Si è svolto presso la Cittadella delle imprese di Taranto un convegno sul tema “Dall’Agenda ONU 2030 alla strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile: quale “governance”?”, caratterizzato dalla relazione svolta da Stefano Zamagni.

l L’Agenda ONU 2030 prevede 17 punti che riguardano  la soluzione dei diversi problemi che affliggono l’umanità (ambiente, eliminazione povertà, fame, disuguaglianze sociali, pace…).

Stefano  Zamagni ha precisato che di questi temi, il cui raggiungimento dello scopo può sembrare utopistico, quello più difficile da realizzare è l’ultimo punto dell’agenda e cioè quello relativo al tipo di          “ governance”  con il quale si è in grado di conseguire questi obiettivi.

Secondo Zamagni, infatti, si  tratta di rispondere ad un vero e proprio “ trilemma” per raggiungere,  insieme, l’obiettivo della crescita, del miglioramento dell’ambiente e favorire l’inclusione, Aspetto, quest’ultimo, tanto a cuore a Papa Francesco il quale auspica interventi in favore dei cosiddetti “ scarti sociali”, ossia quelle persone che al sistema economico vigente non interessano.

Risolvere il trilemma in chiave economica significa raggiungere un equilibrio generale. Per spiegare come si possa raggiungere tale equilibrio Stefano Zamagni ha fatto riferimento al triangolo ai cui vertici vi sono i tre grandi soggetti dell’economia: gli enti pubblici, le imprese e la società civile. A suo avviso, è indispensabile che queste tre componenti del sistema , in maniera paritaria, cooperino in modo totalmente sussidiario.

Si tratta di superare la tendenza in base alla quale, spesso, l’ente pubblico si sente investito di un potere maggiore rispetto a quello delle altre due componenti. Oppure,  come sta avvenendo ai nostri giorni, il sistema imprenditoriale e finanziario detta le sue leggi, condizionando non solo la società civile, ma le stesse istituzioni pubbliche.

Solo se i tre vertici del triangolo operano in maniera sinergica può verificarsi quello sviluppo integrale che determina l’autentico BES (benessere equo sostenibile).

Ciò comporta secondo Zamagni che gli uomini politici devono riscoprire il loro ruolo esclusivamente di servizio, gli imprenditori non devono accontentarsi di condurre la propria azienda in maniera socialmente responsabile, vale a dire: pagare le tasse, non inquinare…, ma devono condurre le proprie aziende nella consapevolezza di avere un ruolo fondamentale nello sviluppo della civitas, della società civile nella quale operano.

D’altra parte, la società civile non deve sentirsi subalterna alle altre due componenti del sistema, ma sentirsi sullo stesso piano e soprattutto mettersi in grado di fornire idee, iniziative,  ed anche denunciare. Perché  accada ciò, secondo Zamagni, è indispensabile che la società civile prenda coscienza dell’importanza del proprio ruolo e che cresca il livello educativo e culturale.

A tal proposito Zamagni ha ricordato la differenza tra conoscenza tecnologica e conoscenza tacita. La conoscenza tecnologica ai giorni nostri è disponibile a buon mercato, mentre quella che fa crescere realmente e integralmente un paese, è  la conoscenza tacita: quella cioè che si acquisisce attraverso i rapporti interpersonali e le esperienze che ci si scambia tra esseri umani.

Secondo Zamagni  la crescita della società civile non è comunque un fenomeno di massa perché la storia insegna che i grandi cambiamenti vengono  attuati dalle cosiddette “minoranze profetiche”, cioè da quei piccoli gruppi di persone illuminate che agiscono per un impulso non interessato, ne per una forma di dovere, ma solo per amore.

( Pubblicato su www.ultimaedizione.eu il 6 febbraio 2018)

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