E’ fuori dubbio che le notizie di nuove uccisioni di afroamericani e di imponenti ed estese manifestazioni
contro il razzismo ed i negrieri hanno scoperchiato due grandi problemi storici e un problema culturale con
riflessi anche qui da noi in Europa.

Primo – Osservare che anche il recente tentativo di abbattere la statua del Presidente Andrew Jackson davanti alla casa Bianca ribadisce la lotta contro il razzismo ed i negrieri. Costui, membro del Congresso, massone, Presidente degli Stati Uniti dal 1829 al 1837 e fondatore del Partito Democratico. Fu mercante di schiavi e non riconobbe mai la liberazioni degli schiavi nemmeno in punto di morte. Fu grande organizzatore delle deportazioni degli indiani nelle riserve e altrettanto responsabile della loro decimazione attraverso le malattie.

Secondo – Le manifestazioni contro i mandanti dello sterminio storico dei pellirossa imprigionati nelle riserve indiane, ci ricordano che la storia non può elevare i persecutori come liberatori e garanti della democrazia ed invece i perdenti, i veri abitanti del continente americano, come selvaggi e di conseguenza sottometterli come schiavi e occupare i loro territori ed essere eliminati.

E’ vero che la storia la scrivono sempre i vincitori. Oggi l’attuale scenario che si è aperto negli USA, vede svilupparsi la lotta dei popoli per la libertà, contro la sopraffazione anche se una minoranza di persone di colore è stata fatta entrare strumentalmente nelle stanze della borghesia anglosassone. Durante le manifestazioni popolari, per la prima volta nella storia un Presidente degli Stati Uniti (Trump) ha dovuto rifugiarsi nel bunker sotto la Casa Bianca per il timore che i manifestanti invadessero il palazzo presidenziale. Un vero trauma per le classi dominanti, possiamo parlare di shock.

Problema culturale – Trump minaccia i dimostranti in difesa “dell’arte e del significato storico” che rappresentano i monumenti ai razzisti ed ai negrieri. In Europa , come in Italia, la preoccupazione che emerge è quella di preservare l’arte di questi monumenti (ciò non vale solo per esponenti di destra, ma anche della cosiddetta sinistra). Questa è la dimostrazione che la nostra cultura dominante è profondamente malata e decadente. Pertanto, l’indirizzo dei benpensanti e dei mass media, in particolare quello del grande capitale è di fingere di guardare con distacco alle vicende americane e tenere però volutamente in quart’ordine queste notizie molto preoccupanti per loro.

In realtà tutto ciò che sta avvenendo, da un lato, inciderà sulle prossime elezioni presidenziali, quindi grandi cambiamenti nelle file democratiche, dopo il grossolano errore fatto nel ritenere Biden come candidato adatto ad accettare una rielezione di Trump. Oggi, dopo il susseguirsi delle manifestazioni popolari e il flop di Tula (fallimento comizio di Trump), i democratici pensano che si può vincere. Prevedono di ritirare l’attuale candidato vice Presidente democratico e giocare la carta di sostituirlo con un vice Presidente candidato donna di colore. Occorre considerare che la maggioranza di elettori bianchi rispetto al passato sta venendo meno.

Altro segnale: in tutti film e telefilm statunitensi, anche in quelli western, c’è sempre ormai da tempo, un personaggio di colore per dimostrare l’equità della società. In una siffatta situazione si notano irrigidimenti e distinzioni degli alleati verso Washington, apertura e chiusura verso la Russia, timore sui giochi di Trump per presentare la strategia dell’unità nazionale in contrapposizione a nemici esterni. Questi governanti europei manifestano molta insicurezza, tutto è pasticciato, si trascinano non sapendo bene come andranno a finire le elezioni americane.

Qui non c’è nessun grande timoniere. In Italia  per quello che si vede e si sente, siamo dinanzi ad una “classe
dirigente”(maggioranza ed opposizione) fatta come si dice a Milano da ciula (persone dotate di intelligenza
prossima allo zero).

Osvaldo Pesce