Oggi, 20 Marzo, è la Giornata Internazionale della Felicità, che è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) il 28 giugno 2012 affermando che:

L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone …”;

 in vista di questa data si è svolto, il 6 Marzo scorso un convegno alla LUISS, promosso dalla Fondazione Guido Carli, con lo scopo di proporre l’introduzione, nell’artico 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, di  un comma finale che ponga il diritto alla felicità, sulla scorta di quanto affermato nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, ove si afferma: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati

Condivido l’ipotesi formulata che, come corollario, comporta l’educazione  felicitogenica, come sostenevo nel mio libro  “Insegnare Come”, scritto nel lontano 1984.

Prima però occorre riflettere sia sulla Giornata ONU che su come possa esser inteso il diritto alla felicità, che si vorrebbe  costituzionalmente sancito.

Certo la dichiarazione dei Padri Fondatori, che sancisce   che tutti gli uomini sono creati eguali  e dotati del Creatore di diritti inalienabili quali la Vita e la Libertà, che consentono il perseguimento della felicità,  è condivisibile totalmente, specie nella prospettiva cristiana su cui si sono basati i costituenti statunitensi.

Porre però il diritto alla felicità della Costituzione della Repubblica Italiana esige il superamento della banalizzazione che ne fa l’ONU (banalizzazione concettuale degli argomenti che  è caratteristica comune alle decine e decine di Giornate Mondiali, una al giorno o quasi, che quindi perdono efficacia e valore ma danno luogo ad una retorica e superficiale comunicazione giornalistica) che frammischia la felicità alla crescita economica  al benessere, senza far mancare il riferimento allo sviluppo sostenibile.

Non è condivisibile in alcun modo  che la felicità sia equiparabile al benessere economico.

Benessere economico, ottenimento dei piaceri, possesso di denaro, beni, oggetti …non  sono e non danno la felicità.

Purtroppo la superficialità consumistica dei nostri tempi tende a farlo credere e molti ci cascano – pure l’ONU -; la felicità, non si compra!

Il concetto di felicità è complesso e ad esso hanno dedicato riflessioni filosofi e poeti “Gli uomini sarebbero felici se non avessero cercato e non cercassero di esserlo” dice, paradossalmente, Giacomo Leopardi.

Credo che si possa dire che la felicità è uno stato di sereno equilibrio con se stessi e con il prossimo (scrivo il prossino e non gli altri, non a caso) come quello di Diogene, felice nella botte e se Alessandro non gli toglieva il sole; quello di Severino Boezio che scrive il “De Consolazione Philosophie” chiuso nella cella; di Francesco d’Assisi che è felice per il dolore provocato dalle stimmate; di Gesù che dice ”Padre fa di me ciò che vuoi”.

Non banalizziamo il concetto di felicità!

Ad esso si sono dedicati pensatori, come il nostro Filangeri che è stato l’ispiratore della dichiarazione dei Padri Costituenti degli Stati Uniti d’America, ed Emanuele Kant, gigante del pensiero umano, che alla felicità ha dedicato profonde riflessioni, come spiega Fabio Minazzi nel saggio “Kant e il Diritto alla Felicità”, ove riporta, fra molte altre, questa bella citazione del filosofo di Konisberg: Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale.

Legge universale che coincide con l’amore del prossimo.

Vista l’importanza e la complessità della questione “Diritto alla Felicità” da porre in Costituzione mi auguro che l’approfondimento vado oltre quello del Convegno alla LUISS e della lectio magistralis di Gianni Letta e Brunello Cucinelli e che, soprattutto, non se ne occupi l’attuale classe politica. che non mi pare qualificata  per tale tema …

Senza bisogno che il diritto alla felicità sia in Costituzione è certo che l’educazione debba essere  felicitogenica.

Come? Uscendo dalla contrapposizione autoritarismo  – permissivismo per fondarsi sulla “sintesi a priori” dell’accettazione di ciascuno come Persona.

Roberto Leoni