“L’uomo che si pensava Prometeo, ubriaco del proprio potere, si è sbriciolato di fronte a un virus impalpabile– afferma a Interris.it il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente dell’episcopato toscano ed ex segretario generale della Cei-. Il Covid ha messo in crisi prima il sistema sanitario e poi un’economia malata come l’ha definita il Papa. Un’economia fondata sul profitto, sull’individualismo, sulla cultura del bisogno e dell’usa e getta“.

Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze è il secondo dei quattro figli di Antonio Betori e Lina Martelloni, entrambi attivi a Foligno nella vita dell’Azione Cattolica. Il padre, insegnante, fu tra gli artefici della nascita e dello sviluppo della Casa del Ragazzo, opera sociale per l’educazione e l’avviamento al lavoro di giovani emarginati. La formazione teologica del futuro porporato è avvenuta alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico. Ha insegnato all’istituto superiore di scienze religiose di Assisi e nelle scuole di formazione teologica di diocesi umbre. Ha collaborato con l’Ufficio catechistico nazionale nella stesura dei catechismi della Cei e ne è stato per un quinquennio il direttore. Dal 1996 al 2001 è sottosegretario della Conferenza episcopale italiana per poi divenirne segretario generali fino alla promozione nel 2008 alla guida dall’arcidiocesi di Firenze. Ha partecipato al conclave del marzo 2013 che ha eletto Papa Francesco. In Vaticano è membro delle congregazioni per il Clero e delle Cause dei Santi.

In questo momento di difficoltà generale che tipo di risorsa è la famiglia?

“La mia riflessione si basa su due considerazioni. La prima è che la dinamica della vita ecclesiale ( CLICCA QUI )  si fonda sulle relazioni, la prima ovviamente con Dio, ma poi anche fra i membri della comunità ( CLICCA QUI ). Ora fra tutte le relazioni quelle familiari sono quelle fondamentali. Per cui non si può pensare di creare una comunità cristiana, se non a partire da una valorizzazione delle relazioni familiari e a seguire di tutte le altre. La seconda è che dal momento che la Chiesa vive per testimoniare il Vangelo nel mondo, è fuori dubbio che la famiglia costituisce il nucleo fondamentale della società”.vita ecclesiali
Quali sono gli effetti? 

“E’ impensabile che la Chiesa possa esprimere il volto del Vangelo se non implicando anzitutto la presenza delle famiglie all’interno della vita sociale, la loro formazione e il loro servizio. Ultima nota. La famiglia è sempre stato il primo e principale canale di comunicazione della fede. Oggi direi essenziale dato che il cristianesimo non fa più parte della cultura diffusa, non permea più come accadeva un tempo altri contesti sociali (scuola, lavoro, politica ecc). Ai genitori quindi, oggi più di ieri, la responsabilità di trasmettere la fede come il più importante tra i beni posseduti”.

Quali sono oggi le priorità spirituali nell’emergenza sanitaria?
“Nella pandemia qualcosa di impensabile ha mostrato in modo evidente tutta la nostra umana fragilità, come singoli e come società.  E’ essenziale recuperare la centralità della persona e delle relazioni per arrivare ad una economia etica. Un’economia, cioè, che generi un profitto orientato al bene comune. Che si basi sul farsi carico gli uni degli altri. Che non ignori le esigenze dei più deboli. Che non acuisca le disuguaglianze. Condivisione e compassione sono i principi che dovrebbero guidare tutti, in particolar modo i cristiani. Per affrontare questa fase di emergenza economico-sociale. Perché nessuno sia o si senta abbandonato”.

Come si esce del tunnel?

“La crisi economica deve richiamare tutti ad una responsabilità che alimenti la speranza. Come credenti non possiamo lasciarci soffocare dal peso delle sofferenze e delle difficoltà. Non perché li si voglia negare, ma perché la fede ci aiuta a vivere anche i momenti del dolore nella luce della Pasqua”.

I giovani si interrogano meno sul senso della vita?

“La domanda di senso appartiene all’uomo, appartiene ad ogni età. Caratterizzandosi naturalmente in maniera diversa. Che la domanda di senso sia percepita consapevolmente questo è uno dei grandi interrogativi oggi. Perché i segni che manchi un senso ci sono. A cominciare della ricerca dell’oltrepassare il limite che è tipico dei giovani del nostro tempo. Che però questa mancanza sia percepita come uno stimolo a una ricerca di verità, questo oggi è assai problematico. I segni che manca un senso ci sono. Ma il problema è come dare forma a questa domanda”.

Può farci un esempio?

“I ragazzi si chiedono per cosa, per chi vivere. Sentono l’esigenza di individuare che cosa li attragga, cosa desiderano. La risposta è suggerita dalla radice latina del termine ‘de-sidera’. E cioè ‘verso le stelle’. E’ in alto che devono rivolgere lo sguardo i giovani. E chi li ha a cuore deve indicarglielo. La stella per noi è Gesù, la strada su cui raggiungere Dio come risposta alla nostra sete di verità e di amore”.

Dove si può trovare nel Vangelo una risposta?

“La Buona Novella è anzitutto la scoperta della Misericordia di Dio, capace di sanare le nostre fragilità. Perciò io proporrei la parabola del padre e i due figli. Al centro della parabola sta il mistero della riconciliazione. Essere riconciliati, amati, per grazia. Appunto il mistero del lasciarci riconciliare nella nostra libertà. Una riconciliazione che non significa tendere un velo pietoso sulle nostre mancanze. Il modo con cui Dio ci riconcilia è che il suo amore prende possesso della nostra vita. E la trasforma, facendoci creature nuove”.

A cosa si riferisce?

“Dal Padre noi tutti figli abbiamo ricevuto il patrimonio dell’esistenza, i talenti, e la libertà di scegliere due strade possibili. Impiegare i doni ricevuti nel servizio di Dio o decidere di costruire da soli la propria vita e la propria felicità. Il figlio più giovane della parabola ha scelto la seconda via. Una via che gli ha riservato tante difficoltà e sofferenze. Tuttavia la mano del padre è sempre pronta ad accoglierlo e risollevarlo”.

Giacomo Galeazzi

 

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