Finiremo ad avere un bollettino solo settimanale sull’andamento del numero dei contagiati a scapito della completezza dell’informazione? Mentre quotidianamente sapremo solamente quelli dei ricoverati e dei morti? Come per tutte le ipotesi e le divagazioni estemporanee di ministri, sottosegretari e politici in generale se ne parla a scapito delle notizie vere. Questo anche perché la pubblica opinione finisce sempre per farsi attirare dai dettagli: soprattutto le televisioni non fanno che occuparsi di questi, a scapito della buona informazione. E con i politici che sembra si divertano a giocare con i numeri invece di trarne le indicazioni adeguate a conoscere, comprendere e a intervenire adeguatamente e con i tempi giusti.

Se c’è una cosa che colpisce di questa pandemia, assieme ai dati sul contagio e sull’elevato numero degli ammalati e, soprattutto dei morti, è la confusioni delle troppe voce. Così come l’averla trasformata ad oggetto di “talk show” a cui non manca mai un virologo, un immunologo, un epidemiologo. Spesso pagati pure profumatamente.

Questi esperti, molti di loro agli inizi, due anni fa, ci stragiuravano che si trattava di una semplice influenza, sanno benissimo di essere circondati da giornalisti  e “opinionisti”, ed “opinioniste”, la cui cultura media sanitaria è frutto della lettura dei “bugiardini” delle confezioni di medicinali e del veloce navigare su internet, dove leggi tutto e il contrario di tutto. Spesso, inoltre, è evidente come le asserzioni dei loro interlocutori siano direttamente legate al loro schierarsi politicamente o per il partito preso scelto tra quello per i filo vaccini o per i “no vax”.

Scontato il constatare, per la facile ricerca dell’audience, quanto sia finita male un’informazione certa e autorevole. In qualche modo questo è stato favorito, pure, dalle stesse autorità sanitarie. Già di per sé poco brillanti a comunicare per natura, cosa che vale un po’ tutti i nostri ministeriali, hanno finito per far diventare la comunicazione ufficiale una cosa secondaria. Ridotta, appunto, alla fornitura del bollettino giornaliero.

Almeno nei primi mesi, quelli aspri, duri e ancora più drammatici, invece, si poteva avere un quadro tutto sommato esauriente con il tradizionale appuntamento delle 18:00 con la sede della Protezione civile. Poi è tutto finito nel tritacarne mediatico.

Dunque, ha prevalso il circo mediatico e, adesso, nel momento in cui ci si rende conto di aver fatto scappare i buoi dalla stalla, si pensa che evitando di diffondere i numeri dei contagiati in continua crescita, come se comunque non valessero già quelli sull’indice della diffusione e quelli dei deceduti a darci il senso della drammaticità della situazione, si risolverebbe il problema di una seria, ponderata e scientificamente fondata informazione. Che manca.