aborto. Finiranno per adattarsi ed accondiscendere?

Vannacci, – per quanto molti sostengano che la possa danneggiare – in realtà, offre a Giorgia Meloni l’opportunità di mostrare se sia o meno davvero all’altezza della leadership che le viene accreditata. Delle due l’una. O lo accoglie nella coalizione, spostandone pericolosa ancora più a destra l’asse e diventandone infine prigioniera, compromettendo il suo “europeismo”, d’altra parte più presunto che non effettivo, ed iscrivendosi di fatto alla famiglia degli autocrati guidata da Trump, oppure lo manda a quel Paese ed, a quel punto, mostrerebbe il coraggio di mettersi davvero in gioco e lascerebbe pensare che, forse, voglia incamminarsi davvero verso un classico approdo “conservatore” che, peraltro, sembra, ad oggi, lontano dalle corde ideologiche in cui si riconosce.

Domenico Galbiati

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