Quando i ministeri erano guidati da persone serie e giungeva la crisi di governo le direttive per lo staff delle segreterie dei ministri era uno solo: preparare i pacchi come se l’uscita fosse certa.

C’era sicuramente molta scaramanzia. Pure  l’accortezza di non farsi trovare dal nuovo inquilino con le proprie carte che ancora ingombravano stanze e scrivanie. Era un fatto anche d’educazione e, in ogni caso, c’era sempre la necessità di prepararsi per tempo al trasloco in un altro dicastero.

Nel momento in cui tutta l’attività ministeriale veniva congelata, si evitavano viaggi ufficiali e tutto quanto potesse far pensare che un ministro si ritenesse ancora tale, nonostante tutto.

Non solo, ma somma era la cura nel non mostrare preoccupazione o timore di perdere il posto. Meno che mai mettersi a sbraitare per un eventuale cambio di equilibri. In fondo, è il sale della democrazia,

Oggi è cambiato tutto, anche in questo.

La neo ministra della Famiglia. Alessandra Locatelli,  non ci sta a doversene andare a casa ed essere costretta a fare fagotto con baracca e burattini.

Andata in visita ufficiale a Palermo, nonostante la fine dell’esecutivo di cui faceva parte, si è messa a protestare e a lanciare i soliti anatemi contro l’idea di dare vita ad un governo 5 Stelle Pd. E’ giunta persino ad auspicare un’insurrezione popolare.

Certo lei è stata al ministero della famiglia per solo un mesetto, dopo il passaggio del suo predecessore Fontana agli affari europei e ci rendiamo conto che la cosa la disturba.

Ma per questo mettersi ad agitare le piazze?  Piuttosto faccia un esame di coscienza serio su quello che la Lega non ha fatto a favore della famiglia in 15 mesi di presenza al Governo.

Bene ha fatto Matteo Salvini a zittire la collega di partito.