Riceviamo da Giuseppe Ecca, e volentieri pubblichiamo, questo sui intervento con il quale annuncia la nascita dell’associazione Democrazia Comunitaria

 La espressione “ritrovare la via” fu di Luigi Sturzo, con riferimento ai grandi fondamenti necessari per una alta ed organica politica laica di ispirazione cristiana.

Il suo Partito Popolare, e la successiva Democrazia Cristiana che ne assumeva l’ispirazione e ne faceva evolvere  il programma, hanno costituito in questo senso esempi storici luminosi (basterebbe pensare allo stesso Luigi Sturzo e ad Achille Grandi per il primo partito, ad Alcide De Gasperi e ad Aldo Moro per il secondo): anche se, con il passare del tempo, hanno pure consentito, nei loro epigoni ed in un universo di adesioni diventato via via vastissimo e diversificato socialmente e culturalmente, esempi a volte mediocri e negativi. Come in genere capita nelle vicende umane, specialmente a partire dalla morte dei fondatori e dalla transizione della prima generazione. Del resto, ben pochi altri soggetti politici possono dire, nel mondo, di avere fatto meglio di questi due.

La storia di entrambi è ormai morta da tempo, come è morta la storia degli altri che, contestualmente con essi, determinarono la politica italiana per decenni. Ne rimangono oggi sparsi segnali soltanto a livello di singole testimonianze di persone e gruppi, anch’essi di diversificato valore morale e culturale; che manifestano sul piano complessivo caratteristiche comuni facilmente riscontrabili: molta buona volontà ma anche molta frantumazione, grande difficoltà ad autodisciplinarsi intorno a regole alte ed effettivamente vincolanti di comportamento e di metodo, prevalente orientamento alla critica degli altri soggetti politici piuttosto che alla costruzione del proprio, mancanza finale di un leader di sicuro e carismatico riferimento.

In questa situazione non sembra esserci molta e fondata speranza di conclusione positiva, a oggi 2021, del tanto auspicato progetto di ripresa organica del relativo movimento. Eppure non ci sentiamo di concludere neppure con un rassegnato quanto diffuso “non c’è nulla da fare, bisogna soltanto aspettare che qualcosa di meglio succeda”. Non possiamo accettare questo atteggiamento per due ragioni: la prima è morale, dato che ognuno deve comunque assumersi in ogni situazione la responsabilità di quanto dipende da lui, la seconda è politica, dato che è sempre meglio partecipare e sostenere le eventuali altre esperienze in atto nelle quali vi siano elementi di positività condivisibili e sviluppabili, piuttosto che limitarsi ad attendere passivamente “tempi migliori”.

Analizzando gli accadimenti degli ultimi trent’anni, ci sembra in realtà esserci stato un tentativo davvero organico e alto (uno solo) per caratura di impostazione morale, valoriale e programmatica, teso a riedificare un partito forte, nazionale e transnazionale, laico e di ispirazione cristiana: ed è stato quello che ha avuto a riferimento coordinativo Gianni Fontana, già deputato e senatore della Dc storica, ministro dell’agricoltura, studioso e cattolico impegnato. Nel novembre 2012 fu celebrato con il suo coordinamento il 19° congresso della Democrazia Cristiana storica, che avrebbe voluto riprendere giuridicamente, politicamente e culturalmente la eredità del partito già scomparso dalla scena politica italiana da oltre un decennio, adeguarne alle esigenze del ventunesimo secolo statuto e programma, riaffermarne ideali, valori e azione.

Ma fu un tentativo stroncato nel giro di poche settimane da un intervento annullatore della magistratura, sollecitato da controinteressati sulla base di istanze giuridicistiche formali, che rivelarono, a noi pare, l’esistenza marginale ma inquinante di ambigui interessi personali o di gruppo connessi sia al vetusto e disperso ma imponente patrimonio materiale della Dc storica (a partire dai non meno di cinquecento immobili) sia a inesauste speranze di riacquisizioni personalistiche e gruppuscolari di potere, sia infine, e soprattutto,  a una visione più ideologica che valoriale della ispirazione cristiana. Salve, naturalmente, le singole lodevoli eccezioni personali di diversi amici.

Da allora, la diaspora democratico-cristiana e popolare si è accentuata e si è dispersa ulteriormente. Avrebbe peraltro potuto venir ricondotta a sintesi alta e unificante, ancora una volta con il riferimento coordinativo di Gianni Fontana,  se non si fosse acceduto incautamente (la valutazione è nostra ma, riteniamo, ben comprovabile) a una scelta tendenziale di “ecumenismo organizzativo” che puntava ad accogliere in spirito di dialogo e unità di cammino tutte e singole le disparate, troppo disparate, realtà gruppuscolari e personali che aspiravano a partecipare all’impresa:  scelta rivelatasi tanto carica di ottime intenzioni quanto minata da mancanza di realismo.

A partire dall’impedito rilancio del 2012, e dal relativo documento di base di impostazione valoriale e programmatica, che era la relazione politica e programmatica presentata da Gianni Fontana, sono stati elaborati comunque via via documenti ulteriori di approfondimento, che consideriamo di alto valore e che fanno fede della piena e coerente adeguatezza e continuità della idea originaria di rinascita e rivitalizzazione del pensiero e dell’azione politica di ispirazione democratico-cristiana, cui manca, dunque, solo “capacità attuativa coerente”: sono stati elaborati, tali documenti, fino all’appuntamento del mese di ottobre 2018, quando parve che finalmente fossero maturate le condizioni di un pieno risanamento di tutte le questioni anche giuridiche frappostesi sul cammino di ripartenza, e fu indetto un nuovo congresso.

Ma toccò proprio a chi scrive la presente nota prendere formalmente atto finale, con rammarico, della assoluta e definitiva insussistenza delle condizioni statutarie e morali necessarie per tale ripresa, a motivo dello spettacolo avvilente di sotterfugi e forzature e falsificazioni e persino tentativi di violenza e proposte mediatorie fra interessi meno ideali e limpidi. Così dichiarammo definitivamente conclusa, almeno per quanto ci riguardava, la questione della Democrazia Cristiana storica. E tutto ciò che è seguito a tale data dell’ottobre 2018 è considerato da noi privo della caratura che occorre per poter rappresentare una speranza di ripresa strutturale per la qualità alta della politica nel nostro paese partendo da quella che fu la Dc storica-formale.

E dunque, oggi? Oggi noi, con semplicità, umiltà e fermezza, ponendo fine a un tale tentativo rivelatosi sbagliato, decidiamo, semplicemente e onestamente, di riprendere la via originaria ma senza inquinamenti, la via che, dopo il blocco operato dalla magistratura nei confronti del congresso Dc del 2012, era già da noi sostenuta: dare vita cioè a una associazione e rete del  tutto nuova di cittadini di ispirazione cristiana, e laica di consonanti valori, decisi a riproporre semplicemente al paese, e a vivere essi stessi, la testimonianza di quegli ideali d’origine, convinti come siamo della loro altissima qualità intrinseca e della loro valenza e fertilità durature al di là di tutte le provvisorietà e contingenze della vicenda politica del paese, ma anche al di là di qualsiasi richiamo a un continuismo formale con quell’antica storia dei due partiti-matrice.

Non ci importa pertanto più, fra l’altro, il numero delle adesioni ma la loro qualità; non il successo elettorale ma la credibilità della testimonianza; non il ruolo di governanti ma quello di fertilizzatori di bene comune; non il colore delle possibili alleanze ma il loro orientamento effettuale al bene comune.

Ripartiamo con novità, dunque, urge ripartire. E il modello più specifico intorno al quale ci organizziamo è quello che più volte abbiamo definito “monasteriale”: centralità della persona e insieme solidarietà comunitaria, statuto snello e insieme inderogabile nei confronti di tutti per la sua valenza etica e formativa ancor prima che organizzativa, formazione permanente e insieme integrata e per tutti, programma a scorrimento continuo ma orientato sempre dai valori e principi del bene comune, linguaggio semplice, chiaro, costruttivo.

I documenti principali di avvio di questo rinnovato impegno intendono essere lo Statuto, compresa la sua Premessa di Valori,  e il Vocabolario di programma, entrambi allegati alla presente nota. Si aderisce all’associazione con contestuali: a. accettazione integrale dello statuto stesso; b. versamento della quota annua di libero ammontare (a partire da un simbolico euro), c. firma personale per adesione. L’autore della presente nota provvederà, come ha già in parte fatto nei mesi trascorsi, a completare e mettere a disposizione di chiunque sia interessato la susseguenza storica degli altri documenti che testimoniano e fondano l’itinerario compiuto della presente iniziativa, a partire dalla già citata relazione introduttiva  congressuale del 2012 presentata dall’amico Fontana, e via via attraverso le successive fasi e analisi sviluppatesi presso la sede di Santa Chiara e fino alla evoluzione verso Democrazia Cooperativa e ora Democrazia Comunitaria, senza trascurare il notevole processo ancora in atto di Politica Insieme, di cui pure siamo stati, con Gianni Fontana, iniziatori e animatori.

Come ogni corpo sociale vivo che nasce, i punti di partenza di questa nuova ripresa di cammino sono dati e certi attraverso questo documento e gli altri poco sopra citati, mentre la loro evoluzione possibile è affidata ai meccanismi di democrazia associativa, partecipativa e pluralista, ivi contenuti, secondo lo spirito ancora una volta sempre idealmente condiviso con l’amico Gianni Fontana.

Crediamo soprattutto nella vocazione a sviluppo integrale della persona e della comunità, nel bene comune, nella ispirazione cristiana, nella fraternità universale, nel diritto e dovere al lavoro e alla formazione permanente per tutti, nella impresa partecipativa e nella economia di cointeressenza, nella famiglia e nella vita fin dal suo concepimento, nel ruolo attivamente equitativo dello Stato, nella democrazia personalista e solidale. Siamo “Democrazia Comunitaria”.

Giuseppe Ecca