Il 16 marzo 1978 avvenne il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione dei 5 agenti della scorta, un evento battezzato in modo evocativo come ” la strage di via Fani”. 

Quella mattina erano previste alla Camera dei Deputati le comunicazioni al parlamento del nuovo Governo Andreotti, che per la prima volta avrebbe avuto la benevola astensione del Partito Comunista Italiano, dopo la lunga e faticosa operazione del suo coinvolgimento, che aveva visto protagonisti lo stesso Moro e il segretario del PCI, Enrico Berlinguer. 

Gli ultimi giorni prima del rapimento erano stati dedicati alla lunga mediazione per arrivare alla conclusione della crisi. 

L’8 marzo ci fu la riunione per l’approvazione del programma del governo e dei criteri per la sua composizione, al termine della quale il partito liberale si sfilò dalla maggioranza. 

Contestualmente era maturata la scelta delle brigate rosse di individuare in Aldo Moro, l’esponente più rappresentativo del momento, per colpire al cuore dello Stato, come ricorda il brigatista Raffaele Fiore, componente del nucleo, che sparò e uccise il 16 marzo. 

La prigionia e l’uccisione di Moro segnarono profondamente la società italiana, che ormai colloca Moro nel Pantheon, come personaggio essenziale nella Storia d’Italia oltre che nella dimensione europea e mondiale. 

E che Moro abbia inciso nella politica internazionale viene confermato dalle centinaia di pubblicazioni che fanno di Moro il personaggio maggiormente studiato nel panorama culturale dell’Italia. 

Tale giudizio, inoltre,  è stato avvalorato dalle conclusioni sostanzialmente unanimi della Commissione Parlamentare d’inchiesta, presieduta dall’ on.le Giuseppe Fioroni, la cui relazione venne approvata il 6 dicembre 2017. 

Né va dimenticato il lavoro di supporto alla divulgazione del “Caso Moro”, perseguito dall’onorevole Gero  Grassi, ispiratore della istituzione della medesima Commissione, che, su invito, ha relazionato in tutta l’Italia in diverse centinaia di incontri pubblici, per presentare la cronaca essenziale intorno alla tragica uccisione dello statista, squarciando il velo sulla “verità negata”. 

Va poi ricordato la recente apertura di un capitolo nuovo sulla figura del leader: l’approfondimento del sentimento religioso, che ha animato tutta la sua opera politica ossia l’impegno a incarnare nella società il messaggio cristiano ed evangelico. 

Su tali basi è stato attivato il processo di beatificazione di Aldo Moro. 

Anche il Ministero della Pubblica Istruzione è intervenuto con 2 atti di propria competenza,  in riferimento a Moro: 

a) l’emanazione della Circolare Ministeriale dedicata a Moro del 3 maggio 2018 con l’obiettivo di “favorire momenti di studio, di conoscenza e di approfondimento della vita di Aldo Moro, una figura cardine nella storia politica, sociale e civile del nostro paese e a fare memoria attiva e tradurla in occasione di rinnovamento delle nostre istituzioni, del nostro agire civile, della nostra partecipazione democratica alla vita del paese”; 

b) l’inserimento della figura di Moro accanto ad Alcide De Gasperi, nella traccia di storia nei temi ministeriali per la maturità 2018. 

Nella storia politica dell’Italia, Moro rappresenta l’emblema più significativo tra i parlamentari italiani durante la sua lunga permanenza dalla Costituente del 1946 alla tragica morte del 1978. 

Il suo pensiero è stato fondamentale sia per lo sviluppo sovranazionale dell’Europa occidentale oltre che fine tessitore per la politica del superamento di Yalta, che portò alla caduta del Muro nel 1989. 

La sua personalità ha lasciato un segno profondo nella vita del Paese e le nuove generazioni hanno un  grande bisogno di conoscere la sua opera, per cogliere e capire meglio il nostro presente. 

 

Pietro Panzarino