Prendendo spunto da un articolo pubblicato, sabato scorso – a firma del Prof. Ivano Dionigi, già Rettore dell’Università di Bologna – da “Agora’”, le pagine culturali di Avvenire, si può sostenere che, da noi, negli ultimi decenni e tuttora, Aristippo abbia prevalso e prevalga su Socrate. Il primo – nell’Atene a cavallo tra V e IV secolo avanti Cristo – “paladino della politica come male assoluto” e, dunque, campione dell’antipolitica. Il secondo “teorico della politica come destino obbligato di ogni uomo”. Concezioni l’una e l’altra che valgono ancora e vedono, in questo nostro frangente storico, prevalere largamente la prima.

Il Prof. Dionigi ci ricorda che: “La politica ineludibile e naturaliter necessaria quale marca distintiva della natura umana, come già teorizzava Aristotele, e avversata e minacciata da una duplice cattiva utopia che viene da lontano: l’utopia dell’ antipolitica e l’utopia della tecnica”. Anche qui vale un rinvio immediato ai giorni nostri. In sostanza, “la politica è di tutti”, precede la tecnica, cosicché il “faber” ( altrimenti detto il fatidico “uomo del fare”) è preceduto dal “civis”, cioè da colui che sa pensare politicamente e provvede al governo della città. Il che esige che vi sia un progetto, un’idea direttiva che tenga assieme e, quindi, dia loro un senso compiuto ed una finalizzazione consapevole, le singole azioni secondo cui si articola un programma.

Senonché il confronto politico cui assistiamo oggi nel nostro Paese – sia che avvenga all’interno delle alleanze della destra o della sinistra, oppure nello contrapposizione tra i due poli, così, del resto, come succede nel campo delle forze che vorrebbero rifarsi ad una posizione moderata e centrale – altro non è se non una schermaglia di potere, che, né dall’una né dell’altra parte, sa evocare un progetto, cioè lasci intendere che vi sia, e quale, un’idea direttiva di fondo.

E’ forse troppo, come spesso vien detto, pretendere, di questi tempi, una “visione”, cioè saper decifrare le linee tendenziali di lungo termine, sulla loro traccia costruire un percorso politico che, fin d’ora, sappia farsene carico, disegnare una strada sicura che sia capace capace di approdare ad un orizzonte ideale preordinato, cioè consapevolmente perseguito. Dobbiamo farci bastare, almeno per ora – ma questa, in ogni caso, ci vuole – una bussola di valori che permetta di orientarsi su un terreno impervio, senza smarrire la meta, sia pure – se cosi si può dire – lasciandoci condurre, dallo spontaneo accadere degli eventi, sui crinali scivolosi delle trasformazioni che ci incalzano. Purché sempre orientati verso la stella polare di un “ bene comune”, per quanto possa essere travagliato e sconnesso il cammino per giungervi.

I nostri sono giorni in cui la storia non si lascia condurre per mano, ma costantemente ci precede, va oltre le nostre attese e ci sorprende quasi volesse provocarci e metterci alla prova. E’, dunque, urgente orientare il discorso pubblico verso l’analisi e l’elaborazione dei contenuti e dei programmi. Siamo in grado di indicare una priorità che sia il baricentro o l’architrave di un intero progetto ? Abbiamo in mente i punti cardinali che orientano un disegno e gli garantiscano quella coerenza interna che da’ consistenza al tutto?

In ogni caso, quanto più ci si avvicina al momento elettorale, tanto più gli elettori hanno diritto di sapere, al di là
delle diatribe di pare, su cosa sono chiamati a giudicare ed ad orientare, dunque, il proprio consenso voto.

Domenico Galbiati

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