Tuttoscuola interviene sul tema molto importante del dimensionamento delle scuole. Lo fa con due articoli che noi proponiamo l’uno di seguito all’altro

Primo intervento dal titolo “Dimensionamento/1: gli accorpamenti che pesano sull’efficienza del servizio”

La riorganizzazione della rete scolastica (dimensionamento) ha una ricaduta sulle istituzioni scolastiche dove hanno sede le direzioni e le segreterie, ma non sulle scuole (plessi scolastici e istituti) dove i docenti svolgono le lezioni per gli alunni.
In proposito, il ministero dell’istruzione e del merito si è affrettato opportunamente a precisare che il dimensionamento previsto dalla legge finanziaria non riguarda le scuole (“la norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici”).

Va anche precisato che il piano del MIM prevede “la riduzione progressiva delle reggenze (sino all’eliminazione) attribuite ai Dirigenti Scolastici e della prassi dei DSGA condivisi tra più scuole, con il miglioramento dell’efficienza amministrativa e gestionale”. Si tratta di un impegno di estrema importanza, che prefigura il bando dei relativi concorsi in tempi ravvicinati. A meno di pensare che la riduzione delle reggenze non la si voglia ottenere semplicemente sopprimendo le istituzioni scolastiche oggi in reggenza…

Premesso che il Pnrr impone di agire sul dimensionamento e che non è facile agire sotto lo sguardo vigilante della Commissione Europea, approfondiamo alcune probabili conseguenze della prevista riduzione del numero di istituzioni scolastiche a parità di plessi scolastici.

Nel 2021-22 hanno funzionato 41.193 scuole, più o meno quelle già esistenti negli anni scorsi e che, con tutta probabilità, saranno sostanzialmente confermate nella loro entità, mentre le istituzioni scolastiche si ridurranno di oltre 600 unità entro il 2031-32, come si ricava dal comunicato stampa del Ministero.

L’operazione non sarà indolore. Se quasi tutte quelle scuole rimarranno materialmente al loro posto, una parte, forse non trascurabile, sarà invece costretta a cambiare istituzione scolastica di riferimento.
Una conseguenza del dimensionamento con la graduale soppressione di istituzioni scolastiche è l’accorpamento di scuole, private della propria istituzione di riferimento, che vengono aggregate ad un’altra istituzione sopravvissuta al dimensionamento.

I docenti delle scuole accorpate devono riferirsi non solo ad un nuovo dirigente scolastico, ma anche ad una segreteria diversa da quella precedente quasi sempre in un territorio o in un comune diverso.
Anche le famiglie degli alunni dovranno cambiare segreteria e direzione di riferimento.

La chiusura di istituzione scolastiche per effetto della revisione della rete ha anche ripercussioni sul personale di segreteria dell’istituzione soppressa, che, nella migliore delle ipotesi, dovrà soltanto cambiare sede di servizio trasferendosi di diritto nella segreteria dell’istituzione superstite, ma, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe risultare perdente posto ed essere costretto a cercare sede altrove, anche lontano da casa.

Si tratta di un film già visto, perché la riduzione del numero di istituzioni scolastiche è in corso da un ventennio: nel 2000-01 erano 11.592, nel 2012-12 9.139, nel 2021-22 8.160. Ora si prevede che nel 2031-21 saranno 6.885: in trent’anni le istituzioni scolastiche (quindi anche il numero di presidi, responsabili amministrativi, etc) si sarà ridotto del 40%.

Finora l’unico beneficio per il dimensionamento ha riguardato le casse dello Stato, mentre non c’è stato nemmeno lo zero virgola di vantaggio per tutto il personale scolastico e, in una certa misura, neanche per alunni e genitori.

C’è da pensare che i diversi Ministri che si sono succeduti al Palazzo della Minerva lo sapessero, ma per loro hanno deciso altri poteri forti, di stanza a Via XX Settembre a Roma (al Ministero dell’Economia e Finanze).

Con il nuovo piano di dimensionamento il Ministero ha annunciato che stavolta ci sarà “la possibilità di reinvestire in modo strutturale tali risorse a favore del sistema scolastico” (Fondi di funzionamento, FUN, Fondo integrativo di istituto, etc). Una differenza non da poco rispetto al passato.

La domanda è: a parte le scuole sottodimensionate (circa 300) vale la pena terremotare l’organizzazione delle scuole aumentando la distanza tra le figure apicali e il personale, gli studenti e le famiglie? Il modello di “mega” istituzioni scolastiche è quello giusto?

Un dibattito sereno e distaccato, basato sull’approfondimento dei numeri aiuterebbe senz’altro a prendere la migliore decisione.

Per approfondimenti:

Dimensionamento: le ‘mega’ scuole sono il modello giusto?

Secondo intervento dal titolo “Dimensionamento/2: la difficile gestione di collegi docenti sempre più numerosi, e non solo”.

Senza volere scomodare Trilussa e la media dei polli da consumare, la media nazionale attuale dei docenti per istituzione scolastica (105,8 docenti/istituzione) nasconde diverse situazioni di elevata complessità e di difficile gestione.

Accanto a scuole con meno di 100, o addirittura meno di 50 docenti (ce ne sono, anche se sempre meno), ce ne sono altre con oltre 150 o addirittura 200 docenti. Provate a immaginare un collegio dei docenti di oltre 200 unità e capirete cosa significa per un dirigente scolastico gestirlo e come si possa parlare di partecipazione attiva dei suoi componenti.

Ebbene, a Palermo ce n’è uno composto da 361 docenti, e in diverse regioni ce ne sono altri 89 che ne contano tra i 200 e i 299 docenti.

L’incremento del numero di docenti per istituzione scolastica rappresenta un trend consolidato.

Tuttoscuola ha messo a confronto la situazione dello scorso anno scolastico con quella di dieci anni prima.

Dieci anni fa, con un dimensionamento meno restrittivo e con un numero di docenti non comprensivo di molti docenti su posti in deroga e senza gli organici di potenziamento, vi erano soltanto quattro istituzioni scolastiche con un numero massimo di docenti “over 200”: avevano tra le 211 e le 244 unità. Ora sono 90.

754 istituzioni nel 2021-22 hanno avuto tra i 150 e i 199 docenti (nel 2012-13 erano solo 66); oltre il 43% delle istituzioni l’anno scorso hanno avuto tra i 100 e i 149 docenti (dieci anni prima erano solo il 17%). E così via con appesantimenti gestionali crescenti nel tempo.

 

A seguito delle annunciate modifiche al dimensionamento della rete scolastica, come stimato da Tuttoscuola, aumenterà il numero di plessi di cui in media si dovranno fare carico i DS (dai 4,9 di oggi ai 5,8 del 2031). Si andrà sempre più verso un modello di “mega” istituzioni scolastiche, secondo una tendenza già in atto da anni.

Per i prossimi anni sono previste infatti tre conferme: il numero complessivo dei docenti, la diminuzione del numero di istituzioni scolastiche e – di conseguenza – l’aumento del numero di docenti per ogni istituzione.

Ma i crescenti problemi gestionali a carico del capo d’istituto non saranno limitati ai collegi docenti, perché vi saranno in corso d’anno molti momenti di rapporto (a volte anche potenzialmente conflittuale) tra i docenti e il dirigente (assegnazione alle classi, compensi fis, anno di prova commissioni d’esame, ecc.).

Il dimensionamento confermato anche da quest’ultima legge finanziaria, come è sempre avvenuto da oltre dieci anni, renderà sempre più critica la gestione e l’organizzazione dei servizi da parte dei dirigenti scolastici, con il fondato timore di una negativa ricaduta sull’efficacia dell’azione dirigenziale della maggior parte dei DS. Tirare troppo la corda di una figura professionale comporta questo rischio.