«Anche quel piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto con il cosmo e un orientamento a esso, anche se non sembra che tu ti accorga che ogni vita sorge per il Tutto e per la felice condizione dell’universa armonia. Non per te infatti questa vita si svolge, ma tu piuttosto vieni generato per la vita cosmica».

Queste sono parole del filosofo greco Platone che, molto prima di noi, rivendicava la dimensione cosmica dell’ecologia integrale. Per Platone tutto è interconnesso (armonico) e, a dominare, non sono soltanto le leggi umane, all’interno di una dispotica concezione antropocentrica, quanto le leggi cosmiche, naturali, pre-politiche, che conformano spontaneamente l’armonia degli uomini con le cose, tra gli uomini, gli esseri animati e inanimati.

Nel 2011, nel Discorso al Parlamento tedesco, Papa Benedetto XVI esprimeva la stessa rappresentazione integrale in questi termini: «L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana».

Anche la teologia cattolica, dunque, nel solco storico dell’umanesimo cristiano, riconosce il valore della natura, quale elemento da non ignorare, per raggiungere l’equilibrio cosmico, e con esso la «vera libertà umana».

L’Enciclica Laudato SI’, nel Capitolo Quarto, dà ulteriore testimonianza, anche dal punto di vista scientifico, che: «Non è superfluo insistere ulteriormente sul fatto che tutto è connesso. Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti, e neppure gli atomi o le particelle subatomiche si possono considerare separatamente. Come i diversi componenti del pianeta – fisici, chimici e biologici – sono relazionati tra loro, così anche le specie viventi formano una rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere».

L’ecologia globale è strettamente connessa anche all’ecologia sociale, per questo l’Enciclica raccomanda: «È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura».

Se tutto è interconnesso, tutto è anche solidale. Cosa fare per ridare il senso di solidarietà ai popoli dell’Occidente?

La Costituzione italiana, negli artt. 2 e 5, indica un doppio percorso: a) riconosce e promuove le autonomie locali (art. 5 Cost.); b) richiede l’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale, da parte del singolo e delle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). L’individuo dunque non è pensato come un soggetto isolato, secondo la concezione liberale, perchè è persona, essere sociale, che vive nel contesto della comunità, dove persegue fini ed interessi di natura individuale e collettiva: finalità “funzionali” non soltanto al soddisfacimento dei propri egoistici bisogni, ma anche all’interesse della comunità.

L’art. 2 Cost. è soltanto una norma principio, priva di ogni immediata applicabilità. Tuttavia, se interpretato in connessione con il principio di sostenibilità, può rappresentare lo sfondo giuridico per l’ipotetica affermazione dei principi di solidarietà ecologica, ambientale, sociale.

Le modalità con cui le risorse naturali sono comunemente sfruttate non sono indifferenti per i destini dell’umanità. Non possono essere virtuose per l’uomo se sono dannose per la Terra. «L’ambiente umano e l’ambiente naturale – si legge nell’Enciclica Laudato SI’ – si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale».

Per arrivare a questa consapevolezza, serve però un vero salto culturale, capace di dare una dignità diversa agli uomini e alle cose. In vero, le soluzioni offerte dall’alleanza che si è instaurata tra la tecnica e l’economia non paiono idonee, né sufficienti, a risolvere alla radice le ragioni esistenziali del pianeta.

Il legislatore avrebbe tutti gli strumenti per incidere sulle modalità di utilizzo dei beni della terra. Poco può fare però senza la maturazione della cultura e di un consenso diffuso, capaci di rimuovere i luoghi comuni appesantiti dal particolarismo delle motivazioni utilitaristiche.

Se il linguaggio oltrepassa la dimensione del pensiero che calcola e recupera la dimensione del pensiero che pensa e vive, può svelare nuove verità nascoste e rigenerarle. Può sollecitare nuove sensibilità e stimolare nuove forme di responsabilità. Del resto, l’assenza di parole giuste non esprime solo una carenza di vocabolario o di cultura, ma può attestare oggettivi limiti di comprensione della realtà.

L’invito allora è di ricorrere a forme inusuali di espressività, da ricercare anche nella dimensione trascendente, dove si colloca ad esempio l’arte e la poesia. Come ha detto Papa Ratzinger, nel discorso al Parlamento tedesco del 2011: «Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità».

Guido Guidi