Boris Johnson ribadisce che il Regno Unito deve riservarsi il diritto di annullare l’accordo sulla Brexit per proteggere “l’integrità economica e politica” del paese. E’ arrivato a sostenere che il Regno Unito non può essere “smembrato” da una potenza straniera e che l’UE agisse in “modo estremo”, minacciando le esportazioni di cibo.

La polemica con Bruxelles è giunta dunque al massimo, mentre i laburisti accusano il Primo Ministro di aver causato il “pasticcio” rinnegando un accordo da lui precedentemente definito un “trionfo”. Anche tra gli stessi conservatori c’è grande disaccordo e taluni parlamentari dei tories minacciano di non sostenere il Primo ministro.

Al centro del ripensamento di Johnson c’è in particolare quello che è definito il  protocollo dell’Irlanda del Nord, pensato inizialmente per impedire il ritorno di una frontiera interna all’Irlanda, cosa che creerebbe problemi alla libera circolazione delle merci, alla questione relativa alla concessione di sussidi alle imprese dell’Irlanda del Nord, in il caso in cui le due parti non concordino un futuro accordo commerciale.

L’Unione europea reagisce duramente. Così si viene a sapere che la Ue lascerà solo 18 mesi di tempo alla City di Londra la possibilità di operare con clienti europei utilizzando strumenti finanziari come le cosiddette “clearing houses” e i derivati. Dopo di che l’accordo tra la Borsa di Londra e l’Europa potrebbe essere ritirato.

Sulla questione manca ancora l’annuncio ufficiale del finale accordo raggiunto al riguardo da parte di tutti i 27 tra i quali vi sono anche posizioni più dure, come quella di chi vorrebbe ridurre a solo un anno la proroga concessa alla City. Il paradosso è che tutti gli operatori di quest’ultima si sono sempre detti in maggioranza contrari alla Brexit e la stessa città di Londra è una di quelle aree del Regno Unito dove gli elettori hanno votato contro l’idea dell’uscita dall’Europa.

Il centro finanziario più importate d’Europa potrebbe ricevere un brutto colpo e si potrebbe assistere ad una vera fuga da Londra di operatori finanziari e dipendenti, si parla di un numero che oscillerebbe tra i centomila e il doppio di persone oltre che a perdite davvero ingenti visto il ruolo il London stock exchange svolge sul mercato finanziario interessando il movimento di migliaia di miliardi di euro l’anno.