La “startup modello”,“fragole a chilometro zero”, a due passi da Milano, fondata da un giovane ex bocconiano e vincitore per  due volte dell’oscar Green Coldiretti è finta sotto sequestro per sfruttamento della manodopera: un centinaio di immigrati lavoravano molte ore al giorno, senza tutele, per 4,5 euro l’ora.

Sarà vero? Le indagini sono tutt’ora in corso. Non giudichiamo: impariamo a interrogarci sulle cose che succedono.

Come mai un imprenditore assolutamente capace e verosimilmente irreprensibile – non certo uno sfruttatore di mano d’opera – appoggia il suo business su un modello di impresa dove la non tutela del lavoro sembra essere parte fondamentale? Scarsa considerazione  dell’altro o sfrenato egoismo personale? Può essere, ma non ci sono elementi per dirlo.

Stato di necessità “aziendale”, perché con l’attuale costo del lavoro e con tutte le norme regolatorie non c’è spazio per una attività imprenditoriale profittevole? Può essere. Semplice “svista”, legata al non attento controllo, così che il reclutamento della mano d’opera necessaria è stata agita illecitamente a sua insaputa? Anche questo potrebbe essere, ma è necessario chiedersi quali le ragioni e il perché di un comportamento di sfruttamento da parte di questi reclutatori di mano d’opera: è solo un problema di criminalità organizzata?

Altro aspetto: questa start-up del valore di 7 milioni di euro (un inciso: interessante che negli articoli non si parli mai delle bontà del prodotto venduto che è l’oggetto di questa attività imprenditoriale, ma del valore economico complessivo, adottato come “valida  proxy” della bontà del prodotto stesso: se vale tanto vuol dire che il prodotto venduto è “buono”….) è sicuramente cresciuta nel corso di qualche anno. Difficile che il comportamento valutato scorretto dalla GDF sia stato agito solo quest’anno. Dove erano i sindacati, ossia coloro che devono essere a fianco di chi lavora, affinché rispetto, diritti e doveri, siano garantiti a tutti?

Di nuovo: non giudichiamo, ma chiediamoci come mai questa funzione – conquista della rivoluzione industriale del secolo scorso– non funziona più, soprattutto a difesa degli abusi  più clamorosi? Minore tensione verso la giustizia? Può essere: in realtà il clima diffuso – popolare vien da dire –  è “improntato al giustizialismo”.

Diritti sempre più “dissociati” dalla realtà  fattuale delle cose, per cui si inseguono livelli di protezione così precisi e assoluti e si finiscono per trascurare quelli più elementari? In altro linguaggio: si cerca di tutelare sempre meglio chi ha già tutele e non si riesce a essere a fianco dei milioni di precari che si moltiplicano ovunque, nella convinzione – popolare, vien da dire – che sono “le leggi del mercato economico” e che c’è poco da fare se si vuole il lavoro…

Altra notizia. Il Covid taglia i dividendi globali del 22%: i dividendi del secondo trimestre si sono ridotti complessivamente di 108,1 miliardi di  dollari, attestandosi ad un valore complessivo di 382 miliardi. Quindi, pur scontando importanti differenze territoriali (in Europa il calo dei dividendi è stato pari al 45% e almeno il 27% delle società è stata costretta al taglio, e anzi più della metà di questo 27% ha annullato completamente  i dividendi,) a livello mondiale sono stati distribuiti nel secondo trimestre utili per 382 miliardi. Gli analisti di Janus Henderson prevedono a livello globale, per questo 2020 – peggior anno a detta tutti gli esperti del settore –  un taglio globale prudenzialmente stimato attorno al 17%-20% : vuol dire che saranno distribuiti dividendi per un massimo di 1100 miliardi di dollari. Non male, per un “annus horribilis”.

Sono dati riferiti solo alle grande imprese, quelle quotate in borsa: anche in questo caso, non giudichiamo.

Può essere che siano le leggi del mercato economico  che impongono, con assoluta necessità, il dovere di distribuire utili, pena la perdita dei grandi finanziatori azionari e il conseguente disequilibrio o addirittura il default creditizio: fondi di investimento, banche d’affari, fondi pensione che anche loro – sempre per le leggi del mercato – devono perseguire utili su utili per soddisfare le esigenze dei loro clienti, a volte anche di quelli “retail”.

Quando si inciampa nelle “leggi del mercato economico” vengono in mente  – per assonanza – le leggi della Natura, quelle che regolano i fondamenti della Vita per come la conosciamo: legge di gravità, legge della relatività  etc etc, e verso le quali non possiamo fare sostanzialmente nulla: ci sovrastano a tal punto che alcune correnti teologiche si sono spinte a vedere nelle “leggi naturali” la mano  benevolente del Creatore ( armonia della Natura – armonia del Creato – volontà del Creatore)

Le leggi del Mercato economico, sono leggi della Natura? In parte sì: si fondano su studi molto approfonditi dei comportamenti umani da  cui sono state ricavate “leggi” di comportamento, riproducibili – con buona attendibilità – in differenti contesti e situazioni, al punto da essere compatibili con il metodo scientifico, alla base del nostro criterio di giudizio.

Quindi è inevitabile che per mantenere attivo il meccanismo del business,  fondato sostanzialmente nell’accumulo continuo di risorse, si debbano accettare alcuni “danni collaterali”, tanto più evidenti in situazioni anomale come quelle degli ultimi anni: globalizzazione, accelerazione di tutti i parametri e indicatori….(ovvio che una pandemia o altri eventi globali, disequilibrino il meccanismo…).

Danni collaterali, ossia: sfruttamento, povertà, esclusione, che possono portare anche alla perdita della vita – poco importa se per sfinimento, azzardo per sfuggire a condizioni disumane o suicidio.

In fondo, nelle leggi della Natura, è centrale la  lotta per la sopravvivenza, dove il più forte ha il sopravvento sul più debole. In realtà, tutto ciò che si fonda sullo studio del comportamento umano, ancorché osservabile naturalisticamente e anche quando la metodologia scientifica è correttamente applicata e applicabile, in realtà è “manipolabile”, ossia modificabile dall’esterno (non così, per le leggi fisiche), anche su larga scala: un esempio tra i tanti  le applicazioni della Intelligenza artificiale nel contesto della comunicazione.

Non è vero quindi che le leggi del Mercato siano immutabili: sono leggi “vere” a condizione che il contesto in cui sono state studiate e elaborate rimanga invariato. Quando gli “effetti collaterali” sono così vistosi e colpiscono – pur con gravità diversa – centinaia di milioni di persone, non è possibile rimanere inerti a guardare, sapendo che – pur con enorme difficoltà – è possibile operare per modificare il contesto all’interno del quale hanno valore queste “leggi economiche” e di conseguenza individuare nuove leggi su cui fondare l’economia globale.

E’ il compito della Politica e di partiti che abbiano capito la differenza tra “fare politica per la gente” e “usare la gente per fare una politica che giustifichi la propria esistenza” (in realtà, la Politica si dà solo nel primo caso, nel secondo caso è più appropriato parlare di “avventurieri”).

Una Politica che sappia – almeno con il beneficio del dubbio alla Pascal – che il metodo scientifico –fondamentale –  non preclude all’esistenza di qualcosa che è “oltre il metodo” (qualcosa evidentemente al di là dell’umano, altrimenti la manipolazione “pro domo propria” sarebbe fin troppo semplice)

Una Politica che conosca che le “leggi naturali” derivate dalla osservazione del comportamento umano sono modificabili (pur con tutti i “caveat” e le prudenze necessarie), nella misura in cui si modificano alcune condizioni di contesto e che le condizioni di contesto possono essere modificate o assecondando gli istinti individuali e collettivi della  conservazione della specie, insiti in tutti i modelli biologici noti, (sopraffazione e colonizzazione, ossia sfruttamento e non rispetto dell’ambiente), oppure governandole come se esistesse qualcosa al di là del metodo scientifico, Signore del metodo stesso.

La Politica ha bisogno della Religione che dia ragionevole fondamento al dubbio umano dell’esistenza di un Altro (non c’è bisogno di una religione che si sostituisca alla Politica o che  imponga certezze nelle dimensioni immanenti: abbiamo bisogno di una religione che “parli” di Dio e che ce lo faccia conoscere!), ma poi ha assoluta necessità di Partiti che facciano Politica, con metodo scientifico e rigore da “ricercatori”: le leggi sociali – e le legge economica è tale – sono complesse e da maneggiare con grande attenzione e equilibrio.

Partiti che dopo attento studio, propongano e acquistino consenso per “modificare il contesto”, almeno per poter continuare a …. “mangiare le fragole a chilometro zero” senza sfruttare altri esseri umani, cui forse manca anche il pane e non solo le fragole. Per poter continuare ad avere “legittimi dividendi”, senza però avere milioni di esclusi e milioni di morti.

E se usassimo una parte dei dividendi –  a livello europeo – per ridurre un po’ i morti e gli esclusi e così magari vedere che il dividendo crescerà lo stesso, non appena “altri siederanno a tavola assieme a noi”? Continuare a dire che le modifiche devono essere simultaneamente mondiali, equivale a dire che si può assecondare solo la legge del più forte.

Politica insieme e il partito che verrà, non  nascono  per questo.

Massimo Molteni