“Siamo molto preoccupati che siano andati a votare solo quattro italiani su dieci, perché in questo modo la democrazia è sconfitta”. Parla cosi Silvio Berlusconi all’indomani del ballottaggio delle amministrative.

Gli altri del centrodestra si leccano le ferite e riprendono con la litania sul centrodestra che vince solo se unito. Il paradosso è che lo dicono all’indomani di clamorose. Riprodotte a livello locale dopo quelle a livello nazionale che si succedono da quasi quattro anni. L’esperienza del primo Governo Conte e, poi, l’Esecutivo Draghi avrebbero potuto portarli alle stesse considerazioni già tanto tempo fa.

Berlusconi chiosa sostenendo che il centrodestra ha sempre vinto sulla linea più moderata da lui rappresentata. Forte la critica a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini, come per dire loro che, continuando con la loro guida bicefala, il centrodestra non farà molta strada.

Ma se a destra c’è un silenzio tombale, e preoccupante, sull’astensionismo, anche a sinistra non sanno andare oltre la sopravvalutazione dei risultati raggiunti con un’affluenza alle urne di poco superiore al 42%. Si vede che non hanno metabolizzato bene quel famoso 40% raccolto da Renzi alle europee del 2015 quando. Forse, Enrico Letta e tutto il suo Pd dovrebbero riflettere meglio prima di cantare vittoria in maniera così esagerata.  Perché ce ne vuole a dimostrare che è “vera gloria”.

I risultati di quest’ultimo turno elettorale hanno fatto emergere tutta l’incertezza della guida nel centrodestra e che a sinistra nessuno ha ancora ben capito cosa sia il “campo largo” di cui continua a parlare Letta. Due questioni che mettono in discussione la perpetuazione del sistema bipolare sostenuta dagli uni e dagli altri.