L’Europa si trova in questo momento a dover definire la sua posizione rispetto ai gravi attacchi al Diritto internazionale e alla democrazia che avvengono nel mondo. In contemporanea, l’Europa deve affrontare le aggressive politiche commerciali della Cina e degli Stati Uniti, i problemi della difesa dell’Ucraina e della sicurezza europea, le azioni illegali degli Stati Uniti in Venezuela e le minacce trumpiane alla Groenlandia.
Le risposte a questo complesso di questioni sono rese particolarmente delicate visto che una parte importante di queste azioni provengono proprio dagli Stati Uniti, ovvero da quello che è stato sino a ieri il principale alleato dell’Europa, garante della sua sicurezza, nonché punto di riferimento fondamentale dei regimi democratici. Un paese del quale l’Europa ha ancora bisogno per sostenere l’Ucraina e garantire la sicurezza europea nei confronti dell’imperialismo aggressivo della Russia di Putin, potenza nucleare.
Come si stanno sviluppando le risposte europee in questo complicato frangente? Come era facile prevedere il quadro si presenta con più facce. In sintesi:
1. Sul tema del commercio internazionale l’Unione, dopo aver largamente subito gli attacchi di Trump, con
l’approvazione del trattato di libero scambio con il Mercosur (la grande comunità economica di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) dà un segno importante di indipendenza rispetto agli Stati Uniti. Che la Francia rimarchi la sua opposizione al trattato è più un segno della grande debolezza odierna del potere esecutivo transalpino che non una linea politica alternativa.
2. Sul fronte ucraino, l’Unione ha messo in campo nell’ultimo Consiglio un importante piano finanziario per il 2026 e il 2027 attraverso il ricorso al debito comune europeo. In parallelo si sta definendo l’iniziativa cosiddetta dei “volenterosi” che dovrebbe predisporre forze militari sul campo per garantire il cessate il fuoco nel momento in cui un accordo sia raggiunto con la Russia. Questa iniziativa, guidata da Francia e Regno Unito, che coinvolge anche paesi extra UE, ma vede differenze interne tra gli stessi paesi dell’Unione, ha certo una valenza positiva, tuttavia l’assenza di una preminente regia di Bruxelles segnala come sui temi della sicurezza l’Unione Europea resti ancora fortemente carente e stenti a porsi come un interlocutore diretto della Russia e degli Stati Uniti per il raggiungimento di accordi armistiziali.
3. Di fronte all’intervento americano in Venezuela con il rapimento del Presidente Maduro e i progetti coloniali USA di “gestione petrolifera” del paese, l’Europa non ha trovato una voce comune ed è rimasta sostanzialmente silente con l’eccezione di una forte dichiarazione di condanna della Spagna insieme ad alcuni importanti paesi sudamericani (Brasile, Cile, Colombia, Messico e Uruguay).
4. Di fronte alle mire esplicitamente espresse da Trump sulla Groenlandia l’Unione ha difeso l’autonomia di questo territorio autonomo dipendente dalla corona di Danimarca e respinto ogni iniziativa unilaterale di un alleato Nato. Ma con quali mezzi la difesa del diritto potrebbe esser garantita nel caso di un‘azione di forza americana?
5. Infine, sulla questione di Gaza dove il piano di Trump appare aver dimenticato totalmente le condizioni drammatiche della popolazione palestinese e le sue istanze di auto-governo l’Europa rimane in silenzio lasciando al rapporto tra Stati Uniti e Israele la gestione della crisi.
In sostanza, se alcuni passi importanti sono stati fatti dall’Europa (soprattutto sulla difesa dell’Ucraina e su un inizio di ribilanciamento del commercio internazionale) l’emancipazione nei confronti del sempre più ostile ed ingombrante alleato americano si rivela complessa e costosa. La strada per una Europa adulta che abbracci le bandiere del Diritto internazionale e della democrazia contro l’arbitrio della forza è ancora lunga.
Maurizio Cotta