Nell’intervista rilasciata dal ministro Lucia Azzolina a SkyTg24 venerdì scorso compare l’ipotesi che a settembre, perdurando i rischi di contagio, la settimana scolastica degli studenti possa essere divisa a metà: 3 giorni di didattica in presenza per metà classe, e 3 giorni di didattica a distanza, a casa, per l’altra metà classe, e viceversa, in modo da assicurare il mantenimento della distanza minima di sicurezza. Si tratta, come ha precisato la ministra, non di “decisioni già prese o imposte, sono elementi di dibattito, basati sul lavoro del Comitato di esperti”. Patrizio Bianchi, che presiede la task force ministeriale, conferma: “E’ lo scenario zero, quello di partenza, sul quale stiamo lavorando”.

La settimana scorsa Tuttoscuola aveva ipotizzato “la forzata divisione di una classe almeno in due metà, e in contemporanea la lezione frontale e quella a distanza (ripresa attraverso webcam) per gli alunni che, a turni, sono costretti a rimanere a casa”. In un quadro di flipped classroom: a casa si studia, con l’ausilio di videolezioni a materiali di supporto online, e in classe si fanno esercizi, approfondimenti, e si ricevono spiegazioni.

La sortita del ministro ha suscitato riserve e critiche anche all’interno della maggioranza. L’on. Pina Picierno, europarlamentare del PD, ha fatto presente che la didattica a distanza, promossa dalla Azzolina, “non ha funzionato ovunque allo stesso modo” e che il divario digitale si è anzi rivelato preoccupante, mentre Italia Viva lamenta che di questa ipotesi non si sia parlato mai nelle sedi istituzionali.

Dal versante dell’opposizione è venuta una critica di fondo all’idea stessa che a settembre le scuole possano non riaprire regolarmente. Se ne è fatta interprete l’on. Valentina Aprea, responsabile del Dipartimento Istruzione di Forza Italia: “I bambini e i ragazzi hanno tutto il diritto a ritornare a scuola da settembre”, si legge in una nota della parlamentare, che così prosegue: “Siamo a maggio, il Governo ha tutto il tempo per compiere gli interventi di edilizia scolastica necessari e indicare le nuove modalità didattiche per non dividere gli alunni, penalizzando loro e le famiglie che saranno costrette a compiere salti mortali pur di garantire ai figli il diritto all’apprendimento”. Secondo la Aprea “È oggettivamente scandaloso che a maggio si indichi come soluzione un qualcosa che potrebbe andare bene come piano di riserva, qualora la pandemia non si attenuasse”.

Sulla ripresa in sicurezza punta l’attenzione la Segretaria generale della CISL Annamaria Furlan, che richiede “un confronto serio a Palazzo Chigi”.

Intanto la task force nominata dal ministro Azzolina, presieduta da Patrizio Bianchi, sta lavorando alle varie ipotesi. Sarebbe utile che sulle ipotesi e sulle eventuali proposte si svolgesse un dibattito pubblico nel più breve tempo possibile. Spetterà poi al governo e al Parlamento di trarne le necessarie e rapide conclusioni operative. E non potranno che essere lasciati ampi margini di autonomia alle amministrazioni locali e alle scuole per adattare i principi generali alle specifiche caratteristiche delle singole scuole, che variano molto l’una dall’altra.

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