Rappresenta da sempre un’eccellenza, un indiscutibile punto di forza, una ricchezza tutta italiana che deve trovare finalmente un posto di assoluta centralità nell’agenda politica del nostro Paese: il tema cultura significa identità e radici nel tempo della società liquida e della globalizzazione senza volto, ed è garanzia di futuro per la vita buona di tutti.

Innanzitutto, va ribadita la consapevolezza sui numeri e la qualità dei giacimenti culturali in Italia, che sono pure motori dell’industria turistica: una grandissima percentuale di tutto il patrimonio storico, artistico, monumentale esistente a livello planetario appartiene proprio al nostro Paese.

All’articolo 9 della Carta Costituzionale, nella sezione dedicata ai Principi Fondamentali, è scritto:” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Ecco un elemento fondante, una qualità essenziale: la vicenda culturale è un fattore identitario, dentro questa dimensione ritroviamo la natura stessa dell’Italia, vorrei dire la sua missione nel mondo, il suo essere patria del pensiero cristiano e dell’Umanesimo, dei grandi geni e delle straordinarie scoperte scientifiche, della bellezza e dell’arte, della musica e della letteratura, del gusto e dello stile “made in Italy”, dei siti Unesco più numerosi al mondo, dell’enogastronomia e della convivialità che fanno tradizione, eccellenza e comunità. In sintesi, un grande dono per tutti noi, e una grande responsabilità.

Sì, – ed è il secondo punto – perché abbiamo il dovere di custodire al meglio questo straordinario privilegio di essere per definizione luogo della cultura e meta ricercata del turismo, approdo sicuro di quanti ricercano le vie della storia alla scoperta del senso pieno e vero dell’umanità. Per un lungo periodo ci sono state distrazioni, trascuratezze, dissipazioni e ritardi rispetto al patrimonio culturale del Paese, e alla stessa manutenzione e tutela dei monumenti e del paesaggio, così da far uscire spesso la prima, autentica, inestimabile risorsa dell’Italia dalla concretezza dei programmi di sviluppo, dalla centralità delle politiche di governo, a tutti i livelli. Serve una grande sforzo unitario di consapevolezza e di educazione, capace di vincere le logiche emergenziali e di superare l’ormai classico sistema nostrano per cui ci si accorge veramente del valore di questi beni primari soltanto quando essi sono messi a rischio seriamente, quando vi è il pericolo della loro perdita irreparabile, quando le offese della natura e dell’uomo potrebbero compromettere definitivamente la loro esistenza.

Un Paese intero “custode della bellezza”, questo serve, impegnato a favorire tutte le azioni pubbliche e private orientate alla preservazione e valorizzazione del suo patrimonio straordinario, “non delocalizzabile e non clonabile”, e a far crescere una sensibilità popolare diffusa di conoscenza, cura, rispetto e promozione.

Perché in questa prospettiva – è il terzo punto – riusciremo a comprendere come la via di un nuovo umanesimo italiano, di una stagione di rinascita legata indissolubilmente alla cultura e al turismo, possa rappresentare un volano fondamentale per la ripresa economica e lo sviluppo integrale del nostro Paese, attraverso politiche intelligenti e lungimiranti capaci di fare sistema, incentivare positivamente l’intero comparto, sperimentare le nuove tecnologie in un quadro di internazionalizzazione e di relazioni vantaggiose anche dal punto di vista economico, motivare gli interventi di salvaguardia e di valorizzazione dei vari enti coinvolti, attuare un piano strategico in cui il pubblico e il privato possano trovare forme concrete, efficaci e giuste di partnership nell’esclusivo interesse di bene comune. Un’Italia più bella e più ricca, dunque, perché capace di trafficare al meglio i talenti della sua miniera culturale, davvero unica al mondo.

In questo ambito allora, così proiettato al futuro  – quarto punto – potranno trovare possibilità vere e opportunità concrete di formazione e occupazione  tanti giovani laureati che oggi purtroppo sono costretti a lasciare l’Italia non solo per i periodi di stage e di esperienze positive di lavoro, temporanei, ma spesso in via definitiva, trovando all’estero condizioni molto più favorevoli di vita e di lavoro. Le nuove generazioni sono la garanzia di oggi e di domani, spesso eccellenze trascurate proprio in campo artistico e musicale, competenze e genialità che non trovano progetti, luoghi e persone accoglienti per dare seguito alle grandi potenzialità e realtà del loro talento.

Cultura e turismo in cima all’agenda, oggi, vuol dire anche questo: l’amore per i giovani, la fiducia nelle capacità di un Paese che ha sempre stupito il mondo per le sue produzioni, scoperte e invenzioni, la narrazione positiva sull’Italia che è da sempre sinonimo di civiltà e bellezza a livello internazionale, la scommessa sulle nuove generazioni come garanti e interpreti di questa altissima tradizione, di questa “consegna” che oggi ha bisogno di ritrovare convinzione, stupore, gratitudine, visione, energia, dinamismo, vita di tutti e di ciascuno.

Solo così – quinto e ultimo punto – il tema della dimensione culturale, in senso largo e pieno, potrà essere considerato finalmente decisivo per le sorti del nostro Paese, anche nella sua valenza effettiva di comunità, come stanno ad esempio a indicare i contenuti del bando ministeriale per la città Capitale italiana della Cultura 2021.  In particolare, parlare di coesione sociale, integrazione senza conflitti, creatività, innovazione, crescita dell’inclusione sociale e superamento del “cultural divide”, sviluppo della partecipazione pubblica, maggior coinvolgimento dei giovani e potenziamento dell’accessibilità, perseguimento della sostenibilità così come indicato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU significa proprio porre la qualità della vita culturale e sociale ai primi posti della progettualità del nostro Paese, non arrendersi ai segnali di degrado e decadimento, impostare con fiducia e pensieri lunghi le dinamiche che riguardano il benessere collettivo italiano. Oggi soffrono i centri storici per le chiusure di negozi ed esercizi di vicinato, calano le serrande delle librerie, diminuiscono in maniera sensibile il numero delle edicole, vengono meno servizi importanti nelle terre alte e nelle periferie delle città.

Serve un cambio deciso. Ripartiamo dalla cultura, e da un pensiero ispirato che accolga le sfide dei tempi nuovi per rigenerare il tessuto economico, le relazioni sociali e la vita quotidiana delle nostre comunità.

Marco Zabotti