Dopo l’uccisione di quello che era considerato il  capo del progetto nucleare iraniano, Teheran ha promesso vendetta contro Israele accusato di essere il responsabile anche di questo “omicidio mirato” in aggiunta a quelli che hanno colpito numerosi altri scienziati impegnati nell’arricchimento dell’uranio che, però, le autorità dell’Iran sostengono sia destinato solo a un uso pacifico.

In realtà, la risposta della Repubblica islamica sciita è stata finora molto cauta e tre recenti fatti fanno riflettere. Una prima notizia, data da The Jerusal Post  riferisce che nel pieno della violenta polemica con Israele e con gli Stati Uniti è stato liberato dal carcere vicino Teheran in cui si trovava l’ebreo iraniano Mashallah Pesar Kohan arrestato nel 2017 per aver visitato i suoi familiari in Israele.

Due giorni dopo è giunta la decisione iraniana di sospendere l’esecuzione di Ahmadreza Djalali, il medico e ricercatore con nazionalità iraniana e svedese accusato di spionaggio. Vi era stata una vasta mobilitazione internazionale in tal senso anche se nessuno si aspettava proprio ora che le autorità di Teheran accogliessero di fatto una tale richiesta e, al contrario, ci si attendeva l’esecuzione della condanna.

Il terzo fatto, forse politicamente più rilevante, è la notizia che il segretario generale di Hezbollah, la potentissima milizia sciita libanese, Hassan Nasrallah, si sarebbe trasferito dal Libano in Iran dove potrebbe restare per un periodo indefinito, secondo quanto riferisce il quotidiano kuwaitiano Al-Jarida. Il giornale del Kwait fa capire che lo spostamento del capo di Hezbollah può essere motivato da ragioni di sicurezza dopo la scoperta di un piano israeliano per uccidere Nasrallah e un certo numero di altri leader delle fazioni filo-iraniane in Siria , Iraq e Cisgiordania e Striscia di Gaza.

Il quotidiano libanese di lingua francese L’Orient-Le Jour ha contemporaneamente riferito che Teheran sta premendo sugli Hezbollah perché tengano il più basso possibile il livello dello scontro in atto con Israele e c’è da chiedersi se il trasferimento di Hassan Nasrallah  in Iran non possa essere interpretata come una determinazione delle autorità iraniane a non perdere il bandolo della matassa per evitare colpi di testa da parte dei loro importanti alleati libanesi in un momento in cui appare evidente l’intenzione della Repubblica islamica di stare a guardare cosa può venire da Washington con l’insediamento di Joe Biden al posto di Donald Trump ed evitare quindi ogni colpo di testa che potrebbe avere gravi conseguenze.

 

 

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