Pare che negli ultimi tempi prima di sparire misteriosamente, nel 1938, navigando da Palermo a Napoli, Ettore Majorana – il giovane fisico siciliano che Enrico Fermi valutava all’ altezza di Einstein – studiasse le analogie che, a suo avviso, intercorrono tra fenomeni fisici e fenomeni sociali. Forse, affrontando con Fermi la struttura più intima della materia aveva visto o intuito il punto da cui le scienze dure e le scienze umane, la matematica e la fisica da un lato, la storia e la sociologia dall’ altro, nascono assieme, cosicché conservano una sintonia formale, pur difficile da cogliere.
Se possiamo dar credito a questa intuizione di un genio trentenne, forse possiamo sperare che, anche sul piano delle relazioni internazionali, dal caos si possa approdare ad un nuovo ordine, quasi che il primo sia artefice del secondo.
Insomma, possiamo confidare che, per quanto cresca l’entropia del sistema, non siamo destinati al marasma, ad una dissoluzione progressiva ed inarrestabile – come sembrerebbe oggi – delle regole, delle leggi, dei comportamenti e dei vincoli che presiedono al corso degli eventi e ne garantiscono l’intelligibilità.
Accanto ai fenomeni “lineari”, nei quali lo storico riesce ad attestare una consequenzialità di cause ed effetti, nel mondo della complessità, irrompono momenti che – in analogia a quanto avviene sul piano dei fenomeni naturali – possiamo, al contrario, definire “non- lineari” e dissipativi, cioè destinati a degradare inesorabilmente la loro energia, disperdendola nell’ ambiente circostante.
Si tratta di processi che afferiscono all’ area del cosiddetto “caos deterministico”. Nei quali, cioè, una millimetrica differenza all’origine del loro decorso dà luogo ad un tale ventaglio di esiti possibili da renderli del tutto “impredicibili”. Senonché, nel disordine incomponibile che si osserva in superficie, compare imprevedibilmente, in un tempo ed in una posizione in nessun modo preordinata, un “attrattore”, cioè un punto attorno a cui convergono linee di forza che, via via, si aggregano nel sistema e gli conferiscono un ordine nuovo ed imprevisto.
E’ successo più volte nel corso della storia e possiamo confidare che succeda ancora. A maggior ragione, assecondando, per quanto sia possibile, percorsi di chiarificazione del contesto e, cioè, proponendo momenti e spazi di ricomposizione del disordine, secondo principi ed orientamenti che anticipino la spontanea evoluzione di accadimenti che, di per sé, tendono, ad ogni modo, ad una nuova condizione di equilibrio.
Domenico Galbiati