Martedì scorso i prezzi del gas in Europa sono aumentati di oltre il 30% nonostante non siano venute a mancare le forniture provenienti dalla Russia nelle ultime due settimane. In Olanda l’aumento è stato del 32%. Nel Regno Unito del 38. Nel complesso, siamo di fronte al quadruplicamento dell’aumento dei costi rispetto al gennaio di un anno fa. Stando però a quello che sostengono i russi, pare il loro gas stia dirigendosi non verso il Vecchio continente, bensì in Polonia e in Ucraina.

Vengono così snocciolati dati registrati al punto di misurazione di Mallnow, al confine tra Germania e Polonia, con quasi un raddoppio del transito del gas passato da 5,8 milioni milioni di chilowattora all’ora (kWh / h) a 9,9. Questa storia andrebbe avanti da quindici giorni, appunto, rovesciando l’andamento in atto prima di Natale.

La Russia utilizza queste informazioni per confermare quanto aveva già dichiarato lo scorso dicembre il presidente russo, Vladimir Putin, e cioè che gli operatori tedeschi stavano rivendendo il gas russo ad est invece che pensare ad alleviare la pressione sui prezzi praticati nell’Unione europea.

Per un certo periodo di tempo si è ritenuto che i costi, destinati a pesare moltissimo sui bilanci delle famiglie e sulle aziende forte consumatrici di energia, erano spinti al rialzo a causa soprattutto della riduzione del rifornimento assicurato dalla Russia.  E per questo si era molto premuto sull’Opec per ottenere un aumento della produzione del petrolio, ma la risposta si è limitata al solo modesto impegno previsto con l’arrivo del mese di febbraio di un incremento pari ad appena 400.000 barili al giorno.

Questo piccolo aumento non è certamente in grado di bilanciare il taglio deciso dai produttori di dieci milioni di barili giornalieri lo scorso anno in risposta alle conseguenze provocate dal crollo della domanda mondiale in particolare per ciò che ha riguardato i viaggi delle persone e il trasporto merci.

Nessuno nega quindi che i prezzi dell’energia dipenda da fattori anche geopolitici, come posso ma è evidente che il grosso degli aumenti è in realtà frutto dell’andamento dei mercati che, ovviamente, sono guidati da logiche diverse da quelle che si dovrebbero preoccupare del vivere comune. Così, il costo finale finisce sempre a colpire gli stessi che, sulla carta, sarebbero i più, ma poi non riescono mai a far valere la politica per difendersi di più.