E’ apparsa la notizia di una lettera del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano al Ministro della Salute Schillaci che lo invita a considerare un orientamento della giurisprudenza di merito, secondo il quale l’autore di un fatto illecito ai sensi dell’art. 2043 c.c. può essere obbligato al rimborso delle spese sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale per la cura della persona offesa.
La giurisprudenza ha riconosciuto da tempo (cfr. SS.UU. n. 174/1971) la tutela aquiliana del diritto di credito del terzo nei confronti dei comportamenti illeciti di persone estranee al rapporto obbligatorio che abbiano reso impossibile per il debitore – vittima dell’illecito- l’esecuzione della prestazione.
Il rapporto tra SSN e paziente, tuttavia, è regolato da norme di diritto pubblico che prevedono la gratuità dell’assistenza, salvo limitate eccezioni, e in tale rapporto il paziente è creditore della prestazione assistenziale. L’orientamento richiamato supera tale rilievo considerando operante la gratuità solo nel rapporto tra SSN e paziente, senza che ciò possa escludere la responsabilità aquiliana del danneggiante per i costi effettivamente sostenuti dal SSN a causa della condotta illecita di quest’ultimo.
Tralasciando le questioni giuridiche sottese a tale orientamento, ciò che si vuole in questa sede sottolineare sono le conseguenze che esso potrebbe comportare qualora si traducesse in una legge o in un atto di indirizzo che imponesse all’Amministrazione sanitaria il recupero di tali somme.
Una norma volta ad introdurre un recupero automatico e generalizzato dei costi sanitari nei confronti del danneggiante, senza neppure valutare l’elemento soggettivo alla base dell’illecito (dolo, colpa grave, colpa lieve), comporterebbe, di fatto, la crescita del rischio economico connesso a qualsiasi attività ed il conseguente ampliamento della domanda assicurativa.
Per le assicurazioni obbligatorie, come quelle per la circolazione stradale o per la responsabilità sanitaria e professionale, una simile misura determinerebbe un significativo aumento del premio assicurativo, che andrebbe a gravare indistintamente su tutti i cittadini, ma soprattutto sulle classi più fragili.
Siamo certi che questa sia la strada corretta per assicurare maggiori risorse alla sanità?
I provvedimenti per la riduzione delle emissioni nelle città si sono tradotti in maggiori oneri a carico di tutti i cittadini, ma soprattutto a carico delle classi più fragili che abitano nelle periferie o nella provincia e lavorano la notte, connessi all’acquisto di nuove auto per poter continuare a circolare, senza che essi siano stati seguiti dalla creazione di parcheggi di scambio controllati o da miglioramenti del trasporto pubblico.
Siamo reduci dalle improvvide misure sull’ecobonus, ispirate al lodevole intento di rilanciare il mercato trainante dell’edilizia e migliorare l’ecosostenibilità degli immobili, le quali, tuttavia, hanno determinato un aumento incontrollato dei costi edili per gli utenti finali, per risolversi alla fine in un vantaggio per le attività che producono alti profitti o sono soggette ad alte tassazioni (accise, etc.). Quest’ultime, infatti, hanno acquistato tali crediti ad un prezzo tra il 15 e il 30% inferiore al loro valore nominale per compensarli con i debiti fiscali, riducendo così gli oneri a loro carico.
Ciò che si vuole sottolineare è la necessità di valutare attentamente gli effetti delle misure che si vogliono adottare, anche se ispirate da ragioni meritevoli di tutela, e l’impatto sociale che esse hanno sulle classi più svantaggiate, evitando che esse, in ultima analisi, si traducano in un vantaggio economico per chi non ne avrebbe davvero bisogno.
Annamaria Pitzolu