Nell’imminenza del primo congresso di INSIEME, quel po’ di storia che ci ha condotto fin qui merita di essere ricordata ed è giusto farlo nella forma del ringraziamento che personalmente – e sono sicuro di interpretare il sentimento di molti amici – sento di dovere, anzitutto, a Mons. Simoni, a Stefano Zamagni e a Giancarlo Infante.

In solido con Giancarlo, a tutti gli amici che hanno alimentato una riflessione che, per la mole, ma soprattutto  per la qualità degli apporti, penso non abbia conosciuto, in questi ultimi anni, un  analogo impegno nelle formazioni politiche ben più rilevanti della nostra, dall’una e dall’altra parte dello schieramento bipolare.

Un ringraziamento – non di facciata, ma sincero – lo devo agli amici che da “Politica Insieme”, allora semplice associazione, non hanno ritenuto di condividere il nostro percorso verso il partito di ispirazione cristiana.

Le differenti valutazioni che caratterizzavano le rispettive posizioni ci hanno costretti ad un progressivo affinamento della nostra proposta, il che è risultato, per noi, di grande utilità per focalizzare meglio molti risvolti dell’intuizione da cui abbiamo preso le mosse, consentendoci di tradurla da un piano meramente ideale alla dimensione di un concreto progetto politico.

E’ vero che sempre si può fare di più e quando ci si volge ad osservare il lavoro compiuto la soddisfazione per gli obiettivi raggiunti è sempre accompagnata dal rimpianto di una omissione o di un passaggio che avrebbe potuto essere posto in altri termini.

Eppure, nei nove mesi esatti trascorsi dall’Assemblea fondativa dello scorso ottobre abbiamo fatto un piccolo miracolo: senza una lira, anzi senza un euro, il che vuol dire  che non abbiamo padroni; senza incontrarci in presenza da circa un anno e mezzo a questa parte; senza sedi e strutture operative; senza un consolidato apparato di comunicazione, abbiamo  confermato l’adesione convinta di tanti amici ed ampliato il radicamento nei territori di tutte le Regioni, per quanto molto lavoro resti da fare.

La nostra è una storia, ad un tempo, antica e recente.

Antica o meglio storicamente fondata perché coltiva l’ambizione, ad oggi smisurata rispetto alle nostre forze attuali, di segnalare, se non altro, o addirittura avviare una terza fase della presenza strutturata ed organica della cultura cattolico-democratica nel nostro Paese.

Recente perché prende le mosse da un piccolo gruppo originario che, in modo sistematico e continuativo soprattutto dopo le politiche del marzo 2018, si è raccolto attorno a Mons. Simoni.

A Monsignore va riconosciuto il merito di avere mantenuta viva – anche quando nessuno più ci credeva –  l’attesa e la speranza  di un ruolo autonomo, generoso e creativo, finalmente affermato e riproposto dai credenti nella vita civile e politica degli italiani.

Nelle sue parole si avverte questa possibile e felice connessione tra le ragioni della politica e le ragioni della fede nel valore sacro, ineguagliabile ed irrevocabile dell’uomo.

E sta qui forse la differenza con altri progetti ed altri tentativi di ricomposizione della cosiddetta “diaspora” che sono durati un soffio di vento, senza che ciò sia ascrivibile ad alcun merito per chi si inerpica per tale cammino, il quale vale piuttosto per l’intuizione da cui nasce.

Insomma, Mons. Simoni ci insegna che il servizio politico alla collettività – perché di questo si tratta – non è certo contrapposto, ma nemmeno soltanto accostato, anzi connaturato alla dimensione spirituale della vita di ognuno.

C’ è un’ eco “lapiriana”  in tutto ciò, anzi il rimando a quel vivo ed intenso momento del cattolicesimo fiorentino e toscano che qualcuno ha chiamato la stagione dei “folli di Dio”.

Questo “spirito” della politica si è tradotto, per noi, sul piano del progetto concreto, incardinato nel nostro momento storico, nel riferimento congiunto alla Costituzione ed alla Dottrina Sociale della Chiesa, considerate come faro che illumina la rotta della nostra navigazione.

Purché la Dottrina Sociale della Chiesa sia assunta integralmente, in modo particolare, come abbiamo più volte ribadito, in ordine ai temi etici del nascere e del morire.

Ed ancora si traduce in quel richiamo che Stefano Zamagni, nella mozione che accompagna la lista congressuale “Il partito nuovo”, fa allo “sviluppo integrale” della persona ( CLICCA QUI ).

Un riferimento che, da solo, vale un programma nella misura in cui evoca immediatamente la miglior cultura cattolico-democratica e rinvia a Maritain ed alla grande fioritura del personalismo cristiano.

Sviluppo integrale della persona, dunque, e “trasformazione”, l’altro concetto-cardine – suggerito da Stefano fin dai primissimi mesi del nostro comune impegno – che allude, sul piano collettivo, a quella “metanoia” che segnala cambio di rotta, conversione,  novità di vita che irrompe in uno scenario statico  ed oscuro. 

Il convegno di Politica Insieme di Tivoli dell’ agosto 2018 è stato un momento importante, forse il punto di svolta  verso una elaborazione più sistematica ed un’ azione progressivamente più diretta. Ed ancora il primo incontro pubblico a Milano il 19 gennaio 2019, il giorno centenario della fondazione del Partito Popolare ed a Milano, dopo una lunga teoria di appuntamenti regionali, siamo tornati, a Palazzo Marino, il 25 gennaio 2020, l’ultima occasione che abbiamo avuto – fatta salva l’Assemblea del successivo ottobre – di vederci di persona.

Nel frattempo erano intervenute altre occasioni di confronto con tante realtà associative, il 5 luglio 2019, all’Istituto Sturzo e soprattutto l’assemblea nazionale degli amici che hanno sottoscritto il Manifesto, che risale al 30 novembre, sempre 2019.

Ora siamo ad un altro passaggio decisivo per avanzare verso gli impegni che attendono anche il nostro partito, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, focalizzando il nostro lavoro sulle prossime elezioni politiche, che, ci auguriamo, si tengano alla conclusione naturale della legislatura.

Domenico Galbiati