Se c’è una cultura che – non meno della deriva radicale della sinistra alla Schlein – dovrebbero contrastare a fronte alta, salvo rinunciare alla propria anima, coloro che, schiettamente, si rifanno ad una concezione cristiana dell’uomo e della vita e, dunque, assumono la “persona” come necessaria categoria interpretativa del momento storico e cardine che regge la loro proposta politica, è esattamente questo impasto oscuro di autoritarismo nazionalista e di becero populismo sovranista che il Meeting di CL ha pensato bene di somministrarci – cosicché non ci fossero dubbi circa il suo orientamento – in un sol giorno.
Giorgia Meloni ha citato da Piergiorgio Frassati a Papa Wojtyla, da Don Giussani a Thomas Eliot, icone del mondo cattolico e cristiano, cercando di accreditarsele come guide o, almeno, preziosi riferimenti del suo cammino ideologico e politico. Lisciando per il verso del pelo una platea peraltro gia’ addomesticata. C’ e’ chi l’ ha bevuta e plaude alla svolta cattolica e liberale. C’ e’ chi la vede ad un passo dall’ ingresso trionfale nel PPE.
Su queste pagine l’ abbiamo detto piu’ volte: l’ attitudine di certi ambienti cattolici ad accettare la coartazione della loro fede ad “instrumentum regni”, adattata a garanzia morale di un blocco conservatore e reazionario, riducendo il sentimento religioso ad un compito di moderazione e di tutela dell’ ordine civile e delle gerarchie sociali date, assumendo una postura identitaria ed autoreferenziale arroccata su di se’, cosi’ da trasformare il proprio “credo” in una sorta di ideologia, non e’ nuova nel panoramico culturale e politico del nostro Paese. Cio’ non di meno non e’ meno indecente oggi di quanto sia stata un tempo.
Dio, Patria, Famiglia ? E’ possibile “catturare” Dio, piegarlo alle proprie ragioni, comprimerlo dentro concetti storicamente determinati e talmente circoscritti ? Il primo, in modo particolare, assunto secondo la china ideologica della “nazione”, dunque, allusivo, come la storia insegna, ad una specificita’ talmente peculiare da dover essere salvaguardata ad ogni costo, secondo la coscienza di una diversità da ogni altro contesto umano, sostanzialmente irriducibile?
E pure il secondo – la “Famiglia” – concetto rilevantissimo purché alluda alla famiglia umana, secondo la solidarietà ontologica che ne fa una cosa sola, piuttosto che ad una forma, ad ogni modo tale da dover prescindere dal divenire storico della vicenda umana? Non deve, forse, valere anche qui il secondo comandamento ? Come ci ricorda Romano Guardini, per Agostino – ieri la sua festa liturgica – la gioia e’ “l’ esperienza della verità compiuta”. Puo’ valere, non solo sul piano personale di ciascuno, ma anche nella dimensione politica e collettiva della “citta’ dell’ uomo” ?
La politica puo’ aver a che vedere con la verità dell’ uomo, fino a far propria la dimensione della “gioia” ? Come la canta Beethoven nell’ inno d’ Europa ? Il cristianesimo e’ profezia, trasformazione, coraggio di ricercare e valorizzare la ricchezza di tutto cio’ che e’ piu’ autenticamente umano, non conservazione.
Il cristianesimo e’ trascendenza. E’ l’ inesausta spinta a fecondare di “valore umano” la Terra che ci e’ dato vivere, la perenne chiamata a quell’ “andare oltre”, che corrisponde alla dimensione ontologicamente originaria dell’ uomo.
E’ l’ inesauribile vocazione a ricercare asintoticamente, senza posa, l’ approdo a quell’ infinito che rappresenta la vera dimora dell’ uomo. E’ la costante ricerca, anche nelle pieghe piu’ minute della nostra convivenza civile, di tutto cio’ che offende la dignità della persona per porvi rimedio.
L’ ispirazione cristiana della politica e’ un affascinante e sterminato campo di lavoro che non può essere ceduto a chi vorrebbe declinarla solo in funzione delle contingenze del proprio potere.
Domenico Galbiati