In attesa del webinar di Insieme di oggi, 6 dicembre, mi permetto di segnalare due video di Lucio Caracciolo, considerato unanimemente il più autorevole esperto italiano di geopolitica. Il titolo di questo scritto si richiama appunto agli argomenti trattati nei due interventi: certo, per ammissione dello stesso Caracciolo, la situazione è notevolmente complessa e di non facile lettura, ma approfitto comunque della palestra di idee di INSIEME per alcune brevi e criticabilissime considerazioni. (CLICCA QUI e QUI)

 

La prima riguarda la posizione della Germania, e sappiamo quali sono i nostri importanti legami economici con gli alemanni. Con tutta evidenza i tedeschi hanno subito un attacco diretto e gravissimo alla loro integrità nazionale con l’attentato al Nord Stream 2. Di conseguenza, la locomotiva d’Europa ha messo in campo mosse autonome, cioè non concordate con l’Europa (con buona pace della fantomatica solidarietà europea): un corposo sostegno al suo apparato produttivo, ingenti stanziamenti per la difesa, ma soprattutto la strategica decisione di rinforzare il legame con la Cina (con scambi commerciali ai quali non può rinunciare, poiché esporta il 50% della sua produzione: vedi viaggio di Scholz), a cui è stato ceduto un quarto del porto di Amburgo: è quest’ultima una dichiarata posizione di autonomia nei confronti di Washington.

Altra considerazione: Macron si è recato da Biden al quale ha chiesto, sembra con piglio deciso, di non usare l’Europa strumentalmente nel confronto con la Cina (CLICCA QUI).

“Il rischio – ha spiegato Macron – è che, di fronte alle sfide del tempo, gli Stati Uniti guardino prima a se stessi, il che è normale, e poi guardino alla rivalità con la Cina. E che quindi, in un certo senso, l’Europa e la Francia diventino una sorta di variabile di aggiustamento”. A Napoli direbbero:”Accà nisciun’ è fess’!”. Una notizia a latere, che può solo inorgoglirci, è che i due, con le rispettive mogli, sono andati a cena in un ristorante italiano: una simpatica provocazione? Un messaggio politico? Una strizzatina d’occhio a noi bravi e ligi alleati senza se e senza ma? (CLICCA QUI)

Ricordiamo anche, a completare il quadro, la visita di Charles Michel, certamente non una cima, in Cina. “Ho chiesto al presidente Xi Jinping di far leva sulla sua influenza per porre fine alla guerra”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, dopo un colloquio di tre ore con Xi, terminato con l’immancabile accenno di prassi ai diritti umani. Finalmente l’Europa sembra volersi dare una mossa, anche se sembra che la baronessa Von der Layen non fosse d’accordo.

E allora, in questa cornice a dir poco caotica, forse non sarebbe il caso di pensare ed agire “pro domo nostra”? L’ultima volta che abbiamo seguito la Germania non è finita benissimo, ma proprio ricordando quei tragici momenti mi è tornato alla mente un episodio che mi ha sempre molto colpito, e cioè il tempestoso incontro (o scontro?), il 23 ottobre 1940 a Hendaye, tra Hitler e il Generalissimo Francisco Franco al confine tra Francia e Spagna. In quell’occasione il despota spagnolo mise in campo tutta la sua grande abilità dialettica e fu capace di vincere il duello con il fuhrer, certo un interlocutore non facile. Riuscì così a scongiurare l’ingresso in guerra evitando alla Spagna molte sofferenze. Dopo il lungo colloquio con Franco, Hitler confidò a Mussolini di «preferire di vedersi strappati tre o quattro denti piuttosto di dover nuovamente parlare con un uomo simile» (CLICCA QUI).

Qual è allora attualmente il contributo originale e decisivo dell’Italia nell’attuale quadro mondiale? Non pervenuto, come sottolineato dal commento non lusinghiero di Lavrov sul ministro Tajani (“fa solo delle considerazioni”: di Di Maio aveva detto che era uno “scroccatore di cene etniche”). E allora facciamo qualche ipotesi su quella che potrebbe essere una linea che vada nella direzione di salvaguardare i nostri interessi e nel contempo dia un significativo contributo verso la tanto auspicata pace, superando la noiosa, scontata, deprimente e inutile litania dell’essere europeisti ed atlantisti…e pedine inconcludenti aggiungerei io: e forse così riusciremo a salvare dal gelo milioni di civili. Su questo mi sento di concordare totalmente con il Professor Zamagni quando afferma come sia sicuramente opportuno superare la tesi legata al deontologismo kantiano “fiat justitia, pereat mundus” per affermare invece, con Aristotele, il primato del bene sul giusto. Andare quindi al negoziato superando posizioni strumentali per salvare quante più possibile vite umane, dal gelo oltre che dalle bombe. E sempre con Zamagni ricordiamo quanto sia importante cercare sempre di costruire istituzioni di pace: “ si vis pacem, para civitatem”.

In pratica, visto che il nostro apporto in armamenti è del tutto trascurabile ed ininfluente, potremmo allinearci alla Turchia, paese NATO, sospendendo anche noi l’invio di armi, pur continuando ad aiutare la popolazione civile con supporti e contributi di uguale importo, e assumendo quindi decisamente una posizione che ci possa consentire di essere parte importante ed autorevole nelle trattative che potrebbero avviarsi il 13 Dicembre in Francia. Questo passo può essere reso possibile in virtù della presenza a Roma del Capo della Cristianità, che tra l’altro, e del tutto evidentemente, avrebbe un grande bisogno di qualcuno che desse man forte nel supportare politicamente le sue iniziative per la pace, e chi può farlo se non noi italiani? Certo, ci vorrebbe una forza ed una determinazione politica non da poco, ma ricordando il veemente discorso della Premier Meloni proprio in Spagna, credo che nel caso sarebbe sicuramente all’altezza della situazione (ricordando Franco).

Il Presidente del Consiglio ha deciso di compiere il suo primo viaggio all’estero in Libia, una scelta coraggiosa, ma ricordando che sono state scelte politiche scellerate, criminali e legate ad interessi altrui quelle che hanno portato la guerra alle porte della nostra casa, e ricordando anche che la Libia è ora divisa, guarda caso, tra influenza turca e russa, potrebbe essere questo il banco di prova per ribaltare posizioni belliciste ad oltranza e deleterie per i nostri interessi e farsi promotori di nuovi assetti che garantiscano pace e prosperità per tutti. Ci si potrebbe poi allargare ad altri scenari, magari sovvertendo l’ingerenza dell’occidente in Africa, da economia di rapina (ricordando l’attacco di qualche anno fa della Meloni alla Francia per la sua politica neo-coloniale in Africa) a politiche volte al progresso reale di quei popoli, insomma una sorta di rivoluzione copernicana. Utopia? Ottimismo estremo? Forse, ma l’alternativa è il conflitto perenne e, magari per qualche incidente di percorso, anche terminale.

Massimo Brundisini