Ogni volta ci troviamo di fronte ad una classe politica che ci dice di cadere dal pero. Poi, i suoi rappresentanti si mettono a inseguire ogni proposta possibile al fine di apparire come i salvatori della patria. Magari, non affrontando, o lasciando sullo sfondo, i veri problemi su cui c’è da misurarsi, com’è nel caso dell’annunciato aumento del costo di gas e di energia elettrica.

Qui affrontiamo un caso concreto, dunque, che si inserisce pienamente nel ragionamento che riprendiamo in un altro articolo pubblicato oggi di Giuseppe Ladetto ( CLICCA QUI )

La pandemia ci ha piegato tutti. Per gli aspetti sanitari, per le relazioni, ma anche economicamente parlando. Ovviamente, quest’ultimo aspetto in particolare riguarda soprattutto i meno abbienti e gli abbienti così e così, i lavoratori autonomi, molti dipendenti rimasti a lungo a casa in cassa integrazione. Non è stata una scampagnata, soprattutto per loro.

Intanto, però, hanno dovuto continuare a pagare le bollette per la luce e per il riscaldamento. Adesso, viene loro annunciato che si potrebbe andare incontro ad aumenti addirittura del 40%. Cosa che sembrerebbe non tornare in considerazione del fatto che una prima idea di aumentare i prezzi delle utenze venne archiviata tempo fa, ma allora si parlava addirittura di percentuali d’incremento molto più contenute.

Nel frattempo cos’è accaduto?  C’è stata una caduta verticale del costo del petrolio finito nell’aprile del 2020 addirittura intorno ai 20 dollari a barile( CLICCA QUI ), dunque lontanissimi da quei 113 dollari toccati nel  2013 dalle quotazioni del Brent  ( CLICCA QUI  ). Adesso si registra una tendenza al rialzo, ma secondo i più accreditati analisti si tratterà di un processo che porterà a vedere lievitare i prezzi in maniera più consistente solamente nel corso del futuro, a partire dal secondo semestre del 2022, a patto che l’economia mondiale si riprenda davvero. Non è un caso se nell’Opec continua l’accesa polemica tra chi vorrebbe far lievitare il prezzo del petrolio e chi, invece, continua a calmierarlo, ma comunque l’appuntamento con la decisione definitiva è rinviato al prossimo anno, come sostanzialmente deciso nel corso del recente incontro, dello scorso 1 settembre,  dell’Opec, l’Organizzazione mondiale dei produttori di petrolio, che per ora si sono limitati a ratificare la decisione di aumentare di soli 400 mila barili  al giorno l’estrazione dell’oro nero a partire dal prossimo mese di ottobre( CLICCA QUI ).

Per il gas, però, le dinamiche sono state del tutto diverse e, per questo, si parla di un’impennata improvvisa e decisa, la cui conseguenza è il possibile aumento del costo delle bollette fino a un punto tale che le famiglie, ma anche una parte delle attività industriali, non possono certamente permettersi.

La cosa significativa è stata che la messa in allarme sia venuta dal Ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani. C’è da chiedersi del perché. E se Cingolani non possa essere preoccupato della conseguenza che, alla fine, ne vada di mezzo proprio la disponibilità di molti a credere nella necessità di avviare il cammino di un diverso modello di sviluppo sostenibile, se questo costa. Come tutte le cose, in effetti, il bel termine “transizione ecologica” ha i suoi prezzi e necessita del sostegno convinto e diffuso da parte di cittadini ed elettori. A maggior ragione se se ne ricava l’impressione che a pagare siano, invece, sempre e solo i contribuenti. Tra l’altro, in maniera non equa e solidale perché c’è chi, dopo aver sacramentato un po’, sa che l’aumento non gli cambia molto le cose e coloro, al contrario, che già calcolano quante ore in meno dovranno tenere acceso l’impianto del riscaldamento nel corso del prossimo inverno.

Il fatto è che tra le tante voci che contribuiscono all’impennata del prezzo del gas vi è la quota che proviene dai costi aggiuntivi, oggi diventati necessari per abbattere le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Ciò genera il cosiddetto “prezzo della Co2”  e chiama in campo i cosiddetti “certificati bianchi”, detti anche Titoli di Efficienza Energetica (TEE), per i quali è nato un vero e proprio mercato verso cui si dovrebbe attivare, forse, un controllo particolare.

Esiste dunque il rischio della contrapposizione tra una scelta che è ambientale e di sviluppo e i suoi costi sociali: quella risolta a suo modo da Donald Trump allorquando ha contestato le richieste di riduzione dell’uso del carbone e negato i cambiamenti climatici. Il problema dell’aumento delle bollette finisce, così, per andare ben oltre il significato proprio, di natura prettamente economica, ed influire, persino condizionare, una nuova visione esistenziale. Senza considerare che forti restano le resistenze da parte di tutti coloro che temono di uscire dal mercato se costretti a trasformare i loro mezzi di produzione e la qualità dell’energia utilizzata.

Insomma, attenti a non giocarci la partecipazione della gente al processo di transizione ecologico, ambientale e tecnologico. Così, attendiamo che il Governo definisca un davvero giusto equilibrio, Considerando che la platea di coloro che devono essere tenuti in considerazione non sono solamente le famiglie con l’Isee così basso,  fino a 8.265 euro o fino a 20.000 euro per quelle con almeno tre figli a carico. A queste famiglie vanno da 128 a 177 euro l’annuo per l’energia elettrica e da 30 a 245 euro per il gas. Insomma, somme del tutto insufficienti per fronte a degli aumenti stratosferici annunciati. Poi, ci sono tutte le altre famiglie che non sono assolutamente prese in considerazione.

Alessandro Di Severo