L’enciclica “Laudato si” di Papa Francesco del 2015 ha come “sottotitolo” enciclica sulla cura della casa comune.Questa enciclica potrebbe essere presa come programma o manifesto di un partito di ispirazione cristiana, aperto ai laici e a chiunque condivida il principio di una ecologia integrale che comprenda i problemi  ambientali e i problemi di giustizia sociale del mondo.

L’enciclica rappresenta una pietra miliare nella storia della Chiesa e dell’umanità e oggi, in piena emergenza da corona virus, il tema della salvaguardia dell’ambiente si ripropone con forza. I partiti politici tradizionali (e costituendi) non hanno ancora capito fino in fondo la centralità politica del problema della cura della casa comune e quindi è utile qualche considerazione sul tema. In particolare è utile chiedersi chi potrebbe occuparsi della attuazione dei principali contenuti dell’enciclica.

Partiamo dalle rivoluzioni industriali. Il benessere dell’umanità è aumentato in seguito al progredire dello sviluppo economico e tecnologico. A partire dalla prima rivoluzione industriale, caratterizzata dall’utilizzo del carbone e del motore a vapore, per passare alla seconda rivoluzione industriale dalla  metà del 1800 caratterizzata dal petrolio e dal motore a scoppio e alla terza a partire dalla metà del 1900, caratterizzata dalla energia atomica e dall’informatica, il livello di vita dell’uomo è aumentato anche se tale processo non è stato lineare e si sono registrate guerre, tensioni sociali, lotte sindacali e fenomeni quali il colonialismo e la globalizzazione.

Il processo di industrializzazione ha portato ad una urbanizzazione disordinata del territorio e alla nascita di grandi città e megalopoli con tutti i problemi sociali conseguenti. Accanto a queste problematiche si  sviluppano il welfare e i diritti civili, la legislazione del lavoro e le tutele sindacali si affermano. Si registrano progressi in campo igienico-sanitario con il conseguente abbattimento del tasso di mortalità e l’innalzamento dell’età media della popolazione. I salari aumentano, aumenta il reddito medio, si estende la alfabetizzazione, si afferma la emancipazione femminile ,la classe operaia acquista un peso sociale e politico, diminuiscono i poveri nel mondo ma, per contro, aumentano le diseguaglianze sociali a livello nazionale e internazionale.

I giovani vivono spesso condizioni di precarietà ma godono comunque di un certo livello di benessere che permette loro di spostarsi e viaggiare più di un tempo, condividono il desiderio di un mondo migliore basato su pace e giustizia, hanno una coscienza ecologica e un desiderio di solidarietà diffuso. Alcuni cadono nel disagio e nella emarginazione ma stanno emergendo valori nuovi nel campo dei diritti umani, tutela ambientale, cultura della pace, lotta alla povertà nel mondo. Parallelamente all’aumento del livello tecnologico e dello sviluppo dell’economia aumenta il degrado dell’ambiente.

Con l’inizio del 900 e con la seconda rivoluzione industriale nasce il problema dell’inquinamento. Le emissioni di gas nell’atmosfera sono diventate un problema a livello globale e inducono i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale, dovuto alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto) nell’atmosfera e il modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili provocano lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari e gli impatti più pesanti di questi cambiamenti ricadono sui paesi eufemisticamente chiamati “in via di sviluppo”.

Si va verso un progressivo esaurimento delle risorse naturali e la disponibilità di acqua potabile rappresenta una questione di primaria importanza nella misura in cui la povertà di acqua pulita, specialmente in Africa, provoca dissenteria e colera. Per ultimo occorre segnalare la perdita di biodiversità, la deforestazione, il deterioramento della qualità della vita umana e la degradazione sociale.

Tutti questi fenomeni sociali e ambientali sono contrastati da numerose ONG sparse in tutto il mondo, nate nel dopoguerra che operano a livello nazionale e internazionale. Esistono ONG ambientaliste e ONG che operano per combattere la fame nei paesi sottosviluppati. Esistono infine associazioni orientate alla produzione di beni e servizi di utilità sociale. Tutti questi enti fanno parte del terzo settore. Questo settore pone quale fine ultimo del proprio agire il perseguimento della pubblica utilità e il conseguente incremento del livello di benessere collettivo mediante la fornitura di servizi ad alta densità di lavoro non sostituibili con “macchine”.

Il terzo settore ha avuto un notevole sviluppo in questi ultimi tempi. In Italia ci sono più di 300.000 istituzioni no profit, quasi 5.000 di volontariato con 700.000 addetti in crescita di quasi il 40% negli ultimi dieci anni. Questo settore si occupa di tutte le problematiche sopra specificate. Questo settore potrebbe occuparsi di più e in modo più organico della cura della casa comune non in alternativa al settore privato e al settore pubblico che hanno e avranno un compito molto importante. Occorre coordinare e integrare l’operato delle ONG che si occupano di ambiente con quelle che si occupano di sottosviluppo.

Occorre avere cura della casa comune che comprende sia l’uomo che l’ambiente, occorre operare con la logica dell’ecologia integrale come sostiene Papa Francesco nella enciclica Laudato si. L’obiettivo è quello di affrontare contemporaneamente la riduzione dell’inquinamento e lo sviluppo dei paesi e delle regioni povere. Il principio della massimizzazione dei profitti porta alla avidità che provoca la fame nel mondo e l’inquinamento del pianeta.

L’obiettivo di uno sviluppo sostenibile è l’obiettivo dell’enciclica di Papa Francesco e oggi molti giovani (e non giovani) sono sensibili a questo problema. Molti giovani (e non giovani) hanno una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso . Molti giovani (e non giovani), raggiunto un certo livello di benessere, cominciano ad interessarsi dei problemi economici, sociali e ambientali del mondo. Molti giovani (e non giovani) stanno imparando a vivere con meno e a consumare meno. Molti giovani (e non giovani) stanno imparando che la  felicità non è direttamente proporzionale agli oggetti e al denaro posseduto. Il  grande valore delle nostre vite si trova nelle relazioni sociali e nella solidarietà. Questo è il grosso obbiettivo di chi si deve occupare della cura della casa comune. Papa Francesco ha detto che la chiesa non è una ONG ma potrebbe forse promuovere una ONG (o qualche cosa di simile) che si occupi di progetti di ecologia integrale!

Comunque il primo punto di questa ipotetica ONG o delle ONG esistenti deve essere l’educazione allo sviluppo sostenibile (in Francia l’educazione allo sviluppo sostenibile è parte integrante della formazione in tutti gli ordini scolastici dal 2004) In Belgio da uno studio effettuato recentemente tra 3.000 allievi della scuola secondaria risulta che solo il 45% degli allievi sa che cosa è una energia rinnovabile, nove allievi su dieci ignorano le cause del riscaldamento climatico e più del 60% confonde l’effetto serra con il buco dell’ozono. C’è quindi ancora molto da lavorare e i cattolici si debbono impegnare di più per la cura della casa comune,per la formazione delle coscienze, per una austerità responsabile e per la cura della fragilità dei poveri e dell’ambiente: un pezzo dell’economia francescana di cui si sente parlare da un po’ di tempo.

Maurizio Angellini e Stefano Aldrovandi