Negli ultimi decenni il modello economico che ha dominato è stato un neoliberismo finanziario sregolato che pone la ricerca del profitto come unico obiettivo e sostiene un crescente predominio dell’economia e della finanza sui popoli, sui loro diritti e sui loro destini. Già Papa Giovanni Paolo II nel 1993 ci mise in guardia avvisandoci che “all’origine di numerosi gravi problemi sociali e umani che attualmente tormentano l’Europa e il mondo si trovano anche le manifestazioni degenerate del capitalismo”. Ma il suo monito è stato quasi inascoltato, fino al punto che la disuguaglianza è entrata così profondamente nella nostra coscienza da apparirci normale, cioè un dato di fatto immodificabile: l’aumento del popolo degli ultimi, degli “scarti umani” ormai non fa più notizia.

Oggi il tema della disuguaglianza è ripreso da papa Francesco nelle sue encicliche, riconoscendo che la disuguaglianza è l’origine dei problemi di sostenibilità, non solo ambientale (come la deforestazione in Amazzonia), ma anche politica (con i populismi che minano la democrazia) ed economica (cioè una speculazione finanziaria con l’obiettivo del guadagno facile, anziché del giusto profitto).

L’epidemia ha portato alla luce i problemi sociali preesistenti, li ha resi visibili anche ai più miopi e ha ci ha resi consapevoli che il benessere del singolo è legato al benessere collettivo. La Dottrina sociale della Chiesa (catholic social teaching) ci propone una soluzione moderata e lungimirante, basata sull’economia civile di mercato, finalizzata alla prosperità inclusiva, alternativa sia alla economia neoliberista di mercato, sia all’economia neo-statalista di mercato, della cui inadeguatezza sono ormai tutti consapevoli: la tutela della persona (grazie al lavoro), della società (tramite la riduzione delle disuguaglianze) e della natura (sostenendo la transizione ecologica) sono i capisaldi di cui l’opinione pubblica sta acquisendo consapevolezza.

Il 2021 ha visto la nascita degli hub di sviluppo dell’economia di Francesco (dove due o più” … nessuno da solo!), la crescita dell’associazione UCID che per missione propone la persona e la sua dignità come fine dell’attività lavorativa, la nascita del nostro partito politico “Insieme” che si fonda su valori come lavoro e famiglia, solidarietà e pace.

Queste realtà associative e partitiche, pur nella propria diversità e autonomia, condividono la proposta di un modello di organizzazione economica e sociale volto allo sviluppo umano integrale: questi segnali ci indicano che sta iniziando un cambio di rotta. Durante la virata, che è il cambio di direzione di una barca, la prua si pone parallela alla direzione del vento, passando per un angolo morto in cui non riceve la spinta propulsiva del vento, per questo la virata deve essere corretta e sufficientemente veloce per evitare che la barca si trovi controvento e perda velocità.

Noi, che siamo l’equipaggio di quella barca, siamo chiamati a lavorare affinché la virata si possa completare, siano chiamati a metterci la faccia per un impegno che – come spiega Stefano Zamagni – non può esaurirsi nel piano associativo o pre-politico, rifugiandosi in ambiti di impegno sociale e culturale, ma deve completarsi nel piano politico (ben lontano dalla politica politicante), a partire da una attività di studio e dialogo con gli amici ancora indecisi, da cui emerge l’importanza degli organi periferici del nostro partito (livello regionale e provinciale) per la necessaria azione di radicamento nel territorio: solo raggiungendo una massa critica si può risultare incisivi nel processo di trasformazione indicato.

Carlo Giovannini