Quando ragioniamo di Europa unita dobbiamo tenere conto di quattro evidenze:

• il continente europeo è l’area più ricca del mondo (sia dal punto di vista economico che da quello culturale);
• nel continente europeo si sono storicamente incontrati e scontrati 5 imperi autoctoni: gli imperi tedesco, austroungarico, inglese, francese e spagnolo;
• la storia dell’Unione Europea è una storia relativamente giovane essendo iniziata dopo la fine della seconda guerra mondiale;
• l’Unione europea è un’opera incompiuta, un processo in svolgimento: ci sono delle istituzioni rappresentative dei cittadini europei, c’è una unità monetaria con una banca centrale, non ci sono ancora strutture fiscali, bancarie e di indirizzo politico comune. Gli Stati Uniti d’Europa sono ancora una prospettiva.

Queste quattro evidenze ci possono facilmente far intuire la complessità del processo e cosa, la riuscita o il fallimento dello stesso, possa significare nello scacchiere geopolitico del mondo.

In poche parole possiamo ben immaginare quanto siano rilevanti gli interessi contrari ad un successo di questo esperimento del tutto eccezionale dal punto di vista storico.

Dobbiamo avere sempre ben chiaro che ogni sorriso, americano, russo o cinese non è gratuito ma molto interessato, tenendo presente che con gli USA condividiamo un modello culturale di valori umani e libertà che non trova riscontro altrove.

Altrettanto chiaro dobbiamo avere il concetto che uscire da questo processo, riaprendo al massimo il protagonismo delle nazioni europee, significa inevitabilmente ripercorrere la storia di conflitti economici, militari e politici che hanno sempre caratterizzato i secoli passati.

Il processo di unità europea impone ai partecipanti l’adozione ed il rispetto di regole.Regole che noi italiani, come tutti i cittadini europei, dobbiamo rispettare e far rispettare.

Maggiore è il processo di integrazione europeo maggiore è il rispetto delle regole che dobbiamo esigere, ad esempio in materia fiscale dove è intollerabile la concorrenza sleale tra gli stati aderenti (vedi il caso olandese).

Il rispetto delle regole stringe e costringe le classi dirigenti locali, politiche ed imprenditoriali, a rivedere il proprio ruolo e i propri comportamenti.

In Italia, dopo l’eccezionale fase di ripresa (aiutata dagli USA) dalla seconda guerra mondiale, la classe politica descritta intorno all’incremento del debito pubblico (trasferendo alle future generazioni il peso delle scelte immediate) e quella imprenditoriale si è adagiata sulla periodica svalutazione della moneta (trasferendo sui percettori di reddito fisso, lavoratori, risparmiatori e pensionati il peso dei propri fallimenti).

All’interno di questo modello è cresciuta la ricchezza privata, sono crescite eccellenze industriali, è degradata l’efficienza e l’efficacia dello stato.

Con la convergenza europea che imponeva ad ogni stato partecipante un equilibrio stabile di bilancio con la conservazione del valore della ricchezza (stabilità dei prezzi, stabilità della moneta) il sistema italiano è entrato in crisi.

Le classi dirigenti hanno cominciato a diffondere l’idea di una Europa pericolosa fino ad arrivare ad oggi dove in qualche modo queste non nascondono di coltivare amicizie geopolitiche pericolose.

Esattamente cosa ci chiede l’Europa? L’Italia è il paese, in Europa, con la più alta evasione fiscale dopo la Grecia. Questo significa che non riuscendo a coprire le spese lo stato deve ricorrere sempre più al debito. Naturalmente si arriva al punto in cui il creditore (chiunque esso sia, ci si illude se si pensa che Cina o Russia ragionino in maniera diversa) chiede sempre maggiori garanzie.

A differenza di quella idea che qualche apprendista stregone in chiara malafede diffonde secondo la quale il debito pubblico ha una vita infinita, la realtà ed il buon senso ci dicono che il debito dipende sempre dal livello di garanzie che il debitore può dare. Pensare di avere garanzie infinite è stupido.

Le garanzie richieste, però, non sono il livello di ricchezza esistente come qualche altro apprendista stregone ci vuole far credere (molti politici bramosi di guadagno pensano che le riserve auree o la ricchezza privata siano una garanzia). Le garanzie che ci richiedono sono l’adozione di comportamenti virtuosi, ci chiedono che lo stato raccolga le imposte, ci chiedono che un chilometro di metropolitana non costi dieci volte il costo di una normale metropolitana europea, ci chiedono che una siringa a Bolzano costi come una siringa a Palermo.

Invece no, la nostra classe dirigente passa il tempo a cercare nemici, a diffondere l’idea che siamo vittime di razzismo. La classe dirigente sceglie di rimanere parassita.

In questi giorni in cui in nostro paese è duramente colpito e con la scusa dell’emergenza si grida alla cattiveria degli altri nessuna forza politica fa autocritica sulle scelte che ogni anno ha fatto in finanziaria ad esempio in ambito sanitario.

Le ombre di chi vuole cogliere l’occasione per soggiogarci intanto si allungano sinistre sotto forma di aiuti.

Luigi Milanesi