Il thinkthank,  gruppo di studio, denominato  Autonomy ( CLICCA QUI ) ha reso noto uno studio in base al quale si giunge alla conclusione potrebbe prevedere, nel Regno Unito, l’introduzione della settimana con solo quattro giorni di lavoro. Il settore pubblico potrebbe fare da battistrada assicurando  fino a mezzo milione di nuovi posti di lavoro e contribuirebbe, così,  a limitare l’aumento della disoccupazione.

La ricerca prova ad offrire un’alternativa alla possibilità che, invece, si vada verso un imponente piano di licenziamenti. Il costo previsto oscilla tra  i 5,4 e i nove miliardi di sterline all’anno, ma avrebbe la controindicazione per il governo conservatore di Boris Johnson che finirebbe per favorire le aree del nord dell’Inghilterra un tempo serbatoio elettorale degli avversari laburisti. Meno beneficiata Londra che ha una più alta occupazione nel settore privato.

Inoltre, le cifre indicate allargherebbero ulteriormente il deficit di bilancio del Regno Unito salito già oltre i 300 miliardi di sterline, è improbabile che il piano trovi il favore del cancelliere, nonostante il suo riconoscimento che la disoccupazione aumenterà durante l’inverno. Resta in ogni caso la valutazione della Banca d’Inghilterra sull’aumento prevedibile del tasso di disoccupazione destinato a salire dal 4% al 7,5% entro la fine dell’anno.

Autonomy ricorda che in altre occasioni nel passato si utilizzò la riduzione delle ore di lavoro settimanali per contrastare la disoccupazione, come fu nel caso del periodo del New Deal del presidente americano Roosevelt del primo governo Thatcher durante la recessione del 1979-1982. Un riferimento va anche allo schema tedesco della riduzione dell’orario di lavoro, denominato Kurzarbeit, è stato utilizzato durante la crisi finanziaria del 2008 e nuovamente utilizzato durante la crisi provocata dal Coronavirus intervenendo con accordi a livello di contrattazione collettiva.