Si è ormai al voto per il referendum sul taglio dei parlamentari, non è mancata la disputa tra i sostenitori delle due posizioni in campo. La soverchieria, la presunzione, i discorsi puerili degli esponenti del SI, devono far riflettere, impongono attenzione, considerate la falsità, la banalità, la opacità delle motivazioni addotte dagli aspiranti vincitori del SI. Qualche loro esponente ha accusato di saccenteria illustri giuristi che con argomentazioni compiute e coerenti col diritto parlamentare e costituzionale hanno espresso chiaro e tondo il loro NO, di cui anche noi siamo convinti assertori, senza riserve.

Il dato che desta stupore maggiore è che una parte della sinistra, figlia di quella che contribuì a redigere con partecipazione attiva e scrupolo la Carta costituzionale del 1948, si è ridotta all’inciucio con i grillini, movimento populista senza storia e senza avvenire, per non perdere le posizioni di potere raggiunte, nonostante la sconfitta elettorale del 2018. La Costituzione è un testo “sacro” scritto e voluto da cattolici, comunisti, socialisti, liberali finalizzato all’organizzazione della democrazia e a rafforzare la libertà, riconoscendo pieno rispetto alla dignità della persona umana.

La storia dei popoli è contraddistinta da un continuo processo che ha come fine l’emancipazione del soggetto umano, attraverso la crescita della democrazia e la diffusione della libertà. I partiti una volta lavoravano per conquistare tali traguardi, proponendo e attuando riforme strutturali in campo sanitario, fiscale, scolastico, universitario, ambientale avvertite come necessarie e improcrastinabili. I partiti oggi purtroppo non avendo competenze e capacità nel sintonizzarsi con i bisogni della gente per ammodernare il Paese con riforme serie e concrete usano come scorciatoia le riforme della Costituzione per fare propaganda di partito, se non addirittura personale.

Sarebbe il caso che gli improvvisati politici di questo tempo sfogliassero le pagine di qualche libro per capire cosa è una Costituzione e come ci si arriva. No, si fa politica a prescindere dalle idee, ritenendo che la semplice comunicazione, suscitando emozione, realizzi consenso. Per guadagnare voti, è necessario che la comunicazione crei convinzione nella pubblica opinione. Strada complicata, tant’è, che per affermarsi si modifica l’equilibrio costituzionale, senza valutarne le ricadute concrete su rappresentanza e rappresentati.

Molti si chiedono: se era così ovvio e necessario ridurre i parlamentari, perché dal 1953 ad oggi nessuno l’ha fatto? Bisognava aspettare Di Maio e Zingaretti coi loro yes man per scoprire il grande arcano? Una ragione in più per votare NO. Allora, data ipoteticamente la tesi che è giusto votare sì al taglio dei parlamentari e considerato che sia vittorioso, ne scaturirà che si dovrà votare con una legge elettorale proporzionale senza preferenze. Chi sceglierà i futuri candidati al parlamento? Gli stessi capi partito senza idee e orizzonti che intendono sfoltire il Parlamento? Saranno loro a decidere le sorti della nostra democrazia, con gli effetti che tutti noi conosciamo, visti i risultati che ci sono stati fino ad oggi? Un caloroso invito a pensarci bene prima di votare, perché in gioco è la nostra democrazia.

Raffaele Reina