Andy Burnham, già due volte candidato alla leadership laburista più di dieci anni fa, torna oggi al centro della scena politica britannica come possibile alternativa al Primo ministro, Keir Starmer. La sua vittoria nel collegio di Makerfield a metà strada tra Liverpool e Manchester. In quest’ultima, la seconda città inglese, è stato due volte sindaco. Adesso ha stravinto, con un aumento significativo dei voti rispetto alle elezioni del 2024, e soprattutto travolgendo quel Farange che rappresenta la destra più estrema presente nel Regno Unito dai tempi di Oswald Ernald Mosley dell’Unione Britannica dei Fascisti degli anni 30. E va notato che Burnham ha stravinto in quel collegio di Makerfield dove Farange aveva mietuto un grande successo in occasione del voto per la Brexit.

Burnham è sostenuto da molti deputati laburisti che vedono in lui l’unica figura capace di rilanciare un partito in crisi dopo mesi di sondaggi negativi e risultati elettorali amministrativi deludenti. La sua carriera è lunga e complessa: cresciuto in una famiglia laburista, cattolico di formazione, appassionato di musica indie e tifoso dell’Everton – la squadra considerata dal convincimento popolare quella dei cattolici di Liverpool, città dove è nato – ha scalato rapidamente il partito fino a diventare Ministro sotto Gordon Brown. Come sindaco, si è costruito un profilo popolare grazie alla riforma dei trasporti e allo scontro con il governo conservatore durante la pandemia, che gli valse il soprannome di “King of the North”.

Burnham ha attraversato varie fasi: da blairiano moderato a figura più spostata a sinistra, favorevole alla nazionalizzazione di acqua ed energia. Ha servito nel gabinetto ombra di Corbyn, pur non appartenendo alla sua area, e non si dimise durante la rivolta interna del 2016. È stato anche un sostenitore del Remain e ha dichiarato che vorrebbe vedere il Regno Unito rientrare nell’UE “nel lungo periodo”.

Il suo ritorno a Westminster è stato possibile solo dopo che il deputato Josh Simons ha lasciato il seggio per favorire la sua candidatura. Con il Labour in difficoltà e Starmer sotto pressione, Burnham appare ora come il nome più credibile per una futura sfida alla leadership.

Arriva dopo due fasi “vivaci” del laburismo

La sua possibile ascesa arriva dopo due fasi molto diverse della storia recente del Labour, entrambe molto “vivaci”: quella di Jeremy Corbyn, segnata da una forte radicalizzazione a sinistra; e quella di Keir Starmer, percepito come molto vicino agli ambienti ebraici britannici e orientato verso una linea più tecnocratica.

In questo contesto, alcuni osservatori ritengono che il partito potrebbe tentare una terza via per uscire dalla crisi: affidarsi a una figura come Burnham, che unisce radicamento popolare, sensibilità sociale e un riferimento esplicito alla Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con la sua enfasi su comunità, solidarietà e giustizia sociale. Una scelta che potrebbe parlare a un elettorato operaio e periferico che il Labour ha progressivamente perso negli ultimi anni.

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