Se avessimo avuto bisogno di una plastica rappresentazione dello stato di umiliante sudditanza del nostro Paese nei confronti di Trump, ce l’ha fornita Tajani che si è presentato al “Board of peace” con il cappellino rosso del movimento MAGA, a rigirarselo tra le mani. Solo tra tutti.
La mimica facciale e lo sguardo smarrito, quasi supplichevole, la postura compassata ed incerta dei movimenti con cui raggiunge la postazione assegnatagli, mostrano l’impaccio di un Ministro degli Esteri che, per primo, si sente fuori luogo e sembra vergognarsi delle figuracce cui è costretto ad esporsi. In quel contesto, ne va della dignità della persona e del ruolo istituzionale che riveste.
E’, a dir poco, sconcertante il grado di servile omaggio che la “nazione” di Giorgia Meloni – forte con i deboli, debole con i forti – è tenuta a palesare pubblicamente nei confronti di Trump, davanti a tanti paesi del mondo. Si dirà che stiamo esagerando: in fondo un cappellino è solo un cappellino. Ed, infatti, è così.
Senonché, vi sono gesti semplici che, per quanto apparentemente insignificanti, bastano da soli a svelare l’universo mentale di una persona. Tajani, in verità, ne sta infilando una dopo l’altra. E vien da chiedersi che cosa debba sopportare il suo partito, anzitutto. ![]()