Giornalisti nemici della verità. Il paradosso inquietante del tempo che viviamo, sta nei numeri diffusi oggi dall’organizzazione Reporters Sans Frontières (Rsf). In un anno 67 giornalisti sono stati uccisi mentre, appunto, andavano a caccia della verità. Almeno il 79% di loro è stato vittima di forze armate, gruppi paramilitari o di reti criminali. Solo l’esercito israeliano a Gaza è responsabile di oltre il 43%, dei crimini commessi negli ultimi dodici mesi. Ma dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, nell’ottobre 2023, “l’esercito israeliano ha ucciso 220 giornalisti, almeno 65 dei quali a causa del loro lavoro o mentre erano al lavoro”.

Carcere e torture

Gli ultimi tre anni sono stati i peggiori per la libertà di informazione, con il 2025 più letale anche in Paesi non in guerra. Il Messico è diventato il secondo Stato più pericoloso al mondo per i giornalisti, con nove morti solo quest’anno. Altri quattro sono morti in Sudan, dove è in corso il conflitto tra esercito e forze paramilitari. Solo due dei giornalisti uccisi negli ultimi 12 mesi sono morti fuori dal loro Paese: il fotoreporter francese, Antoni Lallican, ucciso in un attacco di droni russi in Ucraina, e il giornalista salvadoregno Javier Hércules, morto in Honduras, dove viveva da più di dieci anni. “ Gli altri cronisti sono stati assassinati mentre lavoravano nel loro Paese ”, rimarca Rsf. La violenza contro la libera informazione si esprime anche nella repressione fisica, nella riduzione al silenzio, con le torture e ben  503 giornalisti detenuti in 47 Paesi. Che mondo ci viene raccontato in queste condizioni ? I leader mondiali si presentano concilianti e impegnati a sostenere anche cause umanitarie, ma poi in Cina c’è la più grande prigione al mondo dove sono rinchiusi 121 reporter. È seguita dalla Russia (48) e poi dal Myanmar (47). Sotto la guida di Vladimir Putin, la Russia imprigiona più giornalisti stranieri di qualsiasi altro Stato (26). Anche Israele non tollera scritti e reportage televisivi con 20 giornalisti in prigione.

Giornalisti testimoni del tempo

Le analisi di organizzazioni come Rsf servono a scuotere le coscienze, a far toccare con mano le avversità verso chi informa e rischia in prima persona. Di odio parla il direttore di Reporters Sans Frontières:  “Ecco dove porta l’odio per i giornalisti. Quest’anno ha portato alla morte di 67 giornalisti, non per caso, e non sono state vittime collaterali. Sono stati uccisi, presi di mira per il loro lavoro ”, ha detto Thibaut Bruttin. Cronisti testimoni del tempo sia in pace che in guerra. I regimi autoritari non hanno mai nascosto la loro contrarietà alla stampa che critica, accerta, indaga. Ma anche le democrazie hanno imboccato la strada di leggi e norme che limitano il diritto dei cittadini a essere informati. Si adottano strumenti più subdoli e sofisticati, che raggiungono l’identico devastante risultato  di privare i cittadini di conoscere i fatti in modo documentato.  Magari si fanno conferenze stampa una volta l’anno, si presentano querele farlocche, si stilano liste di giornalisti non graditi al Palazzo. I giornalisti, ha aggiunto Bruttin “testimoni chiave della storia, sono gradualmente diventati vittime collaterali, testimoni oculari scomodi, merce di scambio, pedine in giochi diplomatici, uomini e donne da ‘eliminare’”.  Chi voleva eliminarli ha raggiunto il proprio crudele obiettivo, ma l’informazione e il coraggio di altre migliaia di giornalisti in tutto il mondo non è morto. Combattono anch’essi una guerra difficile e rischiosa: per la verità.
Nunzio Ingiusto
Pubblicato su www.italianotizie24.it

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