La sostanziale assenza di terapie efficaci contro il coronavirus e la incapacità a riconoscere  in anticipo quali sono i soggetti più a rischio così da  evitare le conseguenze più  drammatiche, ha costretto il mondo intero a rispolverare “armi terapeutiche” antiche: distanziamento, igiene, mascherine di protezione.

Abbiamo poi sostituito le “invocazioni ai …santi protettori”, con il più “razionale” ascolto oracolare degli esperti: epidemiologi, virologi, clinici, per poter… ”scrutare l’orizzonte” e avere indicazioni sul cosa fare per evitare il contagio: “Nihil sub sole novum”

Non ce ne siamo accorti, ma stiamo reagendo, sul piano emotivo, esattamente come i nostri antenati, meno razionali di noi e a volte irrisi per le loro credulità: le maggiori e migliori conoscenze e competenze rispetto al passato che avrebbero permesso un miglior controllo delle paure sono state negativamente compensate dal profluvio incessante di notizie e informazioni globalizzate e da una obbligata maggiore interconnessione che ha portato l’intera collettività mondiale a vivere un periodo  prolungato di incertezza, smarrimento, paura e angoscia, con il conseguente  corollario  di fenomeni sociali “negazionistici”, siano essi evidenziati da manifestazioni di contestazione o di ribellione,  o da comportamenti collettivi irrazionali e rischiosi  (discoteche e movide), espressioni inconsapevoli di una angoscia diffusa, non riconosciuta  e poco razionalizzata.

Rispetto al passato esiste una realtà del tutto assente nelle precedenti crisi epidemiche o pandemiche: la scuola (orse è anche per questo che in tutto il mondo occidentale la riapertura delle scuole è un vero rompicapo organizzativo).

La scuola è un luogo cui l’insieme delle famiglie – qualunque sia la loro struttura – ha affidato il compito di favorire la crescita dei propri figli nel corso dei lunghi anni dello sviluppo, all’interno di un orizzonte temporale che va dai tre anni fino alla maggiore età (ci sono anche i nidi dell’infanzia che hanno però una funzione più sostitutiva- assistenziale, rispetto a quella classica della scuola).

E i bambini e i ragazzi della nostra specie “sapiens” necessitano innanzitutto di spazi dove vivere esperienze di condivisione tra pari dove esercitare, sviluppare e condividere le proprie competenze sociali all’interno delle quali prendono forma i diversi tipi di apprendimento, tra i quali anche quelli accademici, che sono l’oggetto formale del percorso scolastico.

Esperienze di condivisione e di socializzazione implicano la necessità di scambi ravvicinati con gli altri  e di condivisione non solo di pensieri e di contenuti accademici, ma anche e soprattutto di emozioni che sono veicolati – in maniera spesso naturalmente inconsapevole – dal corpo, con i suoi  gesti, le sue posture e il suo linguaggio di avvicinamento/distanziamento,   e dalle espressioni facciali e dalla prosodia linguistica:  una vera e propria sintassi, individuale e sociale appresa attraverso esperienze dirette, di solito  pre-conscie.

La diffusa richiesta, proprio dei più piccoli, di poter riprendere la scuola in presenza è una evidenza empirica di questa necessità, fenomeno presente in tutte le epoche storiche pur con modalità e forme di espressione isomorfe ai differenti contesti esperienziali e sociali.

Come conciliare quindi le esigenze dei bambini e dei ragazzi con le necessità di distanziamento e copertura del volto? Con l’aggravante che per ragioni organizzative intrinseche, queste aggregazioni di bambini avvengono in luoghi chiusi, spesso spazialmente limitati: l’esatto contrario di ciò che serve per limitare la diffusione del virus. La grande conquista di una estesa mobilità sociale che ha reso facili gli spostamenti geografici, in questo caso ha aggiunto  un’altra grande criticità rispetto al passato,  perché i mezzi di trasporto già assai poco adeguati a reggere ordinariamente i picchi di frequenza in orari ben precisi della giornata, diventano un luogo ad elevatissima pericolosità per la diffusione del virus.

Queste sono condizioni oggettive difficilissime e ineliminabili su cui si stratificano i problemi connessi alla condizione di funzionamento “pre-covid” dell’insieme della scuola italiana.

E’ francamente avvilente osservare gli indegni attacchi politici e spesso anche personali rivolti al ministro dell’Istruzione Azzolina che si è trovata – senza colpa alcuna – nel bel  mezzo di una tempesta orribile e senza molte vie di  uscita: semmai la “colpa” – se così si può chiamare – del ministro Azzolina è nell’aver accettato il compito di ministro dell’Istruzione visto che sul piano della razionalità e della logica formale il ministero dell’istruzione è di fatto da alcuni decenni completamente ingovernabile (e non solo per ignavia dei ministri), come già nei primi anni 2000 l’allora ministro Moratti aveva avuto il coraggio di denunciare: in assenza di una visione politica sulle finalità della  scuola, senza  una passione sociale condivisa e trasversale all’interno della comunità civile in grado di creare  le condizioni affinché bambini e ragazzi abbiano luoghi , momenti e istituzioni che li indirizzino nella costruzione del loro futuro, possono solo prosperare visioni particolari, corporazioni, convenienze contingenti…. Chi può mai governare una situazione del genere?

Del resto, se scelto consapevolmente, fare Politica in questo momento storico, è puro atto di coraggio o di servizio, e non certo scelta razionale …

A riprova empirica della scarsa profondità di riflessione sulla scuola anche nella società civile, possono essere citate le preoccupazioni e le gerarchie di valore circa la importanza della riapertura della scuola, così come appaiono sui mezzi di informazione, sia in quelli istituzionali – i classici media – sia nei blog informali sul web:

  • Consentire alle famiglie e ai genitori o caregivers di poter attendere con più tranquillità ai loro impegni di lavoro (anche perché durante il lungo lockdown per molti genitori – specie le mamme – conciliare lo smartworking [dove possibile] e accudire i figli con l’impegno delle  lezioni  a distanza è stata una impresa titanica….)
  • Favorire la ripresa dei consumi,  frenata da questa enorme incertezza post Covid, grazie alla ripresa della normalità di vita delle famiglie testimoniata dalla riapertura delle scuole
  • Tenere un atteggiamento prudente e cauto nella riapertura per evitare la ripresa della diffusione del contagio nelle famiglie, fonti privilegiate di sviluppo di pericolosi focolai epidemici.
  • Evitare orari scolastici troppo differenziati perchè incompatibili con una organizzazione della vita lavorativa dei genitori e delle famiglie
  • Tutelare i docenti, la cui età media è elevata, non solo i più fragili.
  • Individuare più spazi per consentire un adeguato distanziamento (il famoso metro dinamico tra le rime buccali), utilizzando  tutti i luoghi possibili dove provvisoriamente attivare nuove classi: corollario, dotare le classi di  banchi monoposto…..
  • Reclutare rapidamente migliaia di docenti così da tentare di ridurre il sovraffollamento e coprire i vuoti di organico che si determineranno.

Si potrebbe continuare a lungo.

Nessuno – o quasi – ha provato a mettersi dalla parte dei bambini e dei ragazzi, e a chiedersi quale è l’essenziale dell’esperienza scolastica così da affrontare questa enorme emergenza mettendo bene in vista quale è l’obiettivo irrinunciabile da raggiungere attorno al quale ridisegnare priorità e organizzazione.

L’essenziale della esperienza scolastica non va confuso con il “modello di scuola vigente” così come si è pigramente fossilizzato in questi decenni e che come tutti i “modelli organizzativi”  sono o dovrebbero essere solo strumenti e non fini. Purtroppo nelle società vecchie e decadenti, timorose di ogni cambiamento, è frequente – specie nei servizi pubblici – il mal vezzo di sostituire i fini con i mezzi.

I compromessi organizzativi e i relativi e inevitabili rischi sono sempre da rapportarsi alle finalità irrinunciabili da perseguire: il rischio è tanto più accettabile (ben inteso, facendo di tutto per ridurlo)  quanto più il fine è importante, significativo ed è condiviso.

Tra le gli obiettivi motivanti la riapertura (assolutamente necessaria) prima elencati,  nessuno è isomorfo alle esigenze dei bambini e dei ragazzi: ulteriore evidenza empirica sull’importanza  che questa nostra società post-moderna riserva ai propri “piccoli”, ossia al proprio futuro!

Non che sia di poco conto consentire ai caregivers di poter lavorare in tranquillità sapendo che i propri figli sono adeguatamente accuditi, ma se questo fosse il fine principale della scuola, forse l’organizzazione scolastica potrebbe essere più semplice e in fondo anche molto meno complicata e costosa dell’attuale….

Dalla parte dei bambini e dei ragazzi

Fin circa i 7- 8  anni è prioritario far vivere ai bambini significative e continue esperienze sociali in piccoli gruppi, con adeguato coinvolgimento emotivo anche per il tramite di contatti fisici ravvicinati: le competenze sono forma e sostanza su cui strutturare una adeguata esperienza di socializzazione e condivisione con gli altri con  regole a  complessità crescente:

  • Strutturare i gruppi classe in “cluster chiusi” per ridurre i rischi e facilitare il tracciamento e allo stesso tempo favorire nel cluster una maggiore fluidità di comportamenti possibili
  • Responsabilizzare le famiglie a tenere – per quanto possibile – un prudente atteggiamento di vita sociale famigliare riducendo contatti e spostamenti
  • Condividere un patto di solidarietà tra insegnanti, educatori e caregivers per segnalare reciprocamente sintomi sospetti e aiutare il mondo sanitario nel compito di sorveglianza attiva e discreta
  • Dotare gli insegnanti di visiere trasparenti (adesso ce ne sono di certificate), facendole indossare anche ai bambini appena possibile, integrandole nella esperienza didattica: anche mangiare assieme in classe è uno strumento di crescita nella socializzazione primaria
  • Chiamare i pediatri di famiglia a supportare il lavoro di dirigenti scolastici per discernere e cercare di distinguere tra forme covid e forme parainfluenzali – anche con l’ausilio di test rapidi o tamponi se necessario – sempre con la supervisione dei dipartimenti prevenzione delle asl.
  • Favorire la messa in comune di risorse per il trasporto dei bambini da parte delle famiglie.
  • Organizzare orari di inizio e fine scuola “flessibili” così da poter supportare con un sistema di trasporti dedicato questa specifica tipologia di bambini
  • Formalizzare la necessità di flessibilità dell’orario lavorativo e intervenire con strumenti a sostegno del reddito nel caso di obbligata riduzione dell’orario di lavoro legata alla tipologia produttiva inconciliabile con la flessibilità degli orari scolastici: l’organizzazione del lavoro è strumento per conciliare produttività e vita personale (il “fordismo” purtroppo è ancora molto presente..).

Dagli 8 anni fino alla pre-adolescenza prevalgono i bisogni di sviluppo di competenze più formali e accademiche che crescono di pari passo ad una più adeguata capacità di aderire a regole di comportamento anche specifiche e particolari, come ad esempio quelle proprie di una pandemia:

  • Rimane fondamentale una organizzazione in gruppi classe strutturati e con pochi contatti trasversali (fin tanto che dura la pandemia), all’interno dei quali sviluppare attività più formali e accademiche con adeguato rispetto di più rigorose regole di distanziamento e prevenzione
  • Incoraggiare momenti di maggior condivisione informale tra i bambini, ma solo in gruppi stabili e in momenti pre-definiti, utilizzando spazi più ampi, anche a rotazione, da sanificare e arieggiare adeguatamente prima di ogni utilizzo: si sacrifica necessariamente un po’ di esuberante spontaneità, ma è un vincolo che nel breve periodo non dovrebbe creare particolari conseguenze allo sviluppo dei bambini.
  • Strutturare all’interno del percorso accademico anche le esperienze legate alla pandemia: gli apprendimenti vanno sempre vivificati in relazione ai contesti e alle esperienze contingenti, anche per ridurre senso di angoscia e di paura.
  • Orari di inizio e fine della scuola flessibili così da mettere in condizione il sistema di trasporto di garantire adeguate misure di distanziamento
  • Scrupolosa attività di sorveglianza da parte dei dipartimenti di prevenzione delle Asl.

Per le scuole secondarie di secondo grado sarebbe in realtà possibile programmare la attività scolastica in modalità più compatibili con lo stato emergenziale, utilizzando in maniera strategica e tecnicamente competente per attività mirate la didattica a distanza, probabilmente più efficace per alcuni obiettivi accademici: e qui il ministero avrebbe dovuto attivare formazione, supervisione e gruppi strutturati di supporto ai docenti, suddivisi per aree tematiche di insegnamento.

Ridurre le ore di presenza diretta a scuola e renderle momenti vivi di confronto e di esperienze anche di gruppo, alleggerirebbe la pressione sui mezzi di trasporto, e ridurrebbe gli assembramenti:  e non è detto che da queste esperienza non nasca la “scuola del futuro” capace di  mixare meglio le parti di confronto e di condivisione critica del sapere per il quale il lavoro di gruppo in presenza e con  la guida del docente è fondamentale,  con  le parti di apprendimento più formali dove la tecnologia informatica può essere di grande aiuto: serve autonomia sostanziale di insegnamento e di programmazione all’interno di un rapporto di rinnovata valorizzazione del ruolo e della funzione del docente che parta dalla società civile. Compito della Politica è coinvolgere la società  in un grande dibattito che aiuti a rimettere al centro il senso e il fine della scuola per un nuovo “patto sociale” intergenerazionale (e qui scontiamo ancora gli errori e le colpe della sinistra italiana  che  ha usato o ha cercato di usare  la scuola per conquistare il potere politico, esasperando il pensiero gramsciano, all’interno di un sostanziale rifiuto del modello sociale liberale e borghese…)

Investire nei giovani e credere in loro, anche sfidandoli e responsabilizzandoli molto più di quanto non accada adesso: le sfide e gli impegni devono essere importanti, ineludibili, ma coerenti con i valori in essere nel mondo degli adulti: onestà, cooperazione, sacrificio non possono essere “giochi fittizi” validi solo a scuola.

Per fabbricare i futuri competitor nel mercato del lavoro globale così da vincere le sfide produttive della globalizzazione, meglio investire in robot umanoidi: più affidabili e meno costosi.

Massimo Molteni