La morte fa paura, è umano. E oggi aleggia intorno a noi, invisibile e inafferrabile. Rende inquieti e guardinghi. Se troviamo il coraggio di affrontarla obbliga a fare i conti; per chi e per cosa ci siamo spesi, cosa abbiamo seminato e raccolto. Il virus ci scandaglia l’anima. Possiamo maledirlo ma costringe a pensare, mette alla prova la fede. Alle inquietudini dello spirito non sfuggono credenti e non credenti. Pone domande esistenziali proprio in questo tempo pasquale ove ricordiamo la morte e resurrezione di Gesù. Non era previsto, ma è accaduto.
Cresce un senso di precarietà che non conoscevamo se non per ormai vaghe trasmissioni di memoria. Ricordi dei nostri vecchi sopravvissuti agli orrori delle grandi guerre o degli eroici missionari che si consumano in terre da sempre falcidiate da epidemie naturali acuite dalle depredazioni di governanti senza scrupoli con le complici avidità di tanti paesi definiti economicamente e civilmente sviluppati.
Alle pestilenze si aggiungono le carestie, le guerre, gli odi etnici ed estremismi religiosi. Questa angoscia inattesa ci può aiutare a comprendere che per milioni di persone nel mondo, la morte è quotidiana compagna. Vivere ogni giorno non sapendo se il giorno dopo ci sarai ancora. Come fanno a continuare a vivere e sperare ? Il virus è democratico però, non fa distinzioni di razza e ceto, non guarda la dichiarazione dei redditi, i Pil e i patrimoni. Non conosce confini, non rispetta le sovranità degli stati e le nostre gerarchie di potere. Non preavverte, non citofona. È per tutti, globale e gratis. “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13).
E allora auspichiamoci che questa imprevista angoscia ci renda più coscienti che l’unica salvezza possibile sta nella solidarietà, nella fraternità e nella speranza della Resurrezione. Dice Padre Carlo Maria Martini “La Resurrezione è un mistero della fede. Il fulcro della vita. Lo  Spirito risorge ogni giorno, quando preghiamo, ci comunichiamo mangiando il pane e bevendo il vino del Signore, quando risorgono in noi la carità e la speranza del futuro, terreno ed extraterreno. La storia del mondo non sarebbe quella che è se la speranza non alimentasse i nostri sforzi e la carità non illuminasse la vita quotidiana.
La Resurrezione dello Spirito è la fiamma che spinge le ruote del mondo” Possiamo immaginare un mondo senza carità e senza speranza? In attesa che la scienza scopra il vaccino, torniamo a coltivare gli anticorpi di bene e speranza. E cosi se ci toccherà, non moriremo soli, senza un fiore, una preghiera, e lasceremo l’eredità di una buona memoria.
Alberto Mattioli