Mi chiedo spesso se sono di destra di sinistra, di centro e come posso essere definito. Poi però, subito dopo, mi rendo conto che il tema è da analizzare rispetto a quali Valori o riferimenti io debba o possa trovare una risposta.

Mi pongo spesso la stessa domanda, leggendo il Vangelo e cerco di immergermi nella mentalità e nei tempi di allora, così come emergono dai racconti degli Apostoli e mi rispondo che Gesù Cristo, parrebbe anche ai tempi odierni spesso un rivoluzionario, certamente coraggioso, certamente incisivo, ma non certo populista,  senza risposte, senza venire incontro, concretamente e con semplicità.

Diciamo che cerco di immedesimarmi e collocarmi con il mio coraggio o il mio silenzio all’interno di un giudizio che io stesso cerco di darmi. Alla fine io sono, così almeno credo, ciò che esprime il mio coraggio di essere presente oltre me stesso, nella società nella quale vivo, tra la gente ed i temi quotidiani con i quali mi confronto, con i problemi che mi creo o che devo affrontare.

In realtà mi interessa forse anche meno, almeno in generale, su come io vengo percepito, perché cerco di essere ciò che sento, con responsabilità e coraggio, costruendo o rafforzando ogni giorno un mio carattere, immerso come sono nelle responsabilità di padre, di marito, di cittadino, di imprenditore o professionista.

Vivo e rappresento, con i Valori che porto, un impegno e non fuggo via, ma vado incontro alla pienezza della mia giornata, anche alla mia responsabilità nei riguardi del Creato, della Società, del mio prossimo.

Sono deciso, sono paziente o indulgente, ho coraggio, rischio anche di sbagliare, ma mi impegno concretamente? Uso la cure solo per tagliare o anche per costruire? Penso di costruire sempre e spero che ciò sia visibile, ma non cerco affermazione. Cerco di esserci non solo giudicando, giudicando per primo me stesso, spesso anche sbagliando in un giudizio troppo severo o poco approfondito. Cerco di capire di cosa sono in debito, più che in credito, cosa posso ancora fare e di più, senza sempre aspettarmi dagli altri e quindi senza giudicare i ritardi, gli errori degli altri.

Ed anche nei riguardi della Politica, ascoltando, leggendo quotidianamente, l’approccio può essere lo stesso, che è poi l’approccio riflessivo e costruttivo.

Mi chiedo cosa farei io se fossi al posto di chi vorrei giudicare. Mi chiedo se sarei più presente, se avrei una capacità di ascoltare, riflettere e poi coordinare, più che criticare. Mi chiedo se riuscirei a costruire una squadra che “insieme” possa rappresentare un “indirizzo”, una via, un “esserci” per cercare di costruire risposte.

Vedo che molta gente spesso mi ferma, incitandomi ad entrare in Politica, chiedendomi perché non lo faccio. Queste persone, spesso persone semplici, che incontro per strada la mattina, che mi vedono da anni partire per poi arrivare la sera, che conoscono mia moglie, i miei figli che hanno visto crescere negli anni, che leggono ogni tanto qualche mio intervento, lentamente hanno il coraggio di venirmi incontro, di fermarmi, di chiedermi qualcosa di più. La sento questa responsabilità, la percepisco questa aspettativa.

So di essere un “professionista” nel mio mondo, innovativo e coraggioso, ma lo sono ugualmente nella società o almeno dove non misuro su di me risultati immediati o  diretti del mio operato? Ma poi mi chiedo se occorre attendere che nasca un gruppo o se le persone che ho incontrato si aspettino proprio da me, questo essere presente, più che chiedermi se sono di destra o di sinistra o quant’altro.

Mi hanno individuato per ciò che rappresento, in tedesco si direbbe “darstellen”, che può essere tradotto anche in “rappresentare, essere, raffigurare, descrivere”, che può essere anche interpretato in un modo di affrontare anche generiche aspettative, dando una risposta con i propri Valori , con il proprio carattere ed il proprio coraggio ed essere quindi “presente e vivo”, anche agli occhi di quelle persone.

Quando la domanda che ricevi, anche per strada rappresenta un’aspettativa altrui, significa che in un qualche modo rappresenti una responsabilità verso il prossimo, che ti chiede di dare o fare anche per lui.

E’ una sensazione che puoi respingere, chiudendoti in te stesso, dicendoti “ci pensino i preposti”, o puoi metterti “in mezzo” al centro della tua responsabilità ed in questo dai anche esempio. Se ciò significa in concreto anche esprimere una proposta di cambiamento, ciò significa che ad ogni potenziale diversa visione, più che semplice critica, prospetto una proposta, con nuova visione e mi rendo disponibile.

Se questa piccola regola può essere condivisa, è per me un grande passo verso un rinascimento culturale e sociale ed io ci tengo molto a diffondere questo metodo, perché credo che possa rappresentare una vera via per uscire dalla sola critica, dall’allontanarsi, che nulla risolve.

E’ questo che ho trovato incontrando nel mio “viaggio” altri amici che mi hanno chiesto di costruire insieme ed ho incontrato Politica Insieme dove ancora cerco di costruire un’azione possibile e di Valore, coordinata nel dare, più che nel chiedere.

Alberto Berger