Il tema del volume di Silvia Bruzzi: Il finanziamento dello sviluppo economico: il ruolo delle development banks in Europa (Cacucci Editore, Bari 2020) è di grande attualità e urgenza: il processo di integrazione economica europea e il nuovo modello di ordine economico e sociale dell’Unione Europea.

È opinione dell’Autrice che la sfida non sia solo europea, ma di portata mondiale. Il processo di globalizzazione, sviluppatosi in assenza di un corpus di regole di governo del mercato mondiale, si è alimentato del divario tra paesi ricchi e poveri e oggi rischia di acuirlo. Anche in Europa le diseguaglianze appaiono in crescita, seppur in misura inferiore rispetto ad altre regioni del mondo.

L’ingresso sul mercato mondiale di nuovi paesi, come quelli del Continente africano, strutturalmente caratterizzati da alti tassi di povertà, potrebbe esacerbare la povertà di alcune fasce di popolazione. È quindi urgente che il processo di globalizzazione cominci ad essere armonizzato, in modo che si trasformi in una opportunità di sviluppo ordinato per tutta popolazione del mondo. Il punto ha una portata politica e culturale rivoluzionaria: richiede un cambiamento radicale nella nozione di governo, integrando la dimensione verticale del government, con quella orizzontale della governance globale.

In questo quadro, secondo Bruzzi, l’Unione Europea può svolgere un ruolo fondamentale. Il modello socio-economico europeo del XX secolo, ispirato ai principi dell’Economia Sociale di Mercato, è stato infatti il motore di uno sviluppo ordinato, che ha permesso ai paesi europei di raggiungere livelli di competitività e di coesione unici a livello mondiale. La decisione dell’Unione Europea di confermare i principi dell’Economia Sociale di Mercato alla base del modello socio-economico europeo del XXI secolo colloca l’Europa in una posizione privilegiata per fornire un contributo culturale decisivo all’avanzamento del pensiero liberale e così alla costruzione di una buona governance. A questo scopo l’Unione va completata con l’integrazione economica, così da assumere nuovamente un ruolo importante nel quadro geo-politico mondiale.

La tesi dell’Autrice è che per realizzare l’integrazione economica sia necessaria una politica industriale europea che metta al centro gli investimenti. Per tale ragione il volume evidenzia la portata innovativa dello Juncker Plan nell’animare un assetto istituzionale sussidiario basato sul rinnovamento della relazione pubblico-privato. Il Recovery Fund, oggi in fase di discussione, si colloca nel solco di quanto realizzato dallo Juncker Plan, facendolo avanzare.

Proprio per comprendere come la sussidiarietà possa orientare il nuovo ordine socio-economico europeo, il volume si concentra su un particolare istituto che lo Juncker Plan ha valorizzato in una logica multilivello, la development bank. Ad essa il dibattito economico ha dedicato finora scarsa attenzione, malgrado alla development bank venga riconosciuto un ruolo strategico nel supporto allo sviluppo del capitale, specie in una prospettiva anticiclica, oggi particolarmente preziosa.

Silvia Bruzzi offre al lettore l’opportunità di comprendere ruolo e funzioni delle development banks nazionali – è il caso in Italia della Cassa Depositi e Prestiti –, definite dalla Commissione Europea promotional banks, nel processo di rinnovamento istituzionale avviato dallo Juncker Plan. L’ipotesi formulata da Bruzzi e che sta prendendo forma anche in sede istituzionale è che tali collaborazioni possano contribuire all’implementazione di un ordine sussidiario, nel quale un’istituzione europea nuova, basata su una rinnovata relazione pubblico-privato coerente con i principi dell’Economia Sociale di Mercato, assuma il ruolo di authority per una politica industriale europea che ponga al centro il finanziamento dello sviluppo, nel quadro di un ripensamento complessivo dell’autorità politica che comporta il superamento della forma statuale, nella direzione di un plurarchico ordine federale.

Flavio Felice

 

Pubblicato su Avvenire