La strategia del “silenzio operativo”
Il fallimento degli incontri di Islamabad fa cambiare strategia a Trump nei confronti dell’Iran. Dopo quella dei bombardamenti (ma sono da escludere del tutto?) si apre lo scenario subito dopo peggiore per l’intera economia della regione e del mondo. Invece del modello venezuelano – apparso subito abbastanza impraticabile – e di quello all’israeliana dei continui bombardamenti su strutture militari e civili – che è altrettanto fallita nel piegare la resistenza del regime di Teheran – la scelta è ora quella dell’assedio. E cioè che saranno gli americani a chiudere lo Stretto di Hormuz e provare, così, ad impedire all’Iran di esportare il petrolio come aveva continuato a fare anche sotto le bombe degli israeliani e della Usa Air Force.
Trump scommette che l’Iran, già devastato economicamente (perdite stimate oltre i 140 miliardi), crollerà definitivamente se non potrà esportare nemmeno quel minimo di greggio rimasto. Per ora, il Presidente non annuncia nuove offensive terrestri, lasciando che sia la “fame energetica” a fare il lavoro sporco.
I colloqui di Islamabad: negoziati sotto scacco
I corrispondenti che hanno seguito i colloqui svoltisi presso l’Hotel Serena di Islamabad parlano di un clima spettrale. JD Vance (USA) ha mantenuto una linea durissima, rifiutando incontri diretti. La delegazione iraniana è descritta come “indebolita ma orgogliosa”, cercando di negoziare la riapertura dello Stretto in cambio di un congelamento del programma nucleare (che però gli USA considerano già largamente compromesso dai bombardamenti). Il primo ministro Shehbaz Sharif ha cercato di convincere la delegazione iraniana che quella era l’ultima occasione prima di una “distruzione totale”. Mentre si parla di una Cina impegnata a fare pressioni enormi sul Pakistan perché si giungesse a un accordo, poiché il blocco di Hormuz sta strangolando l’industria manifatturiera di Pechino.
Il fallimento dei colloqui riflette l’esistenza di profondi contrasti strutturali, di visioni strategiche totalmente contrastanti e il convincimento da parte di entrambi di trovare in una posizione di forza. Come pensano molti analisti, soprattutto quelli indiani, la presenza silenziosa della Cina continua a farsi sentire delineando i contorni di un conflitto che non è più solamente regionale perché globale nelle sue implicazioni
La resilienza iraniana e la reazione di Trump: vittoria o azzardo?
Molti analisti sottolineano il rischio politico che, a loro avviso, starebbe correndo la Casa Bianca. Trump vuole chiudere la pratica entro maggio (vertice con Xi Jinping). La chiusura di Hormuz è un’arma a doppio taglio: se i prezzi della benzina negli USA saliranno troppo prima delle elezioni di medio termine, il suo sostegno interno potrebbe crollare. Gli alleati europei sono furiosi. La chiusura dello stretto è vista da Londra, Parigi e Berlino come una condanna a morte per l’economia europea (già colpita da un +60% sul costo del gas).
Una sintesi efficace della situazione ad oggi
Trump si comporta come un generale che assedia una città medievale: non entra, ma chiude i rifornimenti. L’Iran è la città assediata che, pur avendo le mura distrutte, si rifiuta di aprire le porte. L’Europa è il vicino di casa che sta morendo di freddo perché il calore dipendeva dal commercio tra i due contendenti.![]()