Il sei marzo del 2021 con un collegamento a mezzo zoom si è svolto un importante convegno organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani per commemorare Giuseppe Dalla Torre, l’illustre personalità cattolica da poco deceduta. A questo fine se ne offre per i lettori di POLITICA INSIEME un resoconto, curato dall’Avv. Cesare Augusto Placanica, membro del Consiglio direttivo dell’Unione locale di Verona, ciò al fine di far apprezzare le sue idee a quanti si riconoscono nei valori culturali e di partecipazione politica del mondo cattolico. Il resoconto riferisce degli interventi delle illustri personalità che hanno partecipato all’incontro

DAMIANO NOCILLA- Presidente Centrale UGCI.- Moderatore dell’incontro –

L’attuale Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani ha affermato che si era riuniti per ricordare il prof. Giuseppe Dalla Torre, che ha guidato l’Unione con mano ferma rendendo un servizio all’Unione stessa e alla Chiesa. I suoi interessi erano multiformi grandissima la sua cultura.

CARDINALE GIOVANNI BATTISTA RE – Decano del Sacro Collegio Cardinalizio –

Il prof. Dalla Torre in tutto l’arco della sua esistenza è stato un fedele servitore della Chiesa e della S. Sede. Questo scopo è stato proprio anche di quattro generazioni della sua nobile famiglia. Suo antenato era Paolo Dalla Torre che dapprima si trasferì da Treviso a Padova. Suo nonno Giuseppe fu il mitico direttore “dell’Osservatore Romano”, mentre il padre   divenne direttore dei musei vaticani. Egli nacque all’interno delle mura della Città del Vaticano, al Palazzo San Carlo un mese dopo la caduta di Mussolini. Venne registrato all’anagrafe del Comune di Roma, poiché la nascita all’interno del Vaticano non attribuiva automaticamente la cittadinanza Vaticana. Si iscrisse in Giurisprudenza alla Sapienza. Uno dei primi incarichi di insegnamento Universitario lo svolse all’Università di Firenze. Collaborò continuativamente fin da giovane con la Santa Sede, tant’è che faceva la spola tra Roma e Firenze, scrivendo per “l’Osservatore Romano” sui temi della Famiglia e dei Diritti Umani. Se vi era qualche problema giuridico il Cardinale Benelli, faceva telefonare a Giuseppe Dalla Torre. Interpellato rispondeva volentieri a dava consigli al servizio della fede cristiana, anche sui temi della secolarizzazione che procedeva a grandi passi. Era dunque il giurista a cui la Segreteria di Stato ricorreva per pareri.  Fino al 1971 questo compito era stato svolto dal prof. Pio Ciprotti.

Dopo questa data il “consultore della Segreteria di Stato” divenne il prof. Dalla Torre. Partecipò ai lavori di revisione del Concordato fin dal 1976, come segretario della delegazione Italiana che era presieduta dal prof. Francesco Margiotta Broglio. Il Santo Padre Giovanni Paolo II per questa collaborazione gli concesse una alta onoreficienza. Divenne Presidente del Tribunale della Città del Vaticano. I Papi hanno avuto per lui grande stima, per la sua diligenza nell’affrontare i delicati compiti assegnatigli. Incontrò innanzitutto Paolo VI, il 7 giugno del 1967 insieme alla moglie; Papa Montini fu affettuoso e con lui conversò amichevolmente.

Fin da giovane si iscrisse all’Unione dei Giuristi Cattolici Italiani, fino a divenirne Presidente Nazionale. Ebbe numerosi colloqui con Giovanni Paolo II. Si intrattenne col Papa all’udienza pontificia sulla “Libertà di Assistenza” insieme ad una folta delegazione dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. Per aprire le celebrazioni per la nascita di “San Francesco d’Assisi” era stato nominato “legato del Papa” il Cardinale Casaroli e il prof. Giuseppe Dalla Torre “legato laico”. Nel 1983 partecipò al “secondo Sinodo della diocesi di Roma”. In questa circostanza ebbe rapporti col Cardinal Ruini. Venne ricevuto dal Papa Giovanni Paolo II, che durante i lavori si fermava, secondo il suo stile, presso tutti i tavoli di lavoro. Nel 1984 il Cardinale Ratzinger organizzò un incontro sul “Ruolo dei Cattolici nella società pluralista e sul ruolo dei Pastori”. Alla fine si svolse un incontro col Papa, da cui emersero delle riflessioni apostoliche che il Santo Padre utilizzò in “Evangelium Vitae”.

Nel 1999 durante i festeggiamenti per il sessantesimo anniversario della LUMSA Giovanni Paolo II, insignì la madre del prof. Dalla Torre della “Medaglia Pro Ecclesia Pontificia” per la sua attività quale “dama Vincenziana”. Ebbe diuturni rapporti con Ratzinger, improntati a grande cordialità, anche perché i due abitavano nello stesso palazzo.  Riconobbe al Cardinal Ratzinger la laurea honoris causa in Giurisprudenza alla LUMSA. Quando venne eletto al soglio di Pietro si svolse un incontro tra Papa Ratzinger e gli studenti della LUMSA nel 2010, al quale egli partecipò nella qualità di rettore.

Fece parte della commissione della “Autorità Vaticana per la lotta al riciclaggio” Fu impegnato nelle indagini sul caso “Vatilix 1” in cui era coinvolto il cameriere personale del Santo Padre, Paolo Gabriele. Col Papa Francesco partecipò ad una messa mattutina a “Casa S. Marta”, quella in cui erano presenti alcuni magistrati Argentini. Indagò, come Presidente del Tribunale della S. Sede sul caso “Vatilix 2”; in questa occasione il Santo Padre incontrò tutti i Magistrati del Tribunale tra cui anche Giuseppe Dalla Torre. Lasciò questo incarico il 4 ottobre 2019, dopo due anni di prorogatio. Ebbe per il compito svolto, i ringraziamenti del Papa. Nella sua ultima opera “I Papi di famiglia” affermò che l’elezione di Francesco, si poneva nel solco del Concilio Vaticano II e ciò rappresenta una grande testimonianza delle sue convinzioni di credente.

PROF. FRANCESCO D’AGOSTINO – Presidente emerito della UGCI e ordinario di filosofia del diritto

Un caro abbraccio alla moglie e alla figlia. Giuseppe Dalla Torre ha operato in un momento di grande difficoltà. A lui mi ha legato un bene fraterno, la sua mancanza mi ferisce nell’animo; Giuseppe non c’è più!. E’ stato per anni segretario dell’Unione dei Giuristi Cattolici, con Francesco Santoro Passarelli, Sergio Cotta, Pietro Gismondi. Il Vaticano gli aveva dato il compito di riformare i giuristi cattolici. Il concetto di giurista cattolico costituisce un nodo tematico fondamentale; di per sé stesso rappresenta una formula interlocutoria che risale a Capograssi ed elaborato da Santoro Passarelli. Giuristi Cattolici o Cattolici Giuristi.  Per primo egli ha inciso su questo problema. Parlare dei cattolici e invitarli a iscriversi è un fare dell’identità giuridica un accessorio rispetto all’identità Cattolica.

Per Giuseppe Dalla Torre l’essere cattolico ha costituito un momento identitario. Sono moltissimi i giuristi che si dichiarano cattolici. Ma in quanto giuristi non possiamo che fare riferimento al nostro ordinamento. I valori costituzionali furono implementati dai cattolici e possono essere collegati alla dottrina sociale della Chiesa. La cultura laicista sta creando un allontanamento dalla cultura della Chiesa. Il Prof. Giuseppe Dalla Torre ha stimolato le Unioni locali. Ha portato i congressi dell’Unione nelle sedi locali. Ha dato movimento alle Unioni locali.

Per primo ha affermato che l’identità cattolica si salda col rispetto della Giustizia. Nel Vangelo si rinvengono tanti riferimenti al diritto. Cristo che incontra l’adultera e la invita a “non peccare più”; lo fa nei confronti di una donna ebrea. Ciò costituisce un precetto giuridico, vuol dire “rispetta tuo marito, rispetta la giustizia, io non ti condanno ma non peccare più”. Quando costruiamo la nostra identità costitutiva, lo dobbiamo fare partendo e facendo propria l’identità cattolica. Se c’è nella nostra Costituzione un riferimento alla Giustizia, ciò è dovuto ai cattolici. Verso la memoria di Giuseppe Dalla Torre ho un atteggiamento grato e riconoscente.

MARCO TARQUINIO – Direttore de L’Avvenire

Giuseppe Dalla Torre ha avuto una lunga collaborazione con “l’Avvenire”. Non è mia competenza parlare del suo rapporto con “l’Osservatore Romano”. Cominciò a scrivere per il quotidiano nel 1988 e lo ha fatto fino al 2020, fino alla morte. Arrivando il sottoscritto da “Il Tempo” mi spiazzò subito con la sua loquacità, tratto della sua personalità. Ha analizzato per il quotidiano tutte le vicende del rapporto tra Stato e Chiesa, ad esempio le difficoltà nel celebrare “eucarestia” e “penitenza” al tempo del coronavirus, per ordini dati dallo Stato alla Chiesa. Ciò ha costituito un aspetto del dibattito pubblico. Ha reso un servizio di grande competenza per tutti su questi aspetti indicando chi possa stabilire questo così rigoroso regime giuridico.

Altro articolo breve ed efficace è stato quello sul “XX Settembre” sottolineando la difficoltà per gli Italiani di aprire un rapporto con la Comunità Statale, lo iato che separa l’italiano dallo stato. Lo stato sentito come entità che si prende qualcosa di tuo, della tua vita, della tua città. L’italiano medio concepisce conventi ed edifici statali, come qualcosa di altro. Sapeva esprimere tutto ciò in maniera vivida ed espressiva. Sviluppava questi concetti con eleganza, intelligenza, sensibilità e delicatezza, esprimendo suggerimento e conforto. Per il mio giornale è stato di aiuto, una presenza discreta e importante, anche dialogando con Carlo Cardia. Si è saputo specchiare nel dolore e nella consapevolezza degli altri, affermando, nell’ambito di una alta visione del diritto, che tutto ha senso. Ha dimostrato affetto e consapevolezza, per la mia fede cristiana che costituisce un aspetto del mio essere giornalista. Tutto ciò con uno straordinario senso della “laicità”, tratto importante del suo essere credente.

PROF. FRANCESCO BONINI –  Rettore della Libera Università Maria Assunta (LUMSA)

Giuseppe dalla Torre è stato costruttore e organizzatore. A lungo rettore della LUMSA in un lavoro costante, che speriamo di proseguire. Ha realizzato un cambiamento di questa Università che era nata nel 1939 al servizio della Santa Sede. Il suo percorso nel trasferirsi alla LUMSA è stato coerente, realizzando la terza fondazione dell’Università. L’Ateneo si incrementava il 4 luglio 2014, con l’acquisizione di trenta posizioni di docenza e ciò corrispondeva ad una crescita dell’Università. Gli sono profondamente grato dopo ventitrè anni del suo rettorato, che ha svolto con serietà e forza. Succedeva al prof. Alessandro Rigobello il 16 ottobre del 1991.

Veniva proposto essendo professore ordinario di prima fascia, per il riconosciuto spessore umano e culturale che rappresentava per l’Università LUMSA, una “garanzia sicura” insieme alle sue caratteristiche umane di “serietà e forza”. Dal 1991 al 2014 è stato la “bussola” dell’Università, cresciuta 77 volte 7. Al momento in cui il suo rettorato finiva i docenti erano 75. Nei ventitrè anni della sua direzione che cosa è successo?

–  Innanzitutto è nata la Sede di Palermo con la “scuola di servizio sociale”. Palermo è antica città universitaria e la LUMSA punto sicuro di riferimento in stretto collegamento con le altre facoltà.

– In secondo luogo è nata la facoltà di Giurisprudenza a Roma da lui voluta insieme all’Unione Giuristi Cattolici Italiani. La facoltà ha costituito una comunità di vita e pensiero insieme all’UGCI.

– Nella casa editrice cattolica “Studium” Dalla Torre ha preso il posto di Cappelletti, tenendovi la rubrica “il Punto”. Per sua iniziativa furono pubblicati diversi lavori originali.

Il suo stile era autorevole e sereno, poche volte ha alzato la voce; ha speso la sua autorevolezza presso la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) anche svolgendo attività culturale e apporto significativi; a lui si deve attribuire la definizione del raggruppamento delle materie giuridiche e la definizione di IUS.

Rifermenti a questo stile e a questa autorevolezza possono esser rappresentati ad esempio dalla prima prolusione, appena nominato rettore della LUMSA dal titolo “Laicità dello Stato una nozione giuridicamente inutile?” Si tratta di uno dei temi cardine della sua riflessione. Amava insegnare ed era presente sui grandi temi della riflessione culturale. Si veda ad esempio la sua prolusione alla “Lateranense” dal titolo “Nuove frontiere nei rapporti tra Chiesa e Comunità Politica; la questione bioetica”.

 Uomo dalle molteplici realizzazioni, nel 2019 ha incontrato il Papa attualmente regnante. Costruì un modo di essere Università di servizio e creatività.

Il prossimo tre dicembre si terrà a Roma presso la LUMSA un convegno in suo ricordo dal titolo “Il mondo cattolico tra due secoli”.

Bisogna anche ricordare la sua ultima realizzazione la “Alta scuola sul diritto del Vaticano”.

 

PROF. PAOLO PAPANTI PELLETTIER – Giudice Unico dello Stato della Città del Vaticano e ordinario di diritto privato all’Università di Tor Vergata

Il primo tratto del prof. Giuseppe Dalla Torre era “la signorilità” frutto di una raffinata educazione; in ogni persona scorgeva un “alterus Cristus”. Ho avuto con lui una frequentazione assidua, siamo stati amici e collaboratori, tanto alla LUMSA che al Tribunale Vaticano. Ha avuto particolare interesse e attenzione per le vicende del personale e delle famiglie delle due istituzioni.

Nel capitolo “Vaticano addio” nell’ultimo libro “I Papi di famiglia- un secolo di servizio per la Santa Sede” ha nominato ciascuno di noi tutti.

Altro tratto caratteristico era la “competenza” e come “canonista” e come “ecclesiasticista” ed “esperto di diritto vaticano”.

Nel diritto canonico è a lui attribuibile la “legge sulle fonti” del 2009.  In essa si stabilisce che   prima fonte interpretativa è “il diritto canonico” e non “il codice di diritto canonico”, infatti non tutto il diritto canonico è contenuto nel “codex”.  Applicando queste norme anche nei procedimenti “secolari” il diritto canonico costituisce il riferimento interpretativo. Egli ci ha sempre invitato ad applicare questi principi insieme al “diritto divino”; si veda   la applicazione della “equitas” alla materia penale. Ha insistito particolarmente sulla applicazione del diritto canonico con particolare competenza.

Il “diritto ecclesiastico” pur non essendo richiamato “nella legge sulle fonti”, è altrettanto rilevante. Le persone che lavorano nella Città del Vaticano sono cittadini italiani o in Italia hanno normalmente la residenza. Si pongono pertanto delicati problemi di diritto ecclesiastico, che consta di principi e norme e di diritto canonico e di diritto civile, processuale, amministrativo e penale.

Nel “diritto del Vaticano” fu grande maestro. In esso opera ancora il “codice Zanardelli” del Regno d’Italia, inoltre il “codice Finocchiaro – Aprile”, per quanto riguarda il diritto processuale. Il “codice civile del Regno d’Italia” del 1865 è stato in vigore nella Città del Vaticano fino al 2008 da quando è stato sostituito dal “codice civile Italiano” del 1942, con la riserva della non recezione del “diritto di famiglia”. Fin dal 1929 il fenomeno della recezione di altri codici fu particolarmente significativo nel diritto Vaticano ma furono anche prodotte norme proprie di diritto, specie sotto i Pontificati di Benedetto e Francesco; si creò, ad esempio, il nuovo reato di “pedopornografia”. Ha collaborato agli “Annali di diritto Vaticano” e offerto un contributo determinante alla creazione della “Scuola di Alta formazione in diritto canonico, ecclesiastico e Vaticano”, che trova collocazione presso la LUMSA.

 Altro profilo importante è quello di Giuseppe Dalla Torre “Giudice Vaticano”. Dimostrò un grande equilibrio nel momento decisionale non cercando soluzioni di compromesso ma la soluzione “giusta”. Ebbe una grande consapevolezza del ruolo che svolgeva. I Giudici Vaticani emettono le sentenze “in nome del Santo Pontefice e invocato il nome di Dio”. Ciò non costituisce una vuota formula e il Papa è sempre il Papa, qualunque sia la persona che esercita “il munus Petrino”. Suo padre Paolo al termine del santo Rosario diceva “oremus pro-Romano Pontefice”. Apprese la dedizione al Romano Pontefice e l’amore per la sua persona, all’interno della sua famiglia di origine.

Ma nell’esercitare la funzione giudiziale operava con serenità frutto della consapevolezza di avere ben operato. Il caso concreto non veniva mai da lui mentalmente archiviato, avendone ben presenti le peculiarità. Vi era in lui una crescente preoccupazione per vicende dolorose anche per l’opinione pubblica, che potevano anche ferire l’immagine della Chiesa.

CARDINALE  FRANCESCO COCCOPALMERIO – Delegato Pontificio Centrale per l’Unione Giuristi Cattolici

E’ mia intenzione riservare una preghiera a “Giuseppe” e “per Giuseppe” che ci vede e ci ascolta. La preghiera prende spunto da quello che ci disse nel convegno del 2019 “il diritto canonico nell’età secolare”. Fece riferimento alla presenza della Chiesa e del suo diritto col richiamo al “rischio della fine del diritto” in una società secolarizzata e relativista. Sottolineò come il diritto canonico  offrisse il suo contributo in quanto espressione di giustizia e come i suoi valori, proprio sul concetto di “giustizia” si fondassero. Noi canonisti possiamo offrire il nostro contributo al diritto “secolare” in forza della nostra cultura nel modo più opportuno.

Segue la preghiera con la invocazione del Salmo 15.

PROF.CARLO CARDIA- emerito ordinario di Diritto Ecclesiastico

Il tema che ci è stato proposto è un po’ riassuntivo della sua personalità, poiché tutto il diritto ecclesiastico e canonico hanno un debito nei suoi confronti. All’inizio eravamo allo opposto. Ma poi siamo stati insieme; furono pubblicati due articoli uno suo e uno mio, finalmente fummo insieme su “l’Avvenire”. Quando si seppe della sua morte Tarquinio mi telefonò, mi chiese se potevo fare un articolo per il giorno dopo. Ho pianto, stavo piangendo anche per un legame che si forma provenendo da ambienti diversi. Ma tante cose le abbiamo fatte insieme. Abbiamo condiviso l’interesse per le culture storiche e storicistiche a cui il diritto canonico è legato da un filo sottile.

Anche la “critica al positivismo” ci è stata comune. I codici hanno condiviso il convincimento che ciò che conta è il “comando” che unisce i canonisti e altri giuristi che sposta il rapporto e esclude l’ispirazione “etica”.  La frattura tra etica e legge ma la legge non è altro che la “natura ragionevole”. Legge e natura si osservano empaticamente. Altrimenti il “princeps” diviene “legibus solutus”. L’etica come fine profondo, la frattura del diritto porta ad una frattura della conoscenza, il diritto non ha bisogno di saltare le leggi morali. Può sembrare minimalista ma questo costituisce il rapporto che mi lega a Giuseppe. L’etica è la più importante forma di produzione del diritto. Il diritto si trasforma in funzione etica, se noi guardiamo a questo accostamento possiamo fare riferimento “ai diritti umani” frutto ultimo di chi ha guardato agli orrori del totalitarismo.

Una nuova legge, un nuovo Sinai, un nuovo decalogo, un ordinamento superiore, un decalogo per cinque miliardi di umani, una sorta di etica universale, acqua e linfa   di cui si ha bisogno per crescere. Anche nel campo della “bioetica” si sono osservate le conseguenze della “frattura” tra etica e diritto. Non esiste più un orientamento ideologico o etico sono attive tante Yalta. Egli criticava il principio di “laicità” inteso come “neutralità.”. Si relazionò con i temi della famiglia all’interno della UGCI; ma anche la sinistra su questi temi è divenuta plurale.

Si è realizzato un naufragio attraverso la negazione dell’etica si è negato il diritto alla “verità!”. Ne ha parlato Stefano Rodotà. Altro tratto comune la critica al “negazionismo” il non dire la verità anche sulle cose più banali; si nega il diritto alla verità, il diritto del figlio a chiedere il riconoscimento della propria identità genetica. Un diritto artificioso. Perché dovremmo assumere la nozione di “io” e riconoscere il proprio “padre” e la propria “madre”, separati dalla procreazione. Negare il diritto del figlio ad una famiglia naturale; “la maternità surrogata” esprime una solidarietà femminile, ma questa è azzerata dal “mercato dei bambini” realizzato nei paesi poveri. Qual è il diritto del figlio a non conoscere le sue origini? La verità dunque sembrerebbe non esistere.

La attività di Giuseppe relativa alla riforma ecclesiastica. Su questo tema siamo stati immersi in rapporti reciproci; il diritto ecclesiastico era condizionato dallo scetticismo di Arturo Carlo Jemolo sulla “revisione del Concordato”. Grazie a Giuseppe si è dato corso a una stagione di grandi riforme.

Scrisse un libro sulla attività assistenziale della Chiesa. La “pace religiosa” era un tabù ottocentesco, che restringeva le attività assistenziali, non religiose dalla tutela. Trattavasi di attività non tutelate e viste con diffidenza. Vi era una ragione che si basava sul concetto “di separatismo”, separare tutto ciò che era religioso da ciò che non lo era; il merito storico del separatismo era “la libertà religiosa”, ma molte attività meritevoli sono state espunte. Esiste un separatismo europeo, un separatismo nord-americano che attengono ad una diversità delle culture giuridiche.

Con la “riforma del concordato” si sono superate le diffidenze tra attività religiose e attività non religiose e realizzato un “rapporto ontologico” tra fede e assistenza. Il diritto di libertà religiosa diviene un diritto sociale. Ma non ci si rende conto delle conseguenze di ciò. Si è avuta una rivoluzione smontandosi i capisaldi della concezione integrata dell’assistenza, una rivoluzione giuridica rispetto alla “legge Crispi” sulle Opere Pie. Si è partiti dalla modifica della legge Crispi fino a giungere, modifica dopo modifica, al cambiamento della legislazione del terzo settore. Si è fatta la modifica delle scuole paritarie e il diritto di libertà religiosa è divenuto un diritto sociale.

Oggi assistiamo a un sussulto a sovvenire i bisogni sociali per l’epidemia da “Covid 19”, una filiera che ha condizionato la vita del nostro legislatore e ha intessuto i rapporti tra stato e chiesa.

Sul tema della “laicità” vi segnalo il libro di Giuseppe “la città sul monte” che individua i punti di dissenso tra culture laiche e culture religiose. Il “sillabo” era iscritto a livello filosofico e il Concilio Vaticano II, ne recupera il valore giuridico. In Giuseppe Dalla Torre vi è una riflessione matura sul principio di eguaglianza tra i culti. Anche la questione della laicità investe quella dell’etica del diritto. In Bartolomeo Sorge si incontra la differenza tra culture umanistiche e culture non umanistiche. Libertà religiosa è non impedire agli altri di esercitare le proprie libertà, rispettare non limitare le libertà degli altri. L’individuo è schiacciato dalla volontà degli altri, la laicità non può essere fonte di diritti chiusi. Il concetto si amplia nel “900 col principio di “speranza”Block” e “Jug” la dignità umana arriva ad elevare l’uomo sopra il valore dell’uomo. La laicità apre la porta alla libertà ma non all’arbitrio al non esser indifferente avanti alla negazione dei diritti umani, allo sfruttamento del corpo, alla violazione della dignità.

PROF.GIUSEPPE IGNESTI – Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali- Università LUMSA

Giuseppe   Dalla Torre ebbe una produzione infinita sugli aspetti storici (come amava definirli) e ciò per la necessità della sua produzione di ecclesiasticista. Nella biografia di Arturo Carlo Jemolo da lui curata, si manifesta un Jemolo che è fuori dalla nomea e dal giudizio corrente che su di lui si hanno nella letteratura e del giornalismo; in essa viene fuori il Giuseppe Dalla Torre nella sua duplice vocazione del giurista e dello storico. Davanti al divenire il giurista e lo storico sono affiancati nelle  ricerca per la verità; la passione per gli studi storici in Jemolo ha superato la passione per il diritto. Essa si accompagna al piacere per la rievocazione e rappresenta la passione del giurista in una scienza pratica volta a cogliere i dati di realtà.

Lo storico sfugge dalle astrazioni quando analizza i grandi momenti ideali. Partire “dall’analisi storica” è mettere in secondo piano la “riflessione ideale” rappresenta l’evoluzione dell’ordinamento e la “provvisorietà delle acquisizioni”. Seguendo “JemoloDalla Torre assicura che il bene collettivo sempre esiste nella legge e nei legami sociali che costituiscono “la res publica”.

 Non bisogna confondere “storia politica” e “diritto”. Il tormento dello studioso non trova risposta al suo “dubbio” nelle norme giuridiche, ma nella “vita sociale”. Bisogna apprezzare il clima sociale e l’ambiente e i rapporti sociali per svolgere una adeguata riflessione. Dalla Torre apprezza in Jemolo il vivo senso del diritto; egli non è solo ecclesiasticista, ma si muove “tra storia e dogmatica”, tra privato e pubblico. Ne apprezza il risalire alle norme di diritto ecclesiastico, non solo rispetto alle ragioni politiche, ma al loro profondo significato.

L’onestà di non anticipare i risultati era la sua alta lezione morale, la ricerca negli ordinamenti del rapporto tra diritto e sostrato sociale costituiva il suo interesse precipuo, specie nel rapporto tra istituzioni e cittadini in Italia. Analizza i mutamenti della vita delle popolazioni italiane e la diffidenza un rapporto di lontananza tra cittadino e istituzioni che era imputato alla cultura cattolica. Ciò era dovuto al modo in cui si era giunti all’Unità in Italia e al forte legame tra i cittadini e le realtà “comunale”. Era proprio questo il modo con cui si potevano riavvicinare i cittadini. Attraverso la creazione delle regioni a statuto ordinario si è cercato di far rientrare nel gioco politico il Partito Comunista Italiano.

La partecipazione dei cittadini alla vita comunale, sottolinea la rilevanza della stessa rispetto alla vita sociale. Dalla Torre ha partecipato alla riforma del concordato sulle tematiche della Chiesa e sul piano della libertà, con una visione positiva della partecipazione.

Il webinar si è concluso circa alla 13.30, con i saluti reciproci di tutti i partecipanti con la promessa del Prof. Damiano Nocilla della pubblicazione dei suoi atti a cura dell’Unione centrale anche mediante il loro inserimento in un prossimo numero di IUSTITIA, rivista quadrimestrale dell’UGCI .

 

A cura di  Cesare Augusto Placanica