Alla fine sembra che ci siamo. Nasce il governo 5 Stelle Pd. Che a Zingaretti dovessero cedere alcuni dei “ paletti” piantati  nei giorni scorsi è sempre apparso evidente. Il rischio era quello, infatti, di andare alle elezioni anticipate all’insegna dell’avventura e della quasi certa rottura con l’Europa e i nostri tradizionali alleati.

E’ bene, in ogni caso, essere prudenti e attendere la fine del nuovo giro di consultazioni da parte del Presidente della Repubblica.

La nascita di un esecutivo non significa di per sé il completo superamento di quelle ostilità che hanno sempre segnato i rapporti tra il movimento formato da Beppe Grillo e il partito del centro sinistra. Salvini docet! Bisognerà pure vedere in Parlamento quale sarà la reale consistenza numerica della nuova maggioranza e a quanti voti di fiducia saremo costretti ad assistere.

Cosa cambia?  Potenzialmente molto per il quadro generale del Paese, cui noi teniamo sopra ogni cosa.

Si allontana il rischio di un passaggio elettorale dalla carica fortemente divisiva. La spinta sovranista, già sconfitta in Europa, segna una importante battuta d’arresto. In ogni caso, Matteo Salvini cercherà di riscattarsi con le prossime elezioni in Umbria e in Emilia. I fortilizi del Pd non sono più certi e saldi e gli effetti negativo per Salvini e la Lega, responsabili di una crisi avventurosa, avranno bisogno del loro tempo per far sentire i propri effetti più profondi.

Il capo dei leghisti, o chi potrebbe sostituirlo in tempi più o meno lunghi, soffierà in tutti i modi sul fuoco delle polemiche  probabilmente destinate a  scatenarsi con la legge finanziaria e la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva. Certo, il riallineamento del quadro politico italiano con quello europeo potrebbe aiutare a trovare più flessibilità e compiacenza da parte di Bruxelles, ma i conti dovranno pur essere messi in ordine. La coperta è troppo corta per coprire sia la testa, sia i piedi.

A noi interessa che il nuovo esecutivo sia capace davvero di essere quel governo di tregua morale e civile che Politica Insieme, con Costruire insieme e Rete bianca, ha auspicato ( CLICCA QUI ). La cosa non potrà che fare del bene all’Italia  che ha bisogno di abbassare il tasso di rissosità e ricercare un’alternativa all’odio sociale, religioso ed etnico seminato a piene mani finora. Se questo avverrà non potrà che essere apprezzato.

Leonardo Beccheti ( CLICCA QUI  ) indica degli elementi concreti attorno cui la nuova compagine governativa può segnare una novità utile al Paese, quando afferma:  “ possono creare una piattaforma perché su ambiente, sociale e lavoro e lotta all’evasione le posizioni possono essere molto vicine. Quello su cui bisognerebbe trovare una quadra è la materia degli investimenti e delle infrastrutture. Su cui però Di Maio, in un discorso a Confindustria, ha già fatto una parziale marcia indietro capendo che Industry 4.0 era un pezzo molto importante della politica economica del Paese”.

In ogni caso, questo governo, che noi ci auguriamo possa davvero aprire una nuova stagione, in particolare per quanto riguarda le relazioni internazionali, non cambia il nostro progetto di dare vita ad una presenza autonoma e libera da parte del mondo cattolico democratico e popolare, letteralmente estromesso dalla dialettica politica e parlamentare.

Non cambiano i nostri giudizi su taluni contenuti e forme attraverso cui si dispiega la presenza politica dei 5 Stelle. Non crediamo nell’idea della “ decrescita felice” la quale presenta aspetti fortemente non popolari. Non siamo d’accordo con il convincimento che i problemi del paese si risolvano con un programma che mette al primo posto il taglio del numero dei parlamentari. Molto altro ci vuole per quella trasformazione radicale che dev’essere avviata.

Taluni punti dei 10 illustrati da Luigi Di Maio sono da condividere, ma a noi interessa anche “ altro”.  Un “ altro” che manca e che ignora completamente quegli aspetti etici della vita pubblica e privata diventati parte della crisi più generale che stiamo vivendo.

Al Pd facciamo da tempo una critica serrata, che non può cambiare solo perché adesso è riuscito a riprendere un po’ di vento nelle vele.

Intanto, questa crisi ha confermato che nessuno sa cosa sia questo Pd, in quante parti sia suddiviso e se vi sia la capacità persino di restare unito e sopravvivere. Resta un punto interrogativo sul futuro di questa organizzazione politica.

Del resto, come non vedere i diversi e contrastanti giudizi sulla nascita di questo Governo,  i modi in cui ha  trionfato l’idea della sua costituzione, la direzione bicefala cui assistiamo, con Renzi in grado di condizionare i gruppi  parlamentari e Zingaretti l’ossatura del partito. Infine: i cambi di posizione e i mutamenti repentini del giudizio sui nuovi alleati di governo e le riserve forti, che ancora permangono, verso i seguaci di Grillo in ampie aree del Pd.

Non è da escludere neppure che proprio questa nuova esperienza governativa possa rivelarsi l’innesco di una resa dei conti interna, nel caso l’esecutivo venisse meno alle attese e ci si dovesse trovare in una situazione analoga a quella vissuta dai 5 Stelle con Matteo Salvini. Molto dipenderà dagli effetti della nuova fase di recessione che sembra in arrivo.

Il Pd si è sempre dimostrato sordo alle istanze avanzate dal mondo cattolico, nonostante la presenza tra le sue fila di parlamentari d’estrazione e formazione cristiana. Non si tratta solo della legge cosiddetta Cirinnà o dell’adozione da parte di coppie dello stesso sesso.

Parliamo della latitanza nei confronti dei problemi della famiglia, della disattenzione nei confronti della natalità e della diversa visione, rispetto a noi, della vita che riteniamo debba essere considerata tale, e per questo rispettata,  dal concepimento alla sua fine naturale, dell’uso di talune tecniche di procreazione assistita.

Il nuovo Governo è formato da due partiti con i quali è stato più difficile interloquire in materia di fine vita. Il 24 settembre scadranno i termini fissati dalla Corte costituzionale per giungere ad una modifica della legge. Ecco, vediamo come i due partiti vorranno operare su questo tema. E’ pressoché impossibile intervenire in termini così stretti. Ma potrebbero, con altre forze politiche, lanciare un invito perché la Corte, rendendosi conto della complessa situazione politico parlamentare, conceda altro tempo per trovare una soluzione adeguata, così come suggerisce anche l’amico Domenico Galbiati ( CLICCA QUI).

Vorremmo superare la logica degli schieramenti. E invitiamo anche gli altri amici del mondo cattolico interessati alla politica a superarla. Andiamo al cuore dei problemi e valutiamo le soluzioni proposte dal Governo e dai partiti che ne faranno parte per giungere alla maturazione di un giudizio. In ogni caso, anche questa crisi dimostra che non dobbiamo farci distogliere dal nostro progetto di dare vita ad una presenza organizzata dei cattolici democratici e popolari in politica.

Giancarlo Infante