La vocazione intima e profonda di Giorgio La Pira fu quella mistica. È dalla unione di vita col Maestro, che La Pira traeva forza e contenuti del suo apostolato. È stato spesso definito un mistico prestato alla politica.

«Beninteso, il fatto che in La Pira l’azione politica sgorgasse dalla contemplazione e dalla vita unitiva con il Signore non significa che egli fosse un “visionario”, nel senso di fautore di azioni non aderenti alla realtà e non scaturenti dalla lucida analisi delle condizioni concrete del suo tempo. Tutto il contrario: l’affermazione della centralità delle questioni mediterranee e mediorientali per l’equilibrio geopolitico globale, il posto di assoluta preminenza della Cina popolare, l’esigenza di politiche e di scelte economiche europee capaci di generare relazioni e integrazione con la Russia (la casa comune europea), sono solo alcuni esempi della lungimiranza di alcune prospettive genuinamente politiche. A La Pira non mancavano il senso della concretezza e il realismo politico, ma essi traevano origine dalla sua anima mistica che li integrava con due “ingredienti” che oggi nessun politico autentico può misconoscere nella loro essenziale necessità: la profondità e la misericordia».

Questa riflessione del 2016 del cardinale Gualtiero Bassetti torna alla mente in questo tempo di guerra in cui si intrecciano proprio tutti i temi appena citati. E va notato che la pace è più ragionevole della guerra, soprattutto da quando la guerra – nell’era atomica – non è più in grado di consegnare né vinti né vincitori. Così conclude Bassetti: [ciò è]« confermato drammaticamente dalle interminabili guerre che dagli anni ’90 del secolo scorso stanno squassando gli equilibri e mettendo a serio rischio la tenuta di intere aree (compresa l’Europa) ben oltre i limiti geografici delle azioni belliche».

Nel gennaio 1973, nel discorso di apertura al Convegno sul Mediterraneo, promosso dall’Ipalmo – Istituto per le relazioni tra l’Italia e i paesi dell’Africa, America latina e Medio Oriente, La Pira lascia un testamento della sua idea e azione di pace mediterranea che si giustifica nella famiglia abramitica (che oggi potrebbe e dovrebbe essere ricordato all’Unione Europea tutta perché svolga un ruolo di pace).

Dice: «L’unità dei popoli mediterranei è essenziale ed è in qualche modo quasi una premessa per l’unità della intiera famiglia dei popoli […]si facciano insieme esecutori del grande mandato spirituale, culturale e politico che la storia -la Provvidenza!- assegna ad essi per la costruzione planetaria della «nuova casa» dei popoli. Quale mandato? «Elevare sul mondo – e proprio nella nuova età tecnologica, atomica ed apocalittica – la lampada di Dio».

La Pira nel suo ottimismo messianico soleva sovente dire: «Il fiume storico della storia avanza irreversibilmente, anche se attraverso anse dolorose, verso la foce della pace, unità e promozione dei popoli. Questo è il punto assiomatico, la stella polare che deve orientare la politica degli stati in questa fase finale (atomica, spaziale, ecologica, demografica) del mondo».

Il professore era infatti attentissimo ai problemi che la proliferazione nucleare poneva e ai suoi tempi parlare di atomiche era un richiamo alla realtà. A Firenze, nel febbraio 1964 aveva detto ai giovani

«…è vero o no che siamo sul crinale apocalittico della storia del mondo? che, cioè, per effetto della scienza e della tecnica nucleare e spaziale, la guerra non è più fisicamente possibile (pena la distruzione fisica della terra!) e che, perciò, non c’è alternativa alla pace millenaria – biblica! – dei popoli?».

Centrale in La Pira fu dunque il NO alla guerra e in particolare all’uso della bomba atomica. Fu costantemente e sempre tenace uomo di pace.

Costante del pensiero lapiriano è proprio la difesa della pace universale come unica alternativa al rogo atomico dell’umanità e del pianeta. Per Dossetti questo era un punto centrale dell’azione di La Pira: denuclearizzare l’Europa e il Mediterraneo, le due tende del terrore (la Nato e il Patto di Varsavia) e piantare in essi, al servizio dei popoli del Terzo Mondo e di tutti i popoli della terra, la Tenda della Pace (Appello da Berlino del ’69- Cfr. Discorso di Giuseppe Dossetti nel 10° anniversario della morte di La Pira, nel sito giorgiolapira.org). Tra l’altro, nel 1961, La Pira si impegnò in un’azione diplomatica per evitare la prima esplosione nucleare sovietica. E giova ricordare che in ambienti americani si discusse sull’opportunità di utilizzare l’atomica contro il Vietnam del Nord. Purtroppo, l’analogia col periodo che stiamo vivendo è terribile.

Vorrei conclusivamente ricordare le ragioni giuridiche sul dovere di conservare le città e il pianeta -a favore delle generazioni- con quanto La Pira da romanista espose a Ginevra il 12 aprile 1954 in una sessione del Comitato Internazionale della Croce Rossa: «Gli Stati hanno il diritto di distruggere le città? Di uccidere queste “unità viventi” – veri microcosmi in cui si concentrano i valori essenziali della storia passata e veri centri da cui si irraggiano i valori per la stessa storia futura – che costituiscono il tessuto intero della società e della civiltà umana? La risposta, secondo noi, deve essere negativa! Le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere una ricchezza che è stata loro affidata in vista delle generazioni future! Si tratta di beni che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari: i destinatari ultimi di questa eredità sono le generazioni successive (et hereditate acquirent eam, Salmo 68). Ci troviamo di fronte a un caso che i Romani definivano sostituzione fidecommissaria, cioè di un fidecommesso di famiglia destinato a perpetuare in seno al gruppo familiare l’esistenza di un determinato patrimonio. Ne domus alienaretur sed ut in familia relinqueretur (D. 31-32-6), dice Papiniano. Ecco definita con mordente chiarezza la posizione giuridica degli Stati e delle attuali generazioni di fronte alle città che sono state loro trasmesse dalle generazioni precedenti: ne domus alienaretur sed ut in familia relinqueretur! Nessuno ha il diritto di distruggerle: dobbiamo conservarle, integrarle e ritrasmetterle; non sono nostre, sono d’altri. Affermandolo, siamo nella stretta orbita della giustizia: neminem laedere suum unicuique tribuere».

Preghiamo dunque questo uomo di pace, Beato della Chiesa Cattolica, perché le guerre cessino e in particolare perché si spenga la miccia del conflitto ucraino che rischia – se l’unica prospettiva è l’attuale corsa ad aumentare le armi da impiegare sul terreno, invece di impegnarsi in una trattativa- di esplodere nell’olocausto atomico.

La Pira nel 1959 così disse a Kruscev in riferimento alla forza dell’orazione: «voi avete le atomiche, noi le bombe della preghiera».

Carlo Parenti

 

 

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